Ferrara Danza 10’/11′: “Rosas danstz Rosas”

Ferrara, Teatro Comunale, Danza 10’/11′
“ROSAS DANST ROSAS”

Coreografia Anne Teresa De Keersmaeker
Musica Thierry de Mey, Peter Vermeersch
eseguita da Thierry De Mey, Walter Hus, Eric Sleichim, Peter Vermeersch
Danzata da Tale Dolven, Sandra Ortega Bejarano, Elizaveta Penkova, Sue-Yeon Youn
Scene Anne Teresa De Keersmaeker
Costumi Rosas
Luci Remon Fromont
Ferrara, 23 ottobre 2010
Su Rosas danstz Rosas è stato detto molto. E sempre il bello. E’ forse interessante distaccarsi dal coro, mettere pulci nell’orecchio, forti delle numerose voci di perplessità raccolte all’uscita della replica di “Rosas”  al Comunale di Ferrara, sabato 23 ottobre 2010, nell’ambito del Festival di Danza Contemporanea 2010.
Avvio lento, a forzare la pazienza dello spettatore. L’autrice non spreca  occasione per mostrarci che sa osare. E  quando ci si sta alzando dalla propria sedia ecco arrivare un piccolo nuovo evento. Sembra che nessun tempo scenico  sia necessario alla drammaturgia quanto invece e a farti attendere il prossimo movimento. Quando arriverà? E in quale angolo della scena? Sembra di essere al monitor di un gioco jack point: quale delle quattro figurine starà ferma? Quale si muoverà? Quale pezzo della sequenza ripeterà? Esercizi assemblati, non elaborazione di un tema. Primo esercizio: attesa! Gli altri? Esplorazione dello spazio, precisione dei gesti e dei ritmi: è lo spazio a risultare ritmato. Precisione nelle intenzioni dei gesti, alcuni così vicini al vissuto di ognuno, con lo scopo di esaltare alcune geometrie del corpo e dello spazio. Il femminile con cui veniamo a contatto è anche quello delle interpreti (non più co-creatrici, ma interpreti che han preso in mano il lavoro fatto da altre in altri tempi, che avevano sicuramente messo l’anima, l’inventiva): brave ragazze, brave danzatrici che sanno eseguire bene i compiti, ma non talenti comunicativi in scena.
Guardando su YouTube i trailers di questa creazione, se ne riceve l’impressione che il tempo ridotto, 10 minuti circa, la distanza creata dal video, diano spessore ai movimenti che recuperano lì la loro capacità evocativa. Forse il linguaggio filmico potrebbe consacrare definitivamente un’opera come questa.