Regine e…duchesse

In questa rubrica dedicata alle novità audio e video di opere e recitals lirici, ho pensato di dare un’occhiate ad alcune recenti pubblicazioni  in dvd dedicati a opere serie donizettiane.  Partiamo con un Roberto Devereux (edito dalla “Naxos”, anche in in cd),registrato al Teatro “Donizetti” di Bergamo nel settembre del 2006, con la presenza di Dimitra Theodossiu, quale Elisabetta. Uno spettacolo decisamente tradizionale  con la regia di Francesco Bellotto e le scene e i costumi di David Walker (l’allestimento è dell’Opera di Roma). Meglio vedere un  Devereux in stile elisabettiano che certe riletture strampalate di stampo tedesco(ad esempio quella di Monaco di Baviera, con la Gruberova, donna manager, secono l’idea malsana del famigerato Christoph Loy). Qui tutto fila liscio, secondo libretto.  Marcello Rota, che utilizza la versione originale di Napoli del 1837, senza la bella sinfonia, scritta in un secondo tempo da Donizetti, dirige con sensibilità e con un certo piglio drammatico. La Theodossiu è sicuramente una cantante dotata di non comuni mezzi vocali,  utilizzati talvolta in modo poco appropriato e, di conseguenza, con  esiti molto  alterni se non addirittura discutibili.  Anche qui, assistiamo a scivoloni di gusto a emissioni  e a una linea di canto disordinata. Solo nel finale dell’opera, nell’aria “Vivi,ingrato” ci offre un bel momento di canto ed equilibrio interpretativo. Il  resto del cast?  Possiamo definirlo “onesto” . Troviamo il Deverux di Massimiliano Pisapia ( gli si poteva evitare di insaccarlo in una ridicola camicia bianca !), la Sara di Federica Bragaglia (vocalmente in affanno) e il duca di Nottingham di Andrew Schroder (con un trucco, efficace in teatro ma che, in video, lo rendono un mostro!).
E’ stata invece registrata allo Sferisterio di Macerata, precisamente  il 3 agosto 2007, la Maria Stuarda ancora sotto etichetta “Naxos”. Produzione “marchiata” Pizzi, con le “solite” scene monocramitiche essenziali (praticabili e scale grigio scuro), con cambi inestistenti per tutta l’opera,  sontuosi costumi tardo rinascimentali (non stile elisabettiano e anche qui poco colore). Il “solito” Pizzi che, da qualche anno a questa parte, sforna spettacoli “fotocopia”. Frizza dirige come se dovesse prendere il treno, proovocando un certo disagio ai cantanti, peraltro non eccelsi.  Partiamo da Maria Pia Piscitelli una Stuarda dai tratti più drammatici che lirici. Voce di bel timbro, se vogliamo adatto alla parte, ma  non  naturalmente “belcantista”. La gamma dei colori è scarsa e  l’emissione è piuttosto rigida,  tesa in alto e sinceramente trovo che Donizetti non sia proprio “pane per i suoi denti”. Laura Polverelli è una Elisabetta un po’ sopra le righe, con ben poco di regale e vocalmente a disagio.  In quanto al Leicester di  Roberto De Biasio lo si può solo lodare per le buone intenzioni, perchè in realtà lo strumento vocale lo smentisce e questo ruolo gli sta decisamente stretto. Dignitosi Simone Alberghini (Talbot) e Mario Cassi (Cecili). Un’edizione assolutamente inutile!
Torniamo al Teatro “Donizetti” di Bergamo, qui nel novembre, dicembre 2007 è stata registrata Lucrezia Borgia e anche questa pubblicata in video dalla “Naxos”. Una cooproduzione con il Teatro “Regio” Torino, con la regia di Francesco Bellotto, le scene di Angelo Sala e i costumi di Cristina Aceto ( sontuosi ma brutti. Da notare la terribile parrucca  della Borgia, in stile  Moira  Orfei nel Prologo!) . Uno spettacolo senza infamia e senza lode, con una chicca: la presenza di  ridicoli fantasmi-zombie che compaiono qua e la, nel corso dell’opera e che rappresentano  il cupo passato della protagonista. Ritroviamo qui Dimitra Theodossiou. Non si può fare a meno di notare come i momenti più tesi e drammatici,  la mettano a disagio e anche il canto di coloratura sia piuttosto artefatto (la cabaletta del finale dell’opera è un chiaro esempio di ciò).  E’ comunque l’elemento migliore di questa edizione! Direttamente dalla Stuarda di Macerata, ritroviamo il tenore Roberto De Biasio nel ruolo di Gennaro. Che dire? Non si può che confermare quanto sia approssimativa la tecnica di questo cantante. La situazione non migliora con il basso Enrico Giuseppe Iori timbro bello, ma ingolato e strozzato in alto.  Nidia Palacios (con un caschetto biondo da fare accapponare la pelle!) interpreta Maffio. Soprano? Mezzosoprano? Nulla di ciò.  E’ una signora che canta con certo garbo,  e  arrangiandosi come può, porta a fine lo spettacolo. Ciliegina sulla torta, la direzione di Tiziano Severini, senza capo ne coda,  tutti allo stato brado! In conclusione? Un disastro.
Dall’ etichetta ‘”Arthaus”   ci viene invece  la Maria Stuarda registrata nel gennaio 2008 alla Scala di Milano , trasmessa recentemente anche da Rai tre. Parlavamo poco sopra  di spettacoli “fotocopia”  e  riguardo  a questa Stuarda possiamo dire di assistere a una sorta di  revisione dell’allestimento di Macerata.  Impostazione scenica e costumi sono sulla falsariga di quello spettacolo se non pressochè identici ! Una’operazione ne brutta nè bella,  ma sicuramente senza idee.  Ci si consola almeno con la presenza della nostra e ancora indiscussa regina del “belcanto”, la già  sessantenne Mariella Devia. Ancora una volta non si può che togliersi tanto di cappello davanti a questa ennesima lezione di stile e tecnica che vanno aldilà dei suoi limiti interpretativi.  Le si oppone la regalità scenica di Anna Caterina Antonacci. Sono noti i limiti vocali di questa cantante, soprattutto nel registro acuto, ma il colore vocale, l’accento e la naturale autorevolezza ne fanno una Elisabetta comunque sia credibile.Del Leicester di  Francesco Meli si apprezza il bel timbro vocale e slancio, Simone Alberghini (Talbot) e Piero Terranova (Cecil) svolgono diligentemente il loro compito. Voglio però spendere una nota per l’Anna Kennedy  alla quale Paola Gardina riesce a dare un carattere e una personalità scenica, dal che si deduce che si possono ben caratterizzare anche le parti di fianco…e non “minori” ! Antonino Fogliani non va aldilà di una corretta routine. Una conclusione?….Beh, sono quasi convinto che il canto, o meglio il “belcanto” come viene genericamente denominato il melodramma pre verdiano, non sta attraversando uno dei suoi periodi migliori.

Raina Kabaivanska in “Vivi, ingrato…”

“Roberto Devereux” a Pordenone

Proveniente dal “Verdi” di Trieste, quest’allestimento dell’opera di Donizetti è stata dominata dalla presenza carismatica del soprano Nelly Miricioiu

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