Trieste:”I Grandi Pas de Deux”

Trieste:”I Grandi Pas de Deux”

Trieste, Castello di San Giusto
“I GRANDI PAS DE DEUX”

Musiche: Tchaikovskji, Chopin, Delibes, Minkus, Liszt, Beethoven, Asafiev, Drigo, Glazounov
Coreografie di Marinel Stefanescu, Gabriel Popescu, classica russa
Compagnia Balletto Classico Cosi-Stefanescu
Bianca Assad, Alberto Becerra, Elena Casolari, Michela Creston, Beatrice Flaborea, Vittorio Galloro, Dorian Grori, Tiljaus Lukai, Alexandr Serov, Rezart Stafa, Mirei Tanaka, Clara Ventura.
Costumi: Stefanescu e Cazacu
Trieste, 9 agosto 2011

In una delle serate più fredde di questo insolito agosto del 2011, abbiamo avuto il piacere di assistere al ritorno a Trieste di una delle compagnie di balletto tra le più presenti sul palcoscenico all’aperto del Castello di San Giusto: stiamo parlando della Compagnia Cosi-Stefanescu. Un caposaldo della storia della danza italiana!
A Trieste hanno portato una serata rischiosa: “I grandi pas de deux”. Oggigiorno la diffusione del materiale video attraverso “YouTube” ha decisamente innalzato le aspettative e i gusti del pubblico: se fino a qualche anno fa bisogna aspettare la “Maratona d’estate”, a cura di Vittoria Ottolenghi, per vedere qualche novità in materia danza, ormai basta andare nel sopracitato sito web per scegliere gli interpreti preferiti per il brano che si vuole vedere. Questo crea aspettative sempre maggiori e gusti raffinatissimi richieste, inevitabilmente, anche in occasione degli spettacoli dal vivo.
Così, dobbiamo riconoscere agli interpreti della Compagnia Cosi-Stefanescu di aver affrontato con piglio e decisione anche le scelte artistiche più impervie, di aver sfidato le raffiche di bora che frustavano il palcoscenico, di essersi dati con grande generosità ma gli esiti, purtroppo, sono stati piuttosto discontinui. Inoltre, un dubbio ci attanaglia: nel 2011, all’interno del Grand Pas dal “Don Chisciotte” c’è ancora bisogno di interpolare delle coreografie che del repertorio tradizionale conservano solo la musica? Le odierne danzatrici sono più che in grado di affrontare le versioni originali….anche se sono giapponesi e piuttosto scadenti…. Il Grand Pas sarebbe composto da Entré, Adagio, Variazione delle Prima solista, Variazione della Prima Ballerina, Variazione del Primo Ballerino, Variazione della Seconda Solista e Coda. Già la scelta di modificare l’Entré sarebbe discutibile, come quella di eliminare la Variazione della Seconda Solista ma perché presentare la Prima Variazione in una versione coreografica sconosciuta, pasticciata e decisamente brutta? Se si propone il repertorio originale, così come sbandierato dalla Signora Cosi anche improvvisata presentatrice della serata a causa dello smarrimento dei programmi di sala (!), si ha il diritto e il dovere, di affrontare la variazione originale! Non per fare sofismi ma è come se durante l’aria “La mamma morta” dovessimo intercalare una strofa di “Papaveri e papere”….mah?!?
La serata, costruito come un puzzle e divisa da un intervallo, ha esiti alternati, come dicevamo. La coppia formata da Elena Casolari e Vittorio Galloro è quella che più ci ha convinto, anche se Galloro manda in ansia la platea ogni volta che chiude i suoi giri alla seconda! Sono generosi, rischiano fino al limite pur di soddisfare il proprio pubblico: lei più sicura anche da un punto di vista tecnico, lui ottimo partner, ci deliziano con i passi a due da “Le Corsaire” e “Le Fiamme di Parigi”. Un altra coppia estremamente interessante è quella composta da Beatrice Flaborea e Alexandr Serov: nei bei passi a due romantico/contemporanei creati da Gabriel Popescu, incantano per la grande intesa di coppia e l’intensa interpretazione. Ammiriamo la precisione tecnica e la potenza virtuosistica di Rezart Stafa sia nel “Don Chisciotte” che in “Raymonda”: come partner, invece, è piuttosto discutibile. Bene Bianca Assad, la povera partner, ma fuori ruolo in entrambi i passi a due. Molto toccante il passo a due da “Spartacus” coreografato da Marinel Stefanescu, ben danzato da Elena Casolari e Dorian Grori: intensi in una coreografia che sottolinea un gusto eroico/sovietico di stampo Grigorovich ma che valorizza la loro interpretazione.
Ci resta il ricordo di una compagnia non omogenea ma generosa, con un buon livello tecnico ma lontana dai monumenti artistici e tecnici che ci siamo abituati a vedere in passi a due di questo livello, leggermente polverosa o impolverata nell’immagine: forse la ricerca di un repertorio meno conosciuto, meno paragonabile avrebbe giovato alla serata e agli interpreti, qualcuno decisamente agée… Platea riempita solo a metà, decimata dal freddo imprevisto dopo l’intervallo ma applausi generosi.

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