Staatsoper Stuttgart: “Der prinz von Homburg”

Staatsoper Stuttgart: “Der prinz von Homburg”

Staatsoper Stuttgart – Stagione 2018/19
“DER PRINZ VON  HOMBURG”
Opera in tre atti. Libretto di Ingeborg Bachmann dal dramma omonimo di Heinrich von Kleist.
Libretto e musica di Hans Werner Henze
Friedrich Wilhelm Kurfurst von Brandenburg STEFAN MARGITA
Die Kurfürstin HELENE SCHNEIDERMANN
Prinzessin Natalie von Oranien VERA-LOTTE BÖCKER
Prinz Friedrich Artur von Homburg ROBIN ADAMS
Feldmarschall Dörfling MICHAEL EBBECKE
Obrist Kattwitz FRIEDEMANN RÖHLIG
Graf Hohenzollern MORITZ KALLENBERG
Erster Offizier MINGJIE LEI
Zweiter Offizier PAWEL KONIK
Dritter Offizier MICHAEL NAGL
Erste Hofdame CATRIONA SMITH
Zweite Hofdame ANNA WERLE
Dritte Hofdame STINE MARIE FISCHER
Wachtmeister JOHANNES KAMMLER
Orchestra della Staatsoper Stuttgart
Direttore Cornelius Meister
Regia Stephan Kimmig
Drammaturgia Miron Hakenbeck
Scene Katja Haß
Costumi Anja Rabes
Video Design Rebecca Riedel
Light designer Reinhard Traub
Stuttgart, 17 marzo 2019
Con Der Prinz von Homburg di Hans-Werner Henze, quinto nuovo allestimento della stagione in corso, la Staatsoper Stuttgart ha voluto rendere omaggio a un artista particolarmente legato alla sua storia recente. Tra gli autori moderni, Hans-Werner Henze fu uno di quelli più presenti nei cartelloni del teatro a partire dal 1975 quando l’ allora Intendant Hans Peter Doll invitò per la prima volta a collaborare con la Staatsoper Stuttgart il compositore, che a quell’ epoca era quasi stato bandito dalle scene tedesche dopo lo scandalo politico dell’ oratorio Das Floß der Medusa la cui prima ad Hamburg fu segnata da violenti scontri tra polizia e dimostranti. Con l’ apertura culturale che da sempre la contraddistingue, Stuttgart divenne un sicuro rifugio artistico per Henze che fino al 1985 ebbe un ruolo quasi da Artist in Residence del teatro e fece eseguire alla Staatsoper molti suoi lavori fra cui la prima rappresentazione dell’ opera König Hirsch in versione integrale. Per l’ adattamento scenico del dramma di Heinrich von Kleist, commissionatogli dalla Hamburgische Staatsoper nel 1958, Henze si rivolse alla poetessa, scrittrice e giornalista austriaca Ingeborg Bachmann che già gli aveva fornito i testi per il radiodramma Die Zikaden e la pantomima danzata Der Idiot. L’ opera fu revisionata dal compositore circa trent’ anni dopo e la prima esecuzione della versione riveduta si tenne alla Bayerische Staatsoper nel 1991, sotto la direzione di Wolfgang Sawallisch. Il dramma di Kleist fu rappresentato solo dopo la morte dell’ autore e incontrò diversi problemi con la censura in quanto la mentalità prussiana non poteva ammettere sulla scena un principe e generale sonnambulo, disobbediente agli ordini e pavido davanti alla morte. Il tema dell’ insubordinazione era particolamente scottante nella Prussia dell’ Ottocento e assolutamente intollerabile per il mondo militare di quell’ epoca. Proprio per questi aspetti, invece, il pezzo si presenta molto affascinante per la sensibilità del pubblico moderno, che si riconosce pienamente  nelle inquietudini del protagonista. La soluzione di Kleist è geniale quanto irreale: poiché un atto di grazia dall’alto sarebbe un arbitrio da tiranno, da quel tiranno classico che l’ Elettore non vuole essere, questi chiama  il  trasgressore  a  decidere  lui stesso  se  la  sentenza  di  morte per l’ atto di involontaria insubordinazione  sia  giusta  o  ingiusta,  reinserendolo così a forza nella sfera morale e nella comunità obbiettiva che è lo Stato. Gli elementi del dramma sono delineati da Kleist con un senso del teatro davvero avvincente. Un eroe che ha paura della morte, una donna che esercita un ruolo politico attivo, un ufficiale che perora la causa della disubbidienza civile, un sovrano capace di ascoltare e di recedere dalle decisioni prese. Per citare le ultime parole del dramma (prima della scontata e retorica chiusa patriottica): “Ditemi, è un sogno? – Certo, un sogno”.
L’ adattamento scenico di Ingeborg Bachmann sottolinea al massimo gli aspetti onirici della vicenda ed Henze prende spunto da essi per comporre una partitura ricca di virtuosismo tecnico, in un clima sonoro che mescola elementi di serialismo con atmosfere timbriche incantevoli nella loro raffinatezza ricercata a partire dalle quinte vuote del preludio strumentale. La musica evidenzia in modo assai coinvolgente i temi umanitari della vicenda, come il conflitto fra sogno e realtà e tra amore e dovere. Nell’ esecuzione alla Staatsoper Stuttgart tutti questi aspetti erano sottolineato in maniere parfetta dalla direzione di Cornelius Meister, il trentottenne Generalmusikdirektor nativo di Hannover che fece il suo debutto come direttore d’ opera proprio dirigendo una partitura di Henze, il Pollicino, alla Hamburgische Staatsoper. La perfetta realizzazione sonora degli effetti immaginati da Henze, messa in pratica da una Staatsorchester in eccellente stato di forma, rendeva questa interpretazione esemplare sotto tutti i punti di vista. nella compagnia di canto si imponevano in maniera particolare il baritono inglese Robin Adams nel ruolo del protagonista, la Kurfürstin autoritaria e carismatica di Helene Schneidermann, la voce di tenore eroico tecnicamente molto sicura di Stefan Margita nella parte del Principe elettore e la Natalia toccante, umanissima ma anche determinata di Vera-Lotte Böcker. Ottimo anche il comportamento di tutti gli altri cantanti del cast. L’ allestimento di Stephan Kimmig, regista originario di Stuttgart, metteva in evidenza adeguatamente il clima sospeso fra malinconia e fatalismo della vicenda, tramite una recitazione molto curata. L’ ambientazione scenica ideata da Katja Haß raffigurava una struttura essenziale mista fra una sala di balletto e un mattatoio, con i personaggi che alla fine indossano delle t-shirts con scritte inneggianti alla libertà e alla tolleranza. Nel complesso, uno spettacolo intelligente e senza cadute di gusto che si integrava molto bene con la parte musicale. Successo assai vivo da parte di un pubblico assai numeroso. Foto Wolf Silveri

 

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