“Il Viaggio a Reims” torna al Teatro alla Scala

Torna al Teatro alla Scala la ormai storica produzione de “Il viaggio a Reims” di Gioachino Rossini, firmata da Luca Ronconi Punta di diamante della “Rossini Renaissance”, questo ancor bello spettacolo, soffre però di un cambio generazionale di interpreti vocali che, senza voler cercare inutili paragoni, rivelano un sostanziale momento “grigio” del “belcanto” . Ci si pone però anche la domanda: è stata fatta una ricerca accurata per la formazione di questo cast?
William Matteuzzi
William Matteuzzi – live recordings 1980-1999
Arie da opere di Rossini, Mozart, Cimarosa, Lehar, Puccini, Bellini. Varie orchestre e direttori. 1 cd Bongiovanni
Ascoltare questo cd è ripercorrere quella stagione belcantista che, tra gli anni 80′ e 90′ ci ha fatto rivivere i fasti dell’operismo rossininiano, in particolare di quel Rossini “serio” a lungo considerato “minore”, rispetto ai celeberrimi lavori buffi del compositore pesarese. Il tenore bolognese William Matteuzzi è stato uno dei protagonisti di quell’ età dell’oro del canto, accanto a Rockwell Blake e Chris Merritt. Tre vocalità quanto mai diverse ma che ci hanno fatto riascoltare con dovizia di tecnica e stile, opere quali Ermione, Otello, Zelmira tanto per fare qualche titolo. In questo cd l’arte di Matteuzzi è rappresentata al suo zenith. Lo ascoltiamo passare con facilità dal Rossini “serio” di Ricciardo e Zoraide, Otello, Zelmira a quello “buffo” de Le comte Ory, La Cenerentola, L’Italiana in Algeri. Emergono in pieno le sue peculiarità: la straordinaria estensione, mai casualmente ostentata, ma sempre inserita nel contesto della situazione musicale, il notevole virtuosismo, anche nel canto legato, ma soprattutto la costanze attenzione al colore espressivo della parola, mai banale o scontato. Una qualità questa, che la possiamo pienamente riscontrare nei brani tratti da Il matrimonio segreto di Cimarosa, o ancora ne La vedova allegra di Lehar o nel Gianni Schicchi di Puccini, che ci fanno conoscere “l’altro” Matteuzzi, quello attento ai più svariati repertori che spaziano da Monteverdi al teatro contemporaneo.
“Fedra” di Giovanni Simone Mayr
Giovanni Simone Mayr (1763-1845) “FEDRA” Opera in due atti. Capucine Chiaudiani (Fedra), Tomasz Zagorski (Tesèo), Rebecca Nelsen (Ippolito)… Coro e Orchestra dello Staatstheaters Braunschweig. Direttore:Gerd Schaller - 2 cd OEHMS Classics (live recording, prima registrazione assoluta).
Giovanni Simone Mayr. Nativo di Mendorf, Baviera, giunse in Italia, e più precisamente a Bergamo nel 1789, dove operava Carlo Lenzi, celebre Maestro di Cappella in Santa Maria Maggiore. Nel 1793 è a Venezia dove esordisce nell’opera, iniziando così un’intesissima attività di compositore che porterà alla nascita di oltre 50 opere. Un linguaggio elegante, quello di Mayr, se vogliamo trattenuto, ma allo stesso tempo fondamentale per lo sviluppo dell’opera romantica in Italia. E’ estremamente moderno il suo uso dell’orchestra, per la cura dei timbri strumentali, in particolare tra gli archi e i fiati. Importante è anche il modo in cui Mayr tratta il canto e soprattutto il coro che viene ad assumere una funzione drammatica nuova per l’epoca. Tutti questi aspetti li troviamo ben presenti in questa Fedra rappresentata alla Scala di Milano, il 26 dicembre 1820 con interpreti del calibro di Teresa Belloc e Adelaide Tosi che vestiva i panni “en travestì” di Ippolito. Un soggetto, già noto al mondo dell’opera, musicato in passato da Rameau e Traetta e non mancava di destare un certo scandalo nella Milano borghese del tempo. In questo anni in cui si è assistita a una certa riscoperta delle opere di Mayr (La rosa bianca e la rosa rossa, Ginevra di Scozia, Medea in Corinto) e ora anche possiamo ascoltare anche questa Fedra, peccato però che il cast degli interpreti non vada oltre a una certa correttezza. Si salva in parte la protagonista, Capucine Chiaudani, che malgrado uno strumento vocale non sempre controllatissimo, riesce almeno a sfoggiare un fraseggio abbastanza vario e drammaticamente convincente.
“Senza trucco!”…Daniele Callegari

Grande estimatatore della Musica del 900′, da Mahler a Strauss e Stravinsky, ma anche dei grandi autori russi, che sente “vicini al suo temperamento”. Il direttore d’orchestra milanese Daniele Callegari è anche un apprezzato interprete del grande repertorio verdiano e pucciniano. Ma accanto alla musica il nostro Maestro nutre altre passioni, non meno intense, in particolare il golf…
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Daniele Callegari, Marina Shaulis – R.Strauss – Vier Letzte Lieder – Beim Schlafenghen
“I Vespri Siciliani” di Torino
Il 10 aprile 1973, dopo lunghe polemiche si inaugurava il Teatro “Regio” di Torino. La scelta di affidare a Maria Callas e a Giuseppe Di Stefano la regia di questo avvenimento storico-mondano, aveva scatenato una susseguirsi di dichiarazioni da parte di registi amici di Maria, come Luchino Visconti che aveva affermato che “Maria fa una grande sciocchezza” e di critici musicali che, prima ancora della “prima” profetizzavono che “Avremo una brutta regia in più e ancora una volta rimpiangeremo la sua voce”. Oggi, 10 aprile 2009, grazie al prezioso materiale fotografico fornito da Cosimo Capanni e dell’altrettanto cortese disponibilità di una delle protagoniste di quell’evento teatrale, il soprano Raina Kabaivanska, che ci offre qualche ricordo di quei chiaccheratissimi Vespri. Leggi…
…Ancora su “I Due Foscari” scaligeri
Accanto alla recensione di Lukas Franceschini relativa alla rappresentazione del 24 marzo scorso, ora diamo spazio al giovane Emanuele Dominioni che ci racconta la sua serata ai Foscari, precisamente quella del 4 aprile che ha congedato la ripresa di questa produzione scaligera del 2003. Nel ruolo del Doge Francesco Foscari, al posto del titolare Leo Nucci, il baritono Marco di Felice.
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“I Due Foscari” al Teatro alla Scala

Riproposta l’edizione dell’opera verdiana firmata da Cesare Lievi per il Teatro degli Arcimboldi nel 2003. Come allora il protagonista principale è stato il baritono Leo Nucci. Un cantante del quale conosciamo la lunga carriera e i valori interpretativi. Purtroppo però, oltre ai segni del tempo, Nucci si mostra un interprete sostanzialmente poco convinto di questo ruolo, così come lo è ad esempio dell’altro Doge verdiano, Simon Boccanegra. Una riproposta contrassegnata anche dai limiti degli altri protagonisti.
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“La Traviata” al Teatro Filarmonico di Verona

La celebre opera di Verdi sbarca al Teatro Filarmonico in una allestimento del Teatro “La Fenice” firmato da Giancarlo Sepe. Uno spettacolo piuttosto triste e desolato con un cast che non riesce ad andare oltre a un’interpretazione “routinier”.
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“The Minotaur” di Harrison Bertwistle
Harrison Birtwistle (n.1934)
“The Minotaur” Opera in tredici scene di David Harsent. John Tomlinson (The Minotaur), Johan Reuter (Theseus), Christine Rice (Ariadne), Andrew Watts (Snake Pretress), Philip Langridge (Hiereus). Coro e Orchestra della Royal Opera House, Covent Garden di Londra. Direttore:Antonio Pappano 2 dvd Opus Arte (con sottotitoli anche in italiano)
Il 15 aprile 2008 è andata in scena al Covent Garden di Londra l’ultimo lavoro teatrale di Harrisono Birtwistle, The Minotaur ispirata alla figura mitica, il mostro con il corpo di uomo e la testa di toro e alla sua uccisione da parte di Teseo con la complicità di Arianna. L’opera e soprattutto lo spettacolo firmato per la regia da Stephen Langridge con le scene e i costumi di Alison Chitty ci mostrano un mondo “barbaro”, dominato da sesso, violenza e sangue. Un impatto visivo forte, di grande effetto teatrale al quale però non corrisponde la musica, imbrigliata in un monotono linguaggio “sprechgesang” che si rifà allo stile di Schoenberg. Due ore abbondanti di un’opera durante le quali la noia è dietro l’angolo, se non presente. Meno male che si può usufruire dei sottotitolini in italiano e di un interessante filmato sulla genesi dell’opera, quasi più interessante del risultato finale.


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