Giacomo Puccini (1858 – 1924): “La Bohème”

Opera lirica in quattro quadri di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Andris Nelsons (direzione), John Copley (regia), Teodor Ilincai (Rodolfo), Hibla Gerzmava (Mimì), Gabriele Viviani (Marcello), Inna Dukach (Musetta), Kostas Smoriginas (Colline), Jacques Imbrailo (Schaunard), Donald Maxwell (Alcindoro), The Royal Opera Chorus, The Orchestra of the Royal Opera House 1 DVD Opus Arte Cod.OA 1027 D – 121′
Opus Arte continua la pubblicazione su DVD e Blu-Ray di spettacoli registrati al Covent Garden di Londra con questa “Bohème” del 2009. L’allestimento è quello, già ampiamente rodato e lodato, del regista britannico John Copley. La produzione debuttò per la prima volta proprio a Londra nel 1974 e da allora è stata “resuscitata” più di venti volte nel corso delle stagioni teatrali londinesi. Già nel 1982 il tentativo di immortalare il tutto su video, diede origine ad un prodotto che, allora come oggi, non può essere considerato un punto di riferimento (il cast, tra cui Ileana Cotrubas e Neil Shicoff, non si copriva certo di gloria). La Royal Opera House ci ritenta con questo nuovo e patinatissimo prodotto che, al di là dell’indubbio fascino scenografico e della splendida realizzazione tecnica audio-video, fallisce in modo ancor più clamoroso del suo predecessore, a causa di giovani cantanti complessivamente non all’altezza delle aspettative. Teodor Ilincai è un Rodolfo giovane, accattivante nell’aspetto ed in possesso di un timbro molto interessante. Purtroppo, il registro centrale, piacevole, rotondo e ben emesso, non si salda con lo stesso risultato a quello acuto, che, pur notevole, si verticalizza e s’impregna di una certa tensione. Il problema, nessuna novità, sta in un passaggio mal padroneggiato e caratterizzato da un buco (la zona mi-sol) chiaramente udibile (molte frasi ascendenti del personaggio vengono realizzate con continui salti nell’emissione e con un legato frammentario). Inoltre, negli attacchi a voce scoperta, l’intonazione lascia parecchio a desiderare. Si spera che il tenore corra presto ai ripari, sistemando le falle tecniche, giacché il materiale vocale e certe intenzioni interpretative sono da tenere d’occhio. Hibla Gerzmava, con la sua Mimì, faceva presagire delizie fin dall’entrata: una voce sontuosa ed un timbro ampio, brunito, caratterizzato da un’emissione morbida e vibrante. Molto sfortunatamente, al comparire delle prime frasi acute da sostenere nell’aria del primo atto, il soprano russo esibisce una gamma di suoni strizzati, sbiancati, malfermi che paiono provenire da tutt’altra cantante. Per l’intero svolgersi dell’opera la situazione si ripresenta puntualmente, tanto da far sospettare che la Gerzmava abbia sbagliato non solo il ruolo, ma proprio la vocalità. Si resta di stucco nel constatare che abbia in repertorio la “Lucia di Lammermoor”, quando potrebbe invece tentare una “Favorita” quasi, oppure virare su parti per soprano falcon, considerato che l’involo all’acuto (il do del duetto, ad esempio) le riesce piuttosto bene. Scenicamente il suo personaggio appare un poco compassato e decisamente maturo, se lo si confronta con l’esuberante baldanza dei componenti maschili del cast. Le prestazioni di Gabriele Viviani (Marcello), Kostas Smoriginas (Colline), Jacques Imbrailo (Schaunard) sono pressoché sovrapponibili: tanto gradevoli sulla scena, quanto poco ortodossi nel canto (soprattutto gli ultimi due, davvero inascoltabili). Mentre bisognerebbe informare la Musetta di Inna Dukach che non è sufficiente filare all’infinito il si acuto dell’aria, urlacchiando poi tutto il resto della parte e sbracciarsi come una forsennata per mettersi in mostra. Andris Nelsons dirige un’orchestra diligente (giusto un poco sopra le righe gli ottoni) e della bella messinscena di Copley si è già detto, anche se una maggiore sobrietà attoriale degli artisti di fianco sarebbe stata preferibile.
Georg Friedrich Händel (1685 – 1759):”A Handel Celebration”
The Sixteen, Harry Christophers (direzione), Carolyn Sampson (soprano), Alastair Ross (organo) L’arrivo della regina di Saba (da Solomon); Let thy hand be strengthened (Coronation Anthem); Endless pleasure, endless love (da Semele); My Racking Thoughts (da Semele); O ecstasy of happiness!…Myself I shall adore (da Semele); The King shall rejoice (Coronation Anthem); Concerto per organo in fa maggiore (versione originale); Zadok the Priest (Coronation Anthem). Londra, Royal Albert Hall, luglio 2009. Bonus Tracks: Intervista esclusiva a Harry Christophers, My heart is inditing (Coronation Anthem); Salve Regina (Carolyn Sampson, soprano), biografie e immagini degli artisti. Booklet senza note e dvd senza sottotitoli.
1 DVD “Coro” – Cor 16083. 120′ca
L’etichetta inglese Coro pubblica il concerto che “The Sixteen” diretti da Harry Christophers hanno tenuto nel 2009 alla Royal Albert Hall di Londra, nell’ambito dei BBC Proms, per celebrare l’anniversario di George Frideric Handel.”The Sixteen”, riconosciuto come uno dei gruppi corali e strumentali più quotati nell’ambito dell’interpretazione della musica di Handel hanno eseguito alcune delle pagine più celebri del compositore sassone: L’arrivo della regina di Saba, il concerto per organo in fa maggiore eseguito da Alastair Ross, uno dei massimi interpreti della letteratura organistica barocca, nella sua versione originale che termina con l’intervento del coro che intona un gioioso “Alleluia.” Nel concerto sono stati inoltre proposti tre estratti dall’oratorio profano Semele, interpretati con eleganza teatrale dal soprano Carolyn Sampson, cantante di buoni mezzi vocali, brillante nel canto di coloratura anche se eseguite con con voce alquanto tremula. Un dvd interessante forse per chi si vuole avvicinare per la prima volta al repertorio handeliano.
Gioachino Rossini (1792 – 1868) “La cambiale di matrimonio”
Farsa comica, libretto di Gaetano Rossi.Orchestra Filarmonica di Württemberg, Christopher Franklin (direzione), Annette Hornbacher (regia), Vito Priante (Tobia Mill), Julija Samsonova (Fanny), Daniele Zanfardino (Edoardo Milfort), Giulio Mastrototaro (Slook), Tomasz Wija (Norton), Francesca Russo Ermolli (Clarina), Matthias Müller (scenografia), Claudia Möbius (costumi), Kai Luczak (luci) Registrazione, 14 e 16 luglio 2006, Kurhaus, Bad Wildbad, durante il Rossini Festival – 1 DVD Bongiovanni AB 20017
La direzione spumeggiante e le dinamiche pulsanti impresse da Christopher Franklin alla Württemberg Philharmonic Orchestra non bastano, purtroppo, a risollevare questo brutto spettacolo, andato in scena nel 2006 al Rossini Festival di Wildbad.
La regista Annette Hornbacher sposta l’azione al presente, ambientandola all’interno dell’ufficio di una ditta import-export. Scenografie, luci e costumi sono di livello davvero scarso, sia per le scelte cromatiche che per i materiali impiegati. Il “guizzo” di rappresentare Fanny ed Edoardo come due anarchici attivisti di Greenpeace e l’espediente del distributore automatico di bevande che ad un tratto incomincia a far schizzare fluidi fluorescenti, falliscono miseramente nell’impresa di strappare un sorriso allo spettatore.
Il fastidio visivo diviene orrore puro quando si passa a valutare il canto. Vito Priante come Tobia Mill è noiosissimo: il timbro è indefinibile nel suo essere smunto e povero di colori; peraltro è musicalmente reprensibile, incespica nel sillabato del duetto con Slook e la sua recitazione è totalmente priva di verve. Giulio Mastrototaro, pur dotato di simpatico appeal, canta malissimo, con un’emissione periclitante, piena di “buchi”, sbiancata e strangolata sul passaggio di registro; inoltre esibisce acuti sciagurati (uno per tutti il Sol che conclude la cavatina d’ingresso, paradossalmente preparato da un tacet decisamente fuori luogo). Daniele Zanfardino dispone di un classico timbro da tenore leggero, inficiato, però, da una fonazione tremula e da molteplici stonature. Tomasz Vija (Norton) canta le sue poche frasi con quella che non esiterei a definire un perfetto esempio di voce ingolata.
Restano quindi le due protagoniste femminili: Julija Samsonova (la cui Fanny somiglia pericolosamente ad uno dei tanti personaggi di Luciana Littizzetto) canta impegnandosi molto, ma le doti vocali sono minime. Per di più il registro acuto è un’infilata di suoni acidissimi, francamente inascoltabili. Le agilità della famosa cavatina “Vorrei spiegarvi il giubilo” sono discrete sul principio, ma scivolano sbrodolate nelle variazioni. Francesca Russo Ermolli finisce per essere la migliore in campo: esegue l’arietta di Clarina con garbo, in perfetto stile vocale ed accompagna il tutto con una recitazione apprezzabile.
Riprese audio e video sono funzionali, ma non costituiscono termine di paragone alcuno per il comparto tecnico di questo dvd.
Henry Purcell (1659-1695): “Dido and Aeneas”, “The Fairy Queen”

Opera in tre atti di Nahum Tate. The Royal Ballet, Orchestra of the Age of Enlightenment, Christopher Hogwood (direzione), Wayne McGregor (coreografia, regia), Sarah Connolly (Dido), Lucas Meachem (Enea), Lucy Crowe (Belinda), Sara FulgoniHildegard Bechtler (scenografia), Jonathan Haswell (regia televisiva), Fotini Dimou (costumi), Lucy Carter (luci) (maga), Royal Opera House, Covent Garden, Londra, 3 e 8 aprile 2009 1 DVD Opus Arte – OA 1018 D, 72′ (con sottotitoli in italiano)
Semi-opera in cinque atti, libretto di autore ignoto, da «Sogno di una notte di mezza estate» di William Shakespeare The Glyndebourne Chorus, Orchestra of the Age of Enlightenment, William Christie (direzione), Jonathan Kent (regia), Sally Dexter (Titania), Joseph Millson (Oberon), Desmond Barrit (Bottom), Jotham Annan (Puck), Susannah Wise (Hermia), Helen Bradbury (Helena), Oliver Le Suer (Demetrius), Oliver Kieran Jones (Lysander), Lucy Crowe (soprano), Claire Debono (soprano), Anna DevinHelen-Jane Howells (soprano), Rachel Redmond (soprano), Carolyn Sampson (soprano), Robert Burt (tenore), Sean Clayton (tenore), Ed Lyon (tenore), Adrian Ward (tenore), Lukas Kargl (baritono), John Mackenzie (baritono)… Glyndebourne Opera House, Lewes, East Sussex, 17 e 19 luglio 2009 2 DVD Opus Arte – OA 1031 D, 221′ (non sottotitolata in italiano)
Questa edizione della Dido and Aeneas registrata al Covent Garden nell’aprile 2009, nella regia, o meglio sarebbe dire nella visione coreografica di Wayne McGregor e la direzione elettrizzante di Christopher Hogwood, riprende l’allestimento scaligero del 2006. Ora come allora la sfortunata regina è interpretata da Sarah Connolly che è la migliore in campo. Spettacolo fortemente stilizzato nell’ambientazione scenica che aderisce perfettamente allo stile “modern dance” del coreografo-regista Wayne McGregor. Non condivisibili le scelte nei costumi, minimal e destrutturati stile couture giapponese, che risultano scialbi e anonimi.
Sicuramente più interessante lo spettacolare allestimento di Jonathan Kent della monumentale semi-opera The Fairy Queen qui riproposta per la prima volta con un’ampia sintesi della commedia shakespeariana. Prosa e musica si alternano e si intersecano in uno spettacolo fantasioso e ricco di brio, nonostante le quasi 4 ore di durata! Il nutrito cast composto da cantanti, attori e danzatori è eccellente, così come la concertazione di William Christie, in grado non solo di tenere le fila della scena, ma sempre in linea con l’impostazione dello spettacolo che risulta quanto mai godibile, nonostante la mancanza dei sottotitoli in italiano. Ottima la qualità tecniche di questi due cofanetti, registrati in alta definizione e con autentico suono surround.
Georg Friedrich Händel (1685 – 1759) “Acis and Galatea” (Aci e Galatea)
Masque in due atti, libretto di John Gay e altri, dalle Metamorfosi di Ovidio
The Royal Opera Extra Chorus , Orchestra of the Age of Enlightenment, Christopher Hogwood (direzione), Wayne McGregor (regia), Danielle de Niese (Galatea, una ninfa), Charles Workman (Aci, un pastore), Paul Agnew (Damon, un pastore), Matthew Rose (Polyphemus, un gigante), Ji-Min Park (Coridon, un pastore), The Royal Ballet – Royal Opera House, Covent Garden, Londra, 8 aprile 2009 1 DVD Opus Arte -
L’eleganza costituisce il tratto principale di questa produzione della Royal Opera House di Londra, interamente affidata al regista e coreografo Wayne McGregor che riesce nell’impresa di rendere più che godibile questa “opera pastorale” composta da G.F. Handel nel biennio 1717-18 e caratterizzata da musica di fine fattura, benché non particolarmente entusiasmante. Punto di forza visivo dello spettacolo sono i fondali in velo su cui vengono proiettate immagini bellissime nel loro accostamento cromatico ed il conseguente utilizzo delle luci. McGregor affianca ad ogni cantante protagonista dell’opera, un danzatore o danzatrice in totale “nude-look” che ne rappresenti ed amplifichi lo stato d’animo. Tale espediente contribuisce a mantenere vivo l’interesse dello spettatore annoiato dal solo ascolto delle lunghissime arie con da capo che, in questo lavoro handeliano, non brillano certo per originalità e tantomeno per l’esecuzione di gran parte del cast. Charles Workman, tenore specializzato nel repertorio barocco, è inascoltabile, tanto l’emissione risulta ingolata ed il timbro grigiastro. Danielle De Niese, che continua a procurarsi ingaggi sull’onda dell’immenso successo del Giulio Cesare diretto da David McVicar e messo in scena a Glyndebourne nel 2005, appare qui in pessima forma: il timbro è querulo e bianchiccio, ma questo è il minore dei mali. L’emissione risulta apertissima, mai un suono che sia “raccolto” o “girato” (a tratti sembra una stellina del pop prestata alla musica classica) ed ecco che, alla seconda aria, la voce suona fibrosa, aspra nei centri e fuori controllo nel registro medio-acuto. Per di più interpreta in modo lezioso, tutta sorrisi ed occhioni luccicanti e ne consegue una prestazione affatto memorabile. Matthew Rose nella parte di Polyphemus esibisce un bel timbro da vero basso e non se la cava male (eccetto nelle agilità pasticciate), ma soprattutto è sinceramente spiritoso ed ispirato nella resa del suo personaggio. Anche il Damon di Paul Agnew emerge grazie ad un ottimo controllo dell’emissione ed ad una caratterizzazione spigliata ed efficace. I danzatori sono tutti molto bravi (con un plauso particolare per Eric Underwood, alter-ego di Polyphemus) e l’interazione con i cantanti appare ben riuscita. Cristopher Hogwood dirige l’orchestra The Age of Enlightenment impeccabilmente, valorizzando, per quanto possibile, dinamiche e sfumature della partitura. Ottimo il comparto tecnico del dvd con immagini in alta definizione e audio DTS.
Gaetano Donizetti (1797 – 1848) L’Elisir d’amore
Melodramma giocoso in due atti, libretto di Felice Romani, da Le philtre di Eugène Scribe.The Glyndebourne Chorus, London Philharmonic Orchestra, Maurizio Benini (direzione), Annabel Arden (regia), Ekaterina Siurina (Adina), Peter Auty (Nemorino), Alfredo Daza (Sergente Belcore), Luciano di Pasquale (Dr. Dulcamara), Eliana Pretorian (Giannetta) – Glyndebourne Opera House, East Sussex, United Kingdom, agosto 2009 1 dvd Opus Arte – OA 1026 D – 129′
Il Festival di Glyndebourne costituisce un’oasi felice nel panorama lirico europeo, grazie alla storia di tale teatro, il cui management ha sempre optato per produzioni di volta in volta tradizionali od innovative, ma sempre d’alta classe, assieme al lungo periodo istituzionale di prove che garantisce una coesione ed un livello di perfezione altissimi per tutti gli allestimenti.
Questo “Elisir d’amore” registrato nel 2009 s’inserisce nel solco della tradizione, con un’ambientazione da seconda guerra mondiale, già vista in altre produzioni di successo. La scena è piuttosto minimalista e scarna (leggasi “economica”) con un unico setting dalle proporzioni sghembe, in un imprecisato spiazzo di fronte alla magione di Adina. I costumi sono fedeli riproduzioni del look agreste dell’epoca, senza concessioni vignettistiche e realizzati con classiche nuances pastello. Le luci sono invece poco efficaci, tendono spesso alla fluorescenza e mal si sposano con l’idea naturalistica impressa allo spettacolo. La regia di Annabel Arden è lineare, con un paio di guizzi simpatici, ma non dice nulla di nuovo purtroppo: Nemorino è visto come lo scemo del villaggio, Adina come una villanella ripulita, Belcore insopportabile nel suo essere smargiasso e Dulcamara il solito ciarlatano panciuto, la cui verve potrebbe essere approfondita con maggior risultato.
Il cast è ben affiatato, anche se caratterizzato dall’assenza di veri fuoriclasse. Ekaterina Siurina offre una performance deliziosa: la voce di soprano lirico-leggero è molto bella, d’una timbratura perlacea, mentre l’emissione risulta omogenea e morbidissima in tutta la gamma. Pur non essendo un fulmine di guerra nelle pur modeste agilità richieste dalla parte, si disimpegna ottimamente e la sua è una delle migliori Adine che si siano potute ascoltare in tempi recenti. Peter Auty (Nemorino) ha voce piacevole, ma tende a cantarsi in bocca, con una lieve ma persistente gutturalità dell’emissione; per di più il passaggio al registro acuto suona “indietro”, col risultato che la voce si stimbra in tale zona e gli acuti si opacizzano: un vero peccato, perché il legato è di prim’ordine e la musicalità notevole. Alfredo Daza come Belcore esibisce un timbro denso e molto scuro, l’emissione è solida, anche se piuttosto artefatta, ma non si può dire che canti male. Resta Luciano Di Pasquale, che dipinge un Dulcamara decisamente sottotono. Va bene eliminare tutti gli eccessi interpretativi cari alla tradizione, ma qui si scade nell’esatto contrario: il personaggio viene delineato solo parzialmente e negli aspetti più banali, in più canta quasi sempre rivolto al pubblico, mancando l’interazione scenica con gli altri protagonisti. La voce è poi troppo chiara nel timbro e malferma nell’emissione, risultandone un imbonitore davvero poco convincente. La direzione musicale di Maurizio Benini è brillantissima, con dinamiche travolgenti e chiaroscuri molto ben realizzati dall’orchestra.
Il comparto tecnico del dvd è all’altezza dello standard attuale e la pista sonora in DTS-HD Master Audio regala un ascolto superlativo.
Gaetano Donizetti:”Le convenienze ed inconvenienze teatrali”
Dramma giocoso in due atti, libretto di Domenico Gilardoni
Coro del Teatro della Fortuna – Mezio Agostini, Angelo Biancamano (direzione di coro), Orchestra Sinfonica Gioachino Rossini, Vito ClementeRoberto Recchia (regia), Donata D’Annunzio (Daria), Enrico Maria Marabelli (Procolo), Paolo Bordogna(Mamm’Agata), Stefania Donzelli (Luigia), Anna Caterina Cornacchini (Pipetto), Danilo Formaggia (Guglielmo), Domenico Colaianni (Biscroma), Antonio Marani (Cesare), Daniele Girometti (Impresario), Ferruccio Finetti (Direttore del palcoscenico), Serena Magi (costumi), (direzione, maestro concertatore), Salvatore Simone (scenografia), Emiliano Pascucci (luci) Teatro della Fortuna, Fano, febbraio 2009 – 1 DVD Bongiovanni – AB 20016 – 151′
Un convinto plauso alla Bongiovanni per aver pubblicato su dvd un’opera così particolare e francamente divertente come “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” di Donizetti. Se poi l’edizione in questione si fregia della presenza di Paolo Bordogna, che nei panni di Mamm’Agata realizza il suo personale capolavoro e della spumeggiante regia di Roberto Recchia, che tira le fila della vicenda in modo lieve e giocoso, allora avremo qualcosa di veramente imperdibile. La Mamm’Agata di Bordogna costituisce un paradossale punto d’incontro fra Joan Crawford e Bette Midler: presenza scenica che si fa puro magnetismo ed interpretazione che diventa istrionismo senza eguali. Il baritono milanese sdogana il personaggio dalle interpretazioni caricaturali, spesso al limite della decenza, a carico di altri artisti e lo reinventa con gusto mirabile. I gesti ed il portamento di questa madama partenopea sono in tutto e per tutto femminili (si badi: “femminili” e non “effemminati”), la mimica del volto ha infinite sfumature, dal tragico al grottesco, così come sono molteplici i colori del canto, che è sempre ben sostenuto, timbrato e caratterizzato da una dizione spettacolare. Coadiuvato da ottimi costumi e bellissime parrucche, Bordogna è sempre al centro dell’attenzione (impagabili le sue controscene) e, nel secondo atto, si produce persino in un balletto classico (sulle punte!) che vale, da solo, l’acquisto di questo dvd. Donata D’Annunzio Lombardi, nei panni della Primadonna, ha voce di timbro piuttosto aspro e manca d’intonazione negli estremi acuti (per quanto riesca a non soccombere durante l’esecuzione di “Bel raggio lusinghier” mutuata dalla “Semiramide” di Rossini…e non è cosa da poco), ma è scenicamente spigliata quanto basta. Il tenore tedesco di Danilo Formaggia è eccellente: simpaticissimo il personaggio e prodigo di effetti vocali esilaranti il cantante. Stefania Donzelli ha un ruolo minore, quello di Luigia, figlia di Mamm’Agata, ma il suo intervento sul finale, in cui cita i picchiettati della Regina della Notte mozartiana, resta impresso nella memoria. Il resto del cast (tra cui un Domenico Colaianni di bella presenza vocale) compie efficacemente il proprio dovere sotto la guida attenta del regista, così come l’Orchestra Rossini diretta da Vito Clemente.Il comparto tecnico del dvd è ben realizzato, con inquadrature funzionali ed una resa audio che nella traccia codificata in Dolby Digital 5.1 guadagna ampiezza e dinamismo.
Grandi voci dal Metropolitan

Metropolitan Opera Gala 1991 – 25th Anniversary at Lincoln Center
Mirella Freni, Plácido Domingo, Luciano Pavarotti, Cheryl Studer, Anne Sofie von Otter, Barbara Daniels, Justino Díaz, Leo Nucci, Hermann Prey, June Anderson, Kathleen Battle, Ferruccio Furlanetto, Nicolai Ghiaurov, Thomas Hampson, Uwe Heilmann, Barbara Kilduff, Aprile Millo, Sherrill Milnes, Paul Plishka, Samuel Ramey, Birgitta Svendén, Frederica von Stade.
The Metropolitan Opera Orchestra, Chorus and Ballet, direttore James Levine – 2 DVD DG 0734582
Deutsche Grammophon pubblica in questi giorni il doppio dvd di un famoso Gala tenutosi alla Metropolitan Opera di New York nel settembre del 1991. La spettacolo fu realizzato per celebrare i 25 anni di attività del prestigioso teatro presso la nuova sede in Lincoln Center.
Il primo dvd contiene il terzo atto in forma scenica, sia del Rigoletto che dell‘Otello di G.Verdi. La visione e l’ascolto iniziano in modo non proprio entusiasmante, con un Rigoletto dove Luciano Pavarotti, decisamente fuori forma, canta sguaiatamente, sia nella tecnica che nel gusto. Le temibili frasi ascendenti in zona di passaggio all’interno del quartetto “Bella figlia dell’amore” mettono a dura prova il suo Duca, tanto da fargli palesemente mancare una nota o due. La Gilda di Cheryl Studer è insopportabile nel suo essere querula, tremula e caratterizzata da un’emissione tutta “spinta da sotto”. Leo Nucci ritrae il protagonista dell’opera con solido mestiere, ma senza meritarsi lodi sperticate. Restano Nicolai Ghiaurov, un poco a disagio nella parte di Sparafucile (disagio più interpretativo che vocale) ed una Birgitta Svendén che realizza una Maddalena inesistente sotto tutti i punti di vista. La direzione di James Levine non brilla per precisione, ma si rivela in più punti una vera panacea per il canto.
Il terzo atto di Otello è, invece, molto ben riuscito. Sopra tutti Placido Domingo, che pare trovarsi in serata particolarmente felice: la voce suona più chiara, limpida e meglio proiettata del solito, mentre la fusione col personaggio è completa e rifinita. Al suo fianco Mirella Freni, non più giovanissima, domina molto bene tutte le note di Desdemona (con solo un lieve impaccio all’inizio del duetto “Dio ti giocondi, o sposo”) e stupisce sia per la rotondità dei suoni acuti che per la solidità di quelli gravi. La sua interpretazione rimane quella degli esordi: semplice e priva di manierismi, ma efficace. Justino Diaz ha un volto fin troppo simpatico per Jago e voce discreta, ma canta in modo piuttosto rozzo. Uwe Heilmann risulta piacevolissimo nei panni di Cassio, in virtù di un timbro delicato ed emissione controllata. Le parti di fianco sono decorose e contribuiscono ottimamente al difficile concertato che chiude l’atto.
Il secondo disco contiene una selezione dal secondo atto di Die Fledermaus di J.Strauss. Nel cast davvero brillante, dove spiccano il navigato Gabriel di Hermann Prey e la spumeggiante (nonché benissimo cantata) Rosalinde di Barbara Daniels, sono i grandi nomi della lirica, presenti in qualità di guest-stars all’interno della festa in casa del Principe Orlofsky (una troppo impettita Anne Sofie Von Otter), a catturare tutta l’attenzione: Frederica Von Stade (“Ah! Que j’aime les militaires” da La Grande-Duchesse de Gérolstein di J. Offenbach), Thomas Hampson (“Largo al factotum” da Il barbiere di Siviglia di G. Rossini), June Anderson (“Je suis Titania” da Mignon di A. Thomas), Sherril Milnes (“Maria” da West Side Story di L. Bernstein), Aprile Millo (“La mamma morta” da Andrea Chénier di U. Giordano), Ferruccio Furlanetto (“Madamina, il catalogo è questo” da Don Giovanni di W.A. Mozart), Kathleen Battle (“O luce di quest’anima” da Linda di Chamounix di G. Donizetti), Samuel Ramey (“The impossible dream” da Man of La Mancha di Mitch Leigh), Mirella Freni (“Io son l’umile ancella” da Adriana Lecouvreur di F. Cilea), Luciano Pavarotti e Placido Domingo (“O Mimì, tu più non torni” da La Bohème di G. Puccini). In questo bailamme, spiccano senz’altro, June Anderson, precisa e con un mi bemolle da far impallidire decine di epigoni, Aprile Millo, ispirata e magnetica, Kathleen Battle che, pur dotata di uno strumento esiguo ed incolore, è talmente aggraziata e musicale da generare nell’ascoltatore un sorriso compiaciuto e la “strana coppia” Pavarotti-Domingo, in cui quest’ultimo, già all’epoca, rivelava discutibili e discusse velleità baritonali, cantando la parte di Marcello.
Una nota tecnica: l’immagine di questo doppio dvd, anche se si tratta di materiale che risale al 1991, appare nitida, priva di spuntinature e dai colori abbastanza naturali. L’audio originale in stereo è ampiamente soddisfacente e comunque più fruibile rispetto alla nuova traccia rimasterizzata in DTS.
“Il pastor di Corinto”
Opera pastorale in tre atti (1701), libretto di Francesco Maria Paglia (revisione critica sull’autografo a cura di Lorenzo Tozzi), musica di Alessandro Scarlatti (1660 – 1725) Romabarocca Ensemble, Lorenzo Tozzi (direzione), Tito Schipa jr. (regia, scenografia), Bruna Tredicine (Clori), Anna Carbonera (Fille), Cristina Cappellini (Niso), Caterina Novak (Silvio), Carlo Putelli (Melisso), Roberta De Nicola (Serpilla), Massimo Di Stefano (Serpollo), Adriana Ruvolo (scenografia), Luigi Stefano Cannelli (disegni), Adriana Ruvolo (elementi di costume) - Auditorio di San Francesco, Bolsena, 17 agosto 2007- 1 DVD BONGIOVANNI, 141′
Quarantaduesima delle sessantasei opere di Alessandro Scarlatti, Il Pastor di Corinto, è un melodramma dal gusto prettamente arcadico, nel quale si mescolano elementi seri, sentimentali, ad altri buffi, popolari, rappresentati dalla coppia Serpilla e Serpollo. La partitura si sviluppa in un susseguirsi di brevi ariette, duetti, veloci “concertati”, all’inizio e alla fine dell’opera. Nella musica di Scarlatti si colgono la differenziazione ormai definitiva tra recitativo secco e aria, per lo più col «da capo», una grande varietà melodica, con ritmi di danza e una strumentazione estremamente varia (dal solo basso continuo a strumenti obbligati come flauto o violoncello, ovvero archi con o senza viola, violino solo o oboi per le scene di caccia). La linea di canto si presenta con un uso assai ridotto della “coloratura”, di conseguenza, il virtuosismo vocale, è assai limitato. Questa esecuzione, in forma semiscenica, di certo ha il pregio di fare conoscere un lavoro teatrale di Scarlatti, tutto da scoprire e rivalutare nella produzione teatrale. La compagnia di canto è complessivamente di buon livello, anche se non tutti gli interpreti sono stilisticamente e vocalmente adeguati ai ruoli che interpretano. Lorenzo Tozzi, revisore dell’opera, dirige con passione i bravi strumentisti del Romabarocca Ensemble.
Carafa ritrovato
“I due Figaro o sia il soggetto di una commedia” (1820). Melodramma di Felice Romani. Musica di Michele Carafa (1787-1872).Wurttemberg Philharmonic Orchestra, Coro del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, Brad Cohen (direzione, maestro concertatore), Stefano Vizioli (regia), Giorgio Trucco (Il conte d’Almaviva), Rossella Bevacqua (La contessa), Eunshil Kim (Inez), Simon Bailey (Cherubino), Cinzia Rizzone (Susanna), Carmine Monaco (Figaro), Giuseppe Fedeli (Torribio), Vittorio Pato (Plagio), Alessio D’Aniello (Un notaro), Elsa Evangelista (direzione di coro), Matthias Müller (scenografia), Claudia Möbius (costumi), Kai Luczak (luci). Reg.13 e 15 luglio 2006, Kurhaus, Bad Widbad, nell’ambito del Festival Rossini in Wildbad – 1 DVD - BONGIOVANNI, 2009 – 160′
Il nome Michele Carafa (1787-1872) ricorre quale grande amico e collaboratore di Rossini. Dopo una brillante carriera militare, Carafa si dedicò alla composizione, ottenendo anche non pochi riconoscimenti. Indubbiamente fu fortemente influenzato da Rossini, si può anche dire schiacciato dalla forte personalità artistica del pesarese. Così, i lavori teatrali di Carafa, benchè molto curati, si presentano piuttosto impersonali. I due Figaro o sia Il soggetto di una commedia fu rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano il 6 giugno 1820.
La commedia Les deux Figaro di Honoré-Francois Richaud, detto Martelly, (1751-1817) andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1790 e rimasta in cartellone fino al 1813, è la fonte d’ispirazione di questo melodramma. Carafa probabilmente assistette a una rappresentazione della commedia durante il suo primo soggiorno a Parigi per poi segnalarla a Felice Romani nel 1820. Il nocciolo della trama si basa sul sequel de Le Nozze di Figaro: sono trascorsi approssimativamente quindici anni dalle nozze di Figaro. La vicenda ruota intorno agli intrighi di Figaro, il quale intende fare sposare l’amico Torribio, trasformato in Don Alvaro, a Inez, la figlia del Conte d’Alamviva, la quale in realtà ama Cherubino, diventato ora un vero eroe militare. Cherubino si presenta al palazzo del Conte sotto il nome di Figaro e, inizialmente non riconosciuto, smonta la macchinazione dell’altro Figaro e sposa così l’amata Inez.
L’opera si presenta come una partitura leggera, vivace, con melodie orecchiabili, tecnicamente ben costruita e con una marcata influenza dello stile rossiniano. L’edizione in questione la possiamo definire complessivamente di buon livello, senza nessuna punta di eccellenza. Visivamente l’ambientazione moderna studiata da Vizioli non apporta nulla a una lettura moderna della partitura, sembra invece “raffazzonata”, soprattutto per ciò che rigurda i costumi. Cast vocale decoroso. Direzione d’orchestra a volte ridondante.


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