Modena, Cortile di Palazzo Ducale: “Il barbiere di Siviglia”

Modena, Cortile di Palazzo Ducale: “Il barbiere di Siviglia”

Fondazione Teatro Comunale di Modena, Cortile di Palazzo Ducale
“IL BARBIERE DI SIVIGLIA”
Commedia per musica in due atti di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini
Il conte d’Almaviva MATTEO MACCHIONI
Don Bartolo GIUSEPPE ESPOSITO
Rosina SOFIA KOBERIDZE
Figaro MAURO BONFANTI
Don Basilio COSTANTINO FINUCCI
Berta MIRELLA DI VITA
Fiorello/Un ufficiale LORENZO MALAGOLA BARBIERI
Orchestra e Coro AllOpera
Direttore Daniele Agiman
Regia Aldo Tarabella
Scene e costumi Leila Fteita
Luci Stefano Gorreri
Modena, 16 luglio 2015
A volte ci troviamo di fronte a curiose scatole cinesi: un’opera buffa del primo Ottocento, allestita nel cortile di un’accademia militare, che già fu uno dei più strabilianti edifici principeschi del Seicento. Stiamo parlando del “Barbiere” rossiniano messo in scena dalla Compagnia AllOpera all’interno del Palazzo Ducale di Modena. All’aperto e nelle piazze, AllOpera porta regista, scene, costumi, orchestra, direttore e pure palcoscenico con boccascena che imita quello dei teatri all’italiana. Sistema produttivo che sembra funzionare alla perfezione. Per cui ad apertura di sipario affascinano le scene di Leila Fteita, nel loro occhieggiare a un rione di De Filippo più che alla Spagna di Beaumarchais (i costumi, sempre suoi, fanno il paio). Non colpiscono allo stesso modo i primi accordi della sinfonia e per tutta l’opera il direttore Daniele Agiman a braccia alte tiene insieme buca, coro, solisti con una certa efficienza ma senza troppi colori. Nel cast spicca Matteo Macchioni, nato nella vicina Sassuolo: il timbro è fresco, ha tutte le note per fare il Conte, varia con competenza, non mostra cedimenti né al primo né al secondo atto. Peccato non sentirgli cantare “Cessa di più resistere”, ma l’ora è tarda, il caldo morde e la forbice di tradizione colpisce. Di belle risonanze contraltili la Rosina di Sofia Koberidze, corretta nelle salite all’acuto e piacevole in scena. Mauro Bonfanti è un Figaro chiaro, di buona pronuncia e sillabato forse non troppo spedito, non sempre musicalmente preciso. Talvolta affaticato, il Bartolo di Giuseppe Esposito si distingue per bell’accento e grande verve d’attore, e Costantino Finucci sgrana un’Aria della calunnia degna della miglior scuola di basso italiano. Adeguata la Berta di Mirella Di Vita, ben cantato e scatenato sulla scena Lorenzo Malagola Barbieri nel ruolo di Fiorello. Tutti si muovono secondo le intenzioni del regista Aldo Tarabella. Il mestiere teatrale c’è tutto, all’inizio qualche trovata può incuriosire, poi la ripetitività prende il sopravvento: ad ogni cabaletta un balletto dei personaggi, tante facce, qualche ammiccamento di troppo, tempi comici studiati a tavolino. Il pubblico in buona parte ride, alle gag o semplicemente ai versi del libretto di Sterbini, qualcuno parlotta: tutto fa pensare che tanti spettatori il “Barbiere” non l’abbiano mai visto e che forse sia la loro prima volta all’opera. Benissimo. Per loro sicuramente la serata è stata piacevolissima.

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