Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Duetti per violoncelli”

Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Duetti per violoncelli”

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Jacques Offenbach e la Parigi della musica leggera”, dal 29 settembre al 28 ottobre 2018
DUETTI PER VIOLONCELLI”
Violoncelli Henri Demarquette, Aurélien Pascal
Jacques Offenbach: Duos pour violoncelles: op. 54 Lettre F n°s 1, 2 et 3
Venezia, 3 ottobre 2018
Prosegue al Palazzetto Bru Zane il ciclo dedicato a Jacques Offenbach, di cui – in base al modus operandi più tipico del Centre de Musique Romantique Française – si riscoprono aspetti meno noti al grande pubblico. Nel concerto del 3 ottobre si indagava l’Offenbach virtuoso del violoncello. Non tutti sanno che, prima di diventare il famoso compositore di operette e opere, Offenbach esordì come violoncellista, dedicandosi, oltre che all’attività concertistica – in coppia con pianisti quali Anton Rubinstein o Franz Liszt –, anche all’insegnamento privato. A questo proposito, va ricordato che, tra il 1839 e il 1855 il maestro franco-tedesco pubblicò vari cicli di opere didattiche per il proprio strumento, il più importante dei quali è il Cours méthodique de duos pour deux violoncelles, sei volumi, recanti i numeri d’opera dal 49 al 54, ordinati in base alla difficoltà, che colpiscono per alcune caratteristiche generali comuni: la diffusa cantabilità (che già preannuncia l’Offenbach compositore di melodie di successo), ma anche il carattere paritario di questi duetti, che non assegnano una parte più agevole all’allievo e un’altra più difficile al maestro, in quanto i ruoli continuamente si invertono. Per l’equilibrio e la qualità del dialogo questi duetti non sono meri “studi” didattici, ma veri e propri brani di musica da camera di straordinaria ricchezza. Henri Demarquette e Aurélien Pascal hanno eseguito tre dei duetti più impegnativi dell’op. 54, in cui si fa ampio ricorso alla tecnica che consente di raggiungere il registro acuto, agendo con la mano sinistra sulla zona del manico più vicina al ponte.
E la difficoltà – insieme all’inventiva e alla varietà di queste composizioni – si è colta, fin dal primo pezzo eseguito, il Duo n. 3, in particolare nell’Allegro maestoso – seguente all’iniziale Adagio solenne –, dove inizialmente uno dei due strumenti disegna, nella zona acuta o sopracuta, linee sinuose di carattere melodico, mentre l’altro lo accompagna con un pizzicato. Molto espressivi, in questa prima sezione gli interpreti, che hanno affrontato poi con disinvoltura la sezione seguente, più virtuosistica, dalle sequenze veloci. Una suadente cantabilità, alternata a un’alta scuola della velocità, si è apprezzata nel successivo Allegro vivo, come nel conclusivo Allegro molto espressivo.
Analogamente suggestivo è stato l’Allegro non troppo del Duo n. 1, in cui, dopo una breve introduzione dal piglio deciso, si è dispiegata una cullante melodia, abbastanza acuta, accompagnata da figurazioni veloci in ritmo ternario. Un clima di raccoglimento ha pervaso il secondo movimento, Adagio religioso, attraverso una calda cantabilità. Notevole abilità nell’avventurarsi nella zona acuta si è colta nel Rondò: Allegretto, in cui ancora una volta il dialogo coniuga interventi melodici a performances virtuositiche. Le doti interpretative dei due solisti si sono pienamente confermate nell’ultimo duo proposto (il n. 2), che culmina – dopo l’Allegro, dove domina un clima appassionato, e l’Andante di più pacato lirismo – in una Polonaise dal ritmo travolgente, eseguita con verve
e autorevolezza – e riproposta al pubblico, entusiasta e plaudente, come graditissimo fuoriprogramma

Share This

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *