Un “Serse” d’annata
Georg Frideric Handel (1685-1759), “SERSE” (1733) Opera in tre atti. Maureen Forrester, Maureen Lehane, Mildred Miller, Thomas Hemsley, Lucia Popp, Marilyn Tyler,Owen Branningan. Vienna Academy Chorus. Orchestra della Radio di Vienna. Direttore, Brian Priestmann. 3 cd DG – reg, 1965.
Tra le numerose pubblicazioni uscite in occasione di questo 2009, anno handeliano, ecco rispuntare, la prima incisione completa del Serse. Siamo nel 1965, ancora ben lontani dal mondo della filologia musicale, da strumenti originali, specialisti, ecc.. eppure, riascoltando questa edizione, non si può constatare come, aldilà dei non pochi limiti (organico strumentale, alcune arie prive di “da capo”, poco variate e una certa scansione ritmica decisamente…larga!), si apprezza un modo di affrontare questi lavori, non dimenticando una logica teatrale e interpretativa. Un certo vigore nei recitativi (certo, la pronuncia italiana talvolta sfiora il ridicolo!), una volontà precisa di “recitarli” nel vero senso del termine, a ciò aggiungiamo una generale eleganza vocale, aldilà del cantante più o meno dotato. La sola presenza di Lucia Popp, nel ruolo di Romilda, vale l’ascolto di questa edizione. La bellezza della voce, il timbro luminoso, la naturale eleganza nel porgere, di fraseggiare, il magistero tecnico ne fanno, a mio parere, la migliore Romilda della storia discografica del Serse , con buona pace dei filologi! In quanto agli altri interpreti, in particolare la Forrester (Serse), la Lehane (Arsamene) e la Tyler (Atalanta), le possiamo riunire sul piano di una esecuzione più che corretta, non dimenticandoci che stiamo parlando di un Handel di oltre 40 anni fa! Così come la direzione di Priestmann, aldilà del suono “impastato” dell’orchestra, e di certi tempi un po’ rilassati, non è affatto disprezzabile.
“Parisina” di Pietro Mascagni
Pietro Mascagni (1863-1945), “PARISINA” (1913). Tragedia lirica in 4 atti. Atarah Hazzan (Parisina), Giuseppe Venditelli (Ugo), Aldo Protti (Nicolò d’Este), Katia Angeloni ( Stella dell’Assassino), Stella Silva (La Verde)… Coro e orchestra dell’Opera di Roma. Direttore, Gianandrea Gavazzeni. Live recording, dicembre 1978. 2 cd “Bongiovanni”, 2009. Nel suo immenso ed esasperato “ego”, Dannunzio, voleva lasciare un marcato segno della sua arte anche nell’opera lirica. A tale proposito, nell’inverno del 1912 aveva consegnato all’editore Sonzogno il poema Parisina con la precisa intenzione che venisse musicato. Gli interpellati Puccini, Franchetti e perfino Debussy, declinarono più o meno decisamente l’offerta, l’unico ad accettare la sfida fu Pietro Mascagni che affrontò entusiasticamente il ridondante testo dannunziano che andò in scena, dopo una spasmodica attesa, il 15 dicembre 1913 alla Scala di Milano. Il successo ci fu, ma apparvero subito evidenti anche i limiti di questa partitura, a partire proprio dal testo del Vate, che sicuramente non brillava per scorrevolezza teatrale facendo si che la partitura superasse abbondantemente le 3 ore. Già nel corso delle rappresentazioni scaligera furono apportati dei tagli, fino ad arrivare a una totale revisione dell’opera che, in questa nuova forma, andò in scena a Livorno il 28 febbraio 1914, senza però avviarsi a nuova vita, contando su poche e sporadiche riprese. Un vero peccato, perchè ci troviamo davanti a quella che possiamo considerare, accanto alla Francesca da Rimini di Zandonai (del 1914, quindi contemporanea),la risposta italiana al dramma wagneriano. Possiamo dire che Parisina e Francesca sono le nostre Tristano e Isotta. E’ sicuramente la partitura più considerevole di Mascagni dopo Cavalleria , magistrale per accuratezza strumentale e varietà nella ricerca dei colori e degli accenti del canto, in perfetta sintonia con l’orchestra. L’edizione propasta nel doppio album della “Bongiovanni” è la registrazione della ripresa all’Opera di Roma nel 1978 ( a tutt’oggi l’ultima ripresa scenica )affidata alle amorevoli ma convinte e appassionate cure di Gianandrea Gavazzeni, grande sostenitore della musica del Novecento. I due onerosi ruoli di Parisina e soprattutto di Ugo, sono affidati a Atarah Hazzan e Giuseppe Venditelli che ne escono più che onorevolmente. Il veterano Aldo Protti, pur a fine carriera, sa ancora sfoggiare un accento di grande incisività che si adatta bene al personaggio del crudele Nicolo d’Este. Prova positiva anche per Katia Angeloni (Stella) e Stella Silva (La Verde). Da segnalare la breve apparizione, nel primo atto del giovane Ferruccio Furlanetto, nel ruolo di Aldobrandino. Ottima la qualità del suono. Sicuramente un’opera che merita di essere conosciuta.
“Giulio Cesare” di Handel
Georg Frideric Handel (1685-1759): “GIULIO CESARE IN EGITTO”, opera in tre atti. Angelo Manzotti (Giulio Cesare), Alexandra Zabala (Cleopatra), Paola Pittaluga (Cornelia), Patriza Bozzo (Sesto), Angelo Galeano (Tolomeo), Riccardo Ristori (Achilla), Angelo Bonazzoli (Nireno), Guido Ripoli (Curio). Ensemble vocale e strumentale “Il Concerto Ecclesiastico”. Direttore: Luca Franco Ferrari. Live rec. Savona, luglio 2006 – 3 cd Concerto – music-media, 2009
Nella cospicua discografia di questo celebre capolavoro handeliano, si aggiunge con onore, questa edizione, pressochè integrale, italiana al 99% italiana, se escludiamo il nome del soprano colombiano Alexandra Zabala. Un cast italiano che sicuramente apporta molto all’accento e all’espressività soprattutto dei recitativi. Altro punto d’attrazione di questo Giulio Cesare la presenza del sopranista Angelo Manzotti nel ruolo di Cesere. Un cantante che ha l’unico svantaggio di non avere un timbro particolarmente fonogenico, che sicuramente l’ha penalizzato nella diffusione della sua incomparabile arte e stile. Anche qui, Manzotti non si risparmia, facendo sfoggio di un mirabolante virtusismo, in tutte le tipologie di arie, restituendo a questo personaggio quell’eroismo vocale che gli compete. Sua degna partner, Alexandra Zabala: bel timbro, tecnica solida e ottime capacità espressive e interpretative. Un gradino più in basso, pur con esiti più che lodevoli, gli altri interpreti. Apprezzabile, anche se con un organico decisamente ridotto (si nota la mancanza del “concertino” che dovrebbe prevedere la presenza di arpa, oboe, tiorba a e viola da gamba, nell’aria di Cleopatra “v’adoro, pupille” nell’atto II), la direzione di Luca Franco Ferrari, varia, dinamica e attenta al canto .
“Alarico” di Agostino Steffani
Agostino Steffani (1654-1728), “ALARICO, cioè l’Audace, Re dei Gothi” (1687). Dramma per musica in tre atti. Stefania Maiardi (Alarico), Maria Carla Curìa (Sabina), Lee Ji-Young (Honorio), Luca Casagrande (Pisone), Loretta Liberato (Semiamira), Won Mi-jung Capilupi (Placidia), Guerino Pelaccia (Stilicone), Marco Democratico (Lidoro). Scarlatti Camera Ensemble. 3 cd “Concerto”, 2009. Prima registrazione mondiale. Il compositore di Castelfranco Veneto, Agostino Steffani fu attivo tra Monaco e Hannover. Compose la maggior parte delle sue opere tra gli anni ‘80 e ‘90 del XVII secolo. I suoi lavori, da Niobe, regina di Tebe (1688) a Henrico il Leone (1689) fino a Tassilone (1709), rappresentano il punto d’arrivo dell’opera di fine Seicento, portata al suo massimo livello stilistico, e il punto di partenza per l’opera seria settecentesca che si sarebbe sviluppata in Germania, in particolare attraverso le composizioni do Reinhard Keiser e di Georg Friedrich Handel, che proprio da Steffani fu incoraggiato alla composizione. In questo Alarico, rappresentato per la prima volta a Monaco il 18 gennaio 1687, è ben chiara la struttura da opera seria: arie in forma decisamente semplice, sostenute sempre dal solo “continuo”, ma già in forma tripartite, si alternano al recitativo “secco”, che sviluppa l’azione. Pressochè assenti i cori (solo all’inizio e alla fine dell’opera) e i duetti o pagine d’insieme. Il problema nell’affrontare questo genere di opere è sicuramente quello di “vitalizzare”, o meglio rendere il meno “faticoso” all’ascolto le 3 ore abbondanti di musica. L’esecuzione in questione, affidata a una compagnia vocale, non certo di specialisti, in tessisture spesso “scomode”, perchè troppo centrali, fa quello che può, ossia molto poco: i “recitativi” sono sempre troppo “cantati” e senza “nervo” e tensione. D’altro lato le arie, sono prive di fantasia, sia nella linea di canto che in quella strumentale. Tutto procede in modo compassato e inamidato, senza che i personaggi abbiano carattere. Credo più che mai che anche in sala d’incisione, sopratutto per questo genere di opere, si deve creare una sorta di regia che caratterizzi e che insegni ad interpretare i “recitativi” per non cadere nell’effetto “tiritera”. Qui pare proprio che sia dimenticati che si sta facendo teatro, sia pur in musica e non “archeologia musicale”!…Peccato!
“Norma” con Beverly Sills
Vincenzo Bellini (1801-1835): “NORMA” Tragedia lirica in due atti. Beverly Sills (Norma), Shirley Verrett (Adalgisa), Enrico Di Giuseppe (Pollione), Paul Plishka (Oroveso), Delia Wallis (Clotilde), Robert Tear (Flavio). John Alldis Choir. New Philharmonia Orchestra. Direttore: James Levine. Reg.1973 – 2 cd DG.
Più volte annunciata ecco finalmente ritornare per la prima volta in cd la Norma registrata da Beverly Sills nel 1973. Si arriva così a completare la discografia delle opere complete della grande cantante americana scomparsa lo scorso anno. Disordinata invece la pubblicazione dei vari recitals, finora apparsi in compilation o raccolte che non ne rispettano l’originale uscita. Beverly Sills è una Norma di grande rilievo vocale: canta la “Casta Diva” in tono (cioè in sol), con uno straordinario legato e la cabaletta “Ah, bello a me ritorna” si affianca a quella di Joan Sutherland per nitidezza e scioltezza di esecuzione. La Sills è anche una interprete sensibile anche se, i limiti vocali della zona centrale della voce si sentono. Al suo fianco, Shirley Verrett è una Adalgisa nobile e dalla linea di canto sicura e svettante. Le due cantanti non raggiungono qui l’altissimo livello dell’Anna Bolena ma siamo pur davanti a una prova di levatura straordinaria. Enrico Di Giuseppe, tenore piuttosto noto in America in quegli anni, è un Pollione piuttosto generico e vocalmente modesto. Paul Plishka è un Oroveso aristocratico, canto morbido e bel fraseggio. James Levine dirige con piglio ed energia, anche se non sempre in modo controllato. Un’edizione che non può certo mancare a tutti quelli che amano l’arte vocale di Beverly Sills.
Gli Intermezzi di Alessandro Scarlatti
Alessandro Scarlatti (1660-1725) “Pericca e Varrone“ e “Leonzia ed Eurilla” Intermezzi. Bernadette Wiedemann, mspr. Laszlo Jekl, basso. Savaria Baroque Orchestra. Direttore: Pal Nemeth. 1 cd “Hungaroton”, 2009. 68.11″ Libretto italiano incluso. Il XVIII sec. non è solamente il secolo dell’opera sera, ma è anche l’epoca che vede l’affermazione del melodramma buffo. Elementi comici erano già presenti nei lavori di Monteverdi e Cavalli. Nel Settecento il genere buffo assume connotazioni abbastanza diversificate: l’opera seria bandisce dalle proprie auliche vicende situazioni comiche, relegandole ai margini, cioè tra un atto e l’altro. Ecco dunque nascere “l’intermezzo”, brevi scene affidate a due personaggi, generalmente una servetta o una contadina, comunque sempre un ruolo di estrazione popolare, la quale amoreggia o litiga con il proprio fidanzato, o corteggia, per migliorare il proprio stato sociale, un vecchio borghese (mai un aristocratico). Musicalmente semplici, senza pretese di virtuosismo, ma con grande carica di freschezza musicale e di verve, con una grande capacità di ironizzare la società del tempo, gli intermezzi sono generalmente composti da un alternarsi di arie e recitativi e qualche duetto. Questa registrazione ci presenta due intermezzi di Alessandro Scarlatti, il grande innovatore del melodramma di inizio Settecento, Pericca e Varrone , rappresentato nel gennaio del 1714 a Napoli, tra gli atti dell’opera seria Scipione nelle Spagne. I soli 12 numeri di Leonzio ed Eurilla , erano inseriti prima del terzo atto di Marco Attilio Regolo del 1719. Non siamo certo al livello dell’Intermezzo per eccellenza, ossia La serva padrona, ma siamo anche nel 1735 e con una maggiore evoluzione del linguaggio, ma in queste due composizioni si apprezza vivacità e bella linea melodica. Gli esecutori, corretti vocalmente, non avendo il completo dominio della lingua, sono piuttosto manierati (soprattutto nei lunghi recitativi!), in particolare il mezzosoprano Wiedemann, un po’ troppo seriosa. Con due cantanti italiani il risultato sarebbe sicuramente stato di ben altro livello!
“Samson” di Handel
Georg Friedrich Handel (1685-1759) “Samson” Oratorio in tre atti. Thomas Cooley (Samson), Sophie Daneman (Dalila), Franziska Gottwald (Micah), William Berger (Manoah), Wolf Matthias Friedrich (Harapha)… NDR Chor, Festspiel Orchester Gottingen. Direttore: Nicholas McGegan – Live rec. Dresda, giugno 2008. 3 cd Carus, 2009.
Rappresentato per la prima volta al Covent Garden di Londra il 18 febbraio 1743, Samson si colloca nella piena maturità musicale di Handel (circa un anno prima era stato eseguito il suo Messiah ). Il libretto, un adattamento di Newburgh Hamilton del Samson Agonistes di Milton, si incentra sul personaggio di Sansone, cieco e incatenato, prigioniero dei Filistei, attraverso un processo interiore raggiunge un’appassionante pace interiore perchè comprende e accetta il proprio destino. Da sconfitto arriva alla sua vittoria facendo crollare il tempio sui Filistei. Il librettista, per rimanere fedele a Milton, appesentisce in lungaggi e moralismi, poco consoni a un vero musicista di teatro come era Handel. Il risultato è, che , solo nello straordinario atto terzo nel quale si concentrano i numeri più belli dell’opera: dall’aria di Samson in tono pastorale,”Thus when the sun”, al coro “Glorius hero” fino all’aria della donna di Israele “Let the bright seraphim” e al Coro “Let their celestial concerts all unite”, Handel raggiunge il più alto grado di ispirazione. In questa composizione si ha comunque la conferma di come Handel avesse ampiamente superato le convenzioni formali del suo tempo, soprattutto nell’uso molto libero dell’aria, lontana dagli schemi rigidi della forma tripartita. Il cofanetto edito dalla Carus ci offre una pregevole esecuzione di questo partitura, soprattutto sul piano dell’orchestra e del coro, trattati da McGegan con varietà di accenti e di colori. I solisti vocali appaiono un po’ troppo “oratoriali”, compassati e compiti. Un pizzico di fantasia in più non sarebbe guastato.
“La Giuditta” di Alessandro Scarlatti
Alessandro Scarlatti (1660-1725) – “La Giuditta” , oratorio in due parti di Antonio Ottoboni. Sophie Landy, soprano (Giuditta), Raphael Pichon, controtenore (Nutrice), Carl Ghazarian, tenore (Oloferne). Ensemblre Baroque de Nice. Direttore: Gilbert Bezzina. Live recording, Eglise de Saint-Augustin Saint Augustin, marzo 2008. 1 cd Dynamic. Questo interessante cd ci offre la possibilità di aggiungere un capitolo nella conoscenza della musica vocale di Alessandro Scarlatti, finora piuttosto ignorata dal mercato discografico. Scarlatti compose una prima versione della Giuditta nel 1695 per poi ritornare a questo soggetto nel 1697. Quest’ultima è l’edizione proposta in cd. La composizione presenta già tutte quelle caratteristiche stilistiche che troveremo ampiamente sviluppate nel secolo successivo: sinfonia in tre movimenti, recitativi “secchi” alternati alle arie tripartite che, anche se piuttosto brevi, sono già molto espressive e varie e un certo numero di duetti. Esecuzione vocale di buon livello, con una protagonista, il soprano Sophie Landy, dalla vocalità piuttosto fragile e coloristicamente piuttosto monotona. Eccellente l’accompagnamento strumentale e la direzione di Bezzina.
“Acide” di Haydn
Franz Joseph Haydn (1731-1809) “ACIDE”(1763). Bernard Richter (Acide), Raffaella Milanesi (Galatea), Jennifer O’Loughlin (Glauce), Ivan Paley (Polifemo,Nettuno), Adrineh Simonian (Tetide). Haydn Sinfonietta Wien. Direttore: Manfred Huss. 1 cd “Bis”, 2008, 69′. In questo 2009 che vede cadere i 200 anni dalla morte di Haydn, ecco arrivare in cd Acide , la “festa teatrale” , o almeno quanto è rimasto della partitura scritta nel 1763 (poi ripresa e subito abbandonata nel 1773), in occasione del matrimonio del principe Anton Esterhazy e che rappresenta il primo lavoro “italiano” del compositore austriaco che sarà poi il punto di forza del suo teatro. Di questo Acide il cd presenta tutti i frammenti,( compresi quelli del 1773) sono arrivate a noi : la Sinfonia, 6 arie ( tutte con “da capo” e inframmezzate dai movimenti tratti dal Sinfonia nr.12 in mi minore), 2 recitativi accompagnati e un quartetto. Una serie di numeri musicali, sicuramente di pregio, ma che hanno il solo scopo di farci conoscere gli esordi di Haydn che poi sarà uno dei massimi operisti in quel periodo che vedeva anche l’affermazione del genio musicale di Mozart. Esecuzione affidata a un buon cast vocale e strumentale. Disco interessante, ma sicuramente non fondamentale !
Le cantate di Johann Adolf Hasse
Hasse Cantatas – vol.1 – Lisa Serafini, soprano – Gabriella Martellacci, contralto. Ensemble strumentale “Accademia del Ricercare”. Direttore, Pietro Busca. 1 cd Brilliant Classics, 2008.
Johann Adolf Hasse (1699-1783), è certamente uno dei massimi compositori teatrali, ma non solo, del XVIII sec. Marito di una celebre primadonna del tempo, Faustina Bordoni, questo compositore sfoggia uno stile fatto su misura per incontrare le convenzioni del tempo, e specialmente per mettere in evidenza le doti vocali dei cantanti. Lo dimostrano le cantate pubblicate in questo cd che, trattandosi di un volume 1, lascia intendere la possibilità di un seguito. Già da questo ascolto spiccano subito le qualità di grande melodista di Hasse. L’esecuzione, affidata a due voci interessanti, ha però due limiti fondamentali, una qualità di registrazione che mette le voci in un’atmosfera che, forse voleva essere spaziale, ma che in realtà appare riverberante. Il secondo, più importante, di essere piuttosto monotona , soprattutto nello sfoggio di variazioni e di colori espressivi da parte delle tue, se pur valide, interpreti. Peccato !

