Cooperstown, Glimmerglass Opera Festival 2010:”Tolomeo, re d’Egitto”
“TOLOMEO, RE D’EGITTO”
Dramma per musica in tre atti su libretto di Nicola Francesco Haym, da Tolomeo e Alessandro (1711)
di Carlo Sigismondo Capece.
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Teatro Argentino de La Plata:”Giulio Cesare in Egitto”
Teatro Argentino de La Plata – Sala “Alberto Ginastera”
“GIULIO CESARE IN EGITTO”
Dramma per musica in tre atti su libretto di Nicola Francesco Haym.
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Georg Friedrich Händel (1685 – 1759):”A Handel Celebration”
The Sixteen, Harry Christophers (direzione), Carolyn Sampson (soprano), Alastair Ross (organo) L’arrivo della regina di Saba (da Solomon); Let thy hand be strengthened (Coronation Anthem); Endless pleasure, endless love (da Semele); My Racking Thoughts (da Semele); O ecstasy of happiness!…Myself I shall adore (da Semele); The King shall rejoice (Coronation Anthem); Concerto per organo in fa maggiore (versione originale); Zadok the Priest (Coronation Anthem). Londra, Royal Albert Hall, luglio 2009. Bonus Tracks: Intervista esclusiva a Harry Christophers, My heart is inditing (Coronation Anthem); Salve Regina (Carolyn Sampson, soprano), biografie e immagini degli artisti. Booklet senza note e dvd senza sottotitoli.
1 DVD “Coro” – Cor 16083. 120′ca
L’etichetta inglese Coro pubblica il concerto che “The Sixteen” diretti da Harry Christophers hanno tenuto nel 2009 alla Royal Albert Hall di Londra, nell’ambito dei BBC Proms, per celebrare l’anniversario di George Frideric Handel.”The Sixteen”, riconosciuto come uno dei gruppi corali e strumentali più quotati nell’ambito dell’interpretazione della musica di Handel hanno eseguito alcune delle pagine più celebri del compositore sassone: L’arrivo della regina di Saba, il concerto per organo in fa maggiore eseguito da Alastair Ross, uno dei massimi interpreti della letteratura organistica barocca, nella sua versione originale che termina con l’intervento del coro che intona un gioioso “Alleluia.” Nel concerto sono stati inoltre proposti tre estratti dall’oratorio profano Semele, interpretati con eleganza teatrale dal soprano Carolyn Sampson, cantante di buoni mezzi vocali, brillante nel canto di coloratura anche se eseguite con con voce alquanto tremula. Un dvd interessante forse per chi si vuole avvicinare per la prima volta al repertorio handeliano.
Santiago del Cile, Teatro Municipal: “Alcina”
“ALCINA”
Dramma per musica in tre atti su libretto anonimo, da L’isola di Alcina musicata da Riccardo Broschi
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Georg Friedrich Händel (1685 – 1759) “Acis and Galatea” (Aci e Galatea)
Masque in due atti, libretto di John Gay e altri, dalle Metamorfosi di Ovidio
The Royal Opera Extra Chorus , Orchestra of the Age of Enlightenment, Christopher Hogwood (direzione), Wayne McGregor (regia), Danielle de Niese (Galatea, una ninfa), Charles Workman (Aci, un pastore), Paul Agnew (Damon, un pastore), Matthew Rose (Polyphemus, un gigante), Ji-Min Park (Coridon, un pastore), The Royal Ballet – Royal Opera House, Covent Garden, Londra, 8 aprile 2009 1 DVD Opus Arte -
L’eleganza costituisce il tratto principale di questa produzione della Royal Opera House di Londra, interamente affidata al regista e coreografo Wayne McGregor che riesce nell’impresa di rendere più che godibile questa “opera pastorale” composta da G.F. Handel nel biennio 1717-18 e caratterizzata da musica di fine fattura, benché non particolarmente entusiasmante. Punto di forza visivo dello spettacolo sono i fondali in velo su cui vengono proiettate immagini bellissime nel loro accostamento cromatico ed il conseguente utilizzo delle luci. McGregor affianca ad ogni cantante protagonista dell’opera, un danzatore o danzatrice in totale “nude-look” che ne rappresenti ed amplifichi lo stato d’animo. Tale espediente contribuisce a mantenere vivo l’interesse dello spettatore annoiato dal solo ascolto delle lunghissime arie con da capo che, in questo lavoro handeliano, non brillano certo per originalità e tantomeno per l’esecuzione di gran parte del cast. Charles Workman, tenore specializzato nel repertorio barocco, è inascoltabile, tanto l’emissione risulta ingolata ed il timbro grigiastro. Danielle De Niese, che continua a procurarsi ingaggi sull’onda dell’immenso successo del Giulio Cesare diretto da David McVicar e messo in scena a Glyndebourne nel 2005, appare qui in pessima forma: il timbro è querulo e bianchiccio, ma questo è il minore dei mali. L’emissione risulta apertissima, mai un suono che sia “raccolto” o “girato” (a tratti sembra una stellina del pop prestata alla musica classica) ed ecco che, alla seconda aria, la voce suona fibrosa, aspra nei centri e fuori controllo nel registro medio-acuto. Per di più interpreta in modo lezioso, tutta sorrisi ed occhioni luccicanti e ne consegue una prestazione affatto memorabile. Matthew Rose nella parte di Polyphemus esibisce un bel timbro da vero basso e non se la cava male (eccetto nelle agilità pasticciate), ma soprattutto è sinceramente spiritoso ed ispirato nella resa del suo personaggio. Anche il Damon di Paul Agnew emerge grazie ad un ottimo controllo dell’emissione ed ad una caratterizzazione spigliata ed efficace. I danzatori sono tutti molto bravi (con un plauso particolare per Eric Underwood, alter-ego di Polyphemus) e l’interazione con i cantanti appare ben riuscita. Cristopher Hogwood dirige l’orchestra The Age of Enlightenment impeccabilmente, valorizzando, per quanto possibile, dinamiche e sfumature della partitura. Ottimo il comparto tecnico del dvd con immagini in alta definizione e audio DTS.
“Agrippina” torna a Venezia
In occasione dei 250 anni dalla morte di Händel, anche Venezia non poteva mancare a questo appuntamento proponendo, non a caso, Agrippina, l’opera, conclusione e culmine del lungo soggiorno italiano dell’allora ventiquattrenne compositore, che andò in scena per la prima volta a Venezia, al Teatro Grimani di San Giovanni Grisostomo, il 26 dicembre 1709 con uno straordinario successo. Trecento anni dopo, nello stesso antico teatro ribattezzato nel 1835 Teatro Malibran, la Fondazione Teatro La Fenice la ripropone in un nuovo allestimento che rinnova l’ormai collaudata collaborazione con Fabio Biondi e con l’Università IUAV di Venezia (si ricorderanno le produzioni de La Didone di Francesco Cavalli nel 2006, Ercole sul Termodonte e Bajazet di Antonio Vivaldi nel 2007, e La virtù de’ strali d’Amore di Cavalli nell 2008).
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G.F.Handel:”Orlando” – Sorge infausta una procella
Un “Serse” d’annata
Georg Frideric Handel (1685-1759), “SERSE” (1733) Opera in tre atti. Maureen Forrester, Maureen Lehane, Mildred Miller, Thomas Hemsley, Lucia Popp, Marilyn Tyler,Owen Branningan. Vienna Academy Chorus. Orchestra della Radio di Vienna. Direttore, Brian Priestmann. 3 cd DG – reg, 1965.
Tra le numerose pubblicazioni uscite in occasione di questo 2009, anno handeliano, ecco rispuntare, la prima incisione completa del Serse. Siamo nel 1965, ancora ben lontani dal mondo della filologia musicale, da strumenti originali, specialisti, ecc.. eppure, riascoltando questa edizione, non si può constatare come, aldilà dei non pochi limiti (organico strumentale, alcune arie prive di “da capo”, poco variate e una certa scansione ritmica decisamente…larga!), si apprezza un modo di affrontare questi lavori, non dimenticando una logica teatrale e interpretativa. Un certo vigore nei recitativi (certo, la pronuncia italiana talvolta sfiora il ridicolo!), una volontà precisa di “recitarli” nel vero senso del termine, a ciò aggiungiamo una generale eleganza vocale, aldilà del cantante più o meno dotato. La sola presenza di Lucia Popp, nel ruolo di Romilda, vale l’ascolto di questa edizione. La bellezza della voce, il timbro luminoso, la naturale eleganza nel porgere, di fraseggiare, il magistero tecnico ne fanno, a mio parere, la migliore Romilda della storia discografica del Serse , con buona pace dei filologi! In quanto agli altri interpreti, in particolare la Forrester (Serse), la Lehane (Arsamene) e la Tyler (Atalanta), le possiamo riunire sul piano di una esecuzione più che corretta, non dimenticandoci che stiamo parlando di un Handel di oltre 40 anni fa! Così come la direzione di Priestmann, aldilà del suono “impastato” dell’orchestra, e di certi tempi un po’ rilassati, non è affatto disprezzabile.
Appuntamenti in tv…
Dal canale satellitare 3 sat ci vengono alcuni appuntamenti lirici. Il primo, in un orario piuttosto tardo, 01.50, nella notte di domenica 13 settembre con la messa in onda del Fidelio di Ludwig Van Beethoven, in una produzione in film opera, del 1970, diretta da Karl Bohm e con Gwyneth Jones nel ruolo di Leonora. Di maggiore interesse musicale, sabato 19 settembre, ore 20.15 la trasmissione di Ezio di Georg Friedric Handel, registrato al Festival di Schwetzingen di quest’anno. Direttore, Attilio Cremonesi. Regia di Gunter Kramer.
“Tamerlano” di Handel
Georg Friedrich Handel:”TAMERLANO” Opera in tre atti. Placido Domingo (Bajazet), Monica Bacelli (Tamerlano), Ingela Bohlin (Asteria), Sara Mingardo (Andronico), Jennifer Holloway (Irene), Luigi De Donato (Leone). Orchestra del Teatro Real di Madrid, direttore: Paul McCreesh. Regia teatrale di Graham Vick. Scene e costumi di Richard Hudson. 3 dvd “Opus Arte” , 2009- sottit. in italiano
Non ha certo badato a spese la “Opus Arte” nel proporre questa edizione del Tamerlano handeliano, ma addirittura 3 dvd mi sembra decisamente eccessivo, visto che, a parte un’intervista con il direttore Paul McCreesh (circa 15′) non vi sono altri argomenti extra. Registrato tra il marzo e l’aprile 2008 al Teatro Real di Madrid, questo Tamerlano ha sicuramente il pregio di mostrarci uno dei più bei spettacoli firmati da Graham Vick. Presentata per la prima volta al Teatro La Pergola di Firenze nel 2001, questa produzione è di una semplice quanto straordinaria eleganza: in un quasi nudo semicerchio bianco, nei magnifici costumi firmati che fondono mirabilmente Oriente a linee d’abito del XVIII sec, agiscono o meglio quasi danzano i vari protagonisti. Ancora una volta ammiriamo il grande lavoro di Vick nell’evidenziare i singoli caratteri. Tra questi spicca subito Placido Domingo, sicuramente la principale attrazione di questa edizione. Indubbia la sua presenza carismatica e la forte caratterizzazione del personaggio di Bajazete. Del resto della compagnia ammiriamo sicuramente il grande gioco scenico, sul piano della vocalità non si può certo dire altrettanto. Il direttore Paul McCreesh, sarà anche uno specialista, ma è sicuramente noioso e poco fantasioso e in questo senso di tedio coinvolge tutti gli interpreti. Le variazioni dei “da capo” delle arie sono veramente “scolastiche” e non hanno lo slancio di “spericolatezza” che dovrebbero avere e che, sicuramente era l’elemento di stupore che spingeva il pubblico del XVIII sec ad andare a teatro a vedere i grandi “virtuosi” (non a caso venivano chiamati così!). Il senso di noia è percettibile anche dagli applausi che il pubblico madrileno tributa ai vari numeri musicali….forse perchè qui, di veri “virtuosi” non c’è traccia?…


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