Genova, Teatro Carlo Felice: “La Traviata”

Genova, Teatro Carlo Felice: “La Traviata”

Genova, Teatro Carlo Felice, Stagione lirica 2016 /17
“LA TRAVIATA”
Melodramma in tre atti di su libretto di Francesco Maria Piave da La dame aux camélias di Alexandre Dumas.
Musica di Giuseppe Verdi 
Violetta Valéry DESIRÉE RANCATORE
Flora Bervoix MARTA LEUNG
Annina DANIELA MAZZUCATO
Alfredo Germont GIUSEPPE FILIANOTI / WILLIAM DAVENPORT (atto III)
Giorgio Germont VLADIMIR STOYANOV
Gastone, Visconte di Létorières DIDIER PIERI
Il barone Douphol PAOLO ORECCHIA
Il marchese d’Obigny STEFANO MARCHISIO
Domestico di Flora ALESSIO BIANCHINI
Il dottor Grenvil MANRICO SIGNORINI
Giuseppe MAURIZIO RAFFA
Commissionario MATTEO ARMANINO
Coro e Orchestra del Teatro Carlo Felice
Mimi danzatori DEOS:  Luca Alberti, Chiara Ameglio, Angela Babuin, Filippo Bandiera, Emanuela Bonora, Fabio Caputo, Melissa Cosseta, Fabiola Di Blasi, Maria Francesca Guerra, Barbara Innocenti, Roberto Orlacchio, Davide Riminucci, Stefano Roveda, Arabella Scalisi e Francesca Ugolini.
Direttore Massimo Zanetti
Maestro del Coro Franco Sebastiani
Regia Giorgio Gallione
Scene e Costumi Guido Fiorato
Coreografia Giovanni Di Cicco
Luci Luciano Novelli
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice
Genova, 15 dicembre 2016
Una prima de La traviata che ci lascia interdetti forse perché le aspettative di un inizio stagione posticipato ci avevano indotto a sperare in qualcosa di memorabile. Invece assistiamo a un allestimento limitato da diversi punti di vista. L’opera è ambientata “in un luogo stilizzato, antirealistico, simbolico, sterile, dove dominano vetro e ghiaccio, virato in un bianco e nero ‘ferito’, solo talvolta, dal rosso del sangue e della vita che, comunque, pulsa” spiega il regista Giorgio Gallione. Non è chiaro se la protagonista muoia già nel preludio e tutto sia un flash back visionario e spettrale: tale ambiguità rimane una costante e l’enigma non si può risolvere. Infatti a un certo punto nel primo atto, sulla stessa diagonale, sono collocati Violetta, probabilmente il suo corpo esanime e Alfredo. Quel che è certo è che assistiamo a una trasfigurazione sublime del dolore e a una visione pessimistica della vita priva di speranza e costellata da un fatalismo surreale. L’opera procede tra luci e ombre: apprezzabile la valorizzazione di della figura del dottor Grenvil, presentato come una figura amica, un mentore, un riferimento imprescindibile per Violetta Valery, o come l’angelo della morte, così come è interessante la la sottolineatura del cinismo di Giorgio Germont che sicuramente accelera il tragico destino di Violetta. Pertinente lo sdoppiamento nel terzo atto della figura di Violetta: il corpo giace a terra e la sua anima che balla ancora attaccata alla vita. Coerente il raffigurare il carnevale a Parigi con figure macabre che poi rimangono in scena. Discutibili invece l’ingresso del coro in massa che all’inizio dell’opera si dirige verso la protagonista, collocare Violetta sull’albero, la figura androgina di Flora e le stelle/coriandoli che cadono dal cielo. Forzate le coreografie di  Giovanni Di Cicco, imperanti sulla scena, specialmente nel coro delle Zingarelle che diventa una gratuita ostentazione di volgarità sessuali. Semplici, le scene firmate da Guido Fiorato: un albero che,  nell’ultimo atto,  è sradicato e posto orizzontale in scena; dei sacchi di mele; qualche sedia; e in fine uno specchio appeso obliquo che riflette tridimensionalmente Violetta a un passo dal lasciare il corpo. Curatissima è la gestione della luci di Luciano Novelli.
La chiave di lettura scelta dal M° concertatore lascia altresì perplessi: certi trascinamenti cozzano con una esecuzione rapida, stringata e articolata su un rigore da solfeggio. Nel complesso la direzione di Massimo Zanetti risulta piatta, emotivamente arida. Ottima prova invece da parte del coro del  Coro del Teatro Carlo Felice preparato dal M° Franco Sebastiani.
Il cast è dominato dalla Violetta del soprano Desirée Rancatore. Il soprano siciliano dimostra qui d avere affinato vocalmente e interpretativamente  la sua consapevolezza del personaggio nella sua dolorosa evoluzione. Vertice della sua esecuzione un “Addio del passato” carico di pathos e di preziosi colori vocali. Preferiamo non pronunciarci sull’Alfredo del tenore Giuseppe Filianoti, sicuramente non in serata visto che si fa sostituire al terzo atto da un volonteroso William Davenport. Il baritono Vladimir Stoyanov, con la solida professionalità che lo contraddistingue, rende bene le ambiguità di Giorgio Germont, peccato che la voce non sempre risponde alle ragioni espressive e, soprattutto il registro acuto appare alquanto sbiancato. È un cameo prezioso l’Annina del soprano Daniela Mazzucato che conosciamo per le sue ferratissime doti interpretative. Si distinguono inoltre il Marchese d’Obigny di Stefano Marchisio, il Barone Douphol di  Paolo Orecchia e il Dottor Grenvil di  Manrico Signorini, fortemente evidenziato dal regista. Completano professionalemente il cast: Marta Leung (Flora), Didier Pieri (Gastone, Visconte di Létorières), Alessio Bianchini (Domestico di Flora), Maurizio Raffa (Giuseppe) e Matteo Armanino (Commissario).

 

 

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