Verona, Teatro Filarmonico: “La vedova allegra”

Verona, Teatro Filarmonico: “La vedova allegra”

Verona, Teatro Filarmonico – Stagione Opera e Balletto 2017/2018
LA VEDOVA ALLEGRA”
Operetta in tre atti, libretto di Victor Léon e Leo Stein dalla commedia L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac.
Musica  di
Franz Lehár
Il Conte Danilo Danilowitch ENRICO MARIA MARABELLI
Hanna Glawari MIHAELA MARCU
Il Barone Mirko Zeta
GIOVANNI ROMEO
Valencienne
DESIRÉE RANCATORE
Camille de Rossillon
GIORGIO MISSERI
Il Visconte Cascada
FRANCESCO PAOLO VULTAGGIO
Roul de St. Brioche
STEFANO CONSOLINI
Bogdanowitch
DANIELE PISCOPO
Sylviane
SERENA MUSCARIELLO
Kromow
ANDREA CORTESE
Olga
LARA ROTILI
Pritschitch
NICOLA EBAU
Praskowia
FRANCESCA PAOLA GERETTO
Njegus MARISA LAURITO
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Direttore
Sergio Alapont
Maestro del coro
Vito Lombardi
Regia e coreografia
Gino Landi – regia ripresa da Federico Bertolani
Scene
Ivan Stefanutti
Costumi
William Orlandi
Verona, 17 Dicembre 2017
Grande successo per la Prima de “La vedova allegra” di Franz Lehár, riproposta in un allestimento ormai teenager, se consideriamo che vide la luce proprio su questo palcoscenico nel 2005. Gino Landi ha tutti gli strumenti e l’esperienza necessari per realizzare uno spettacolo godibile e a tratti davvero esilarante. I tempi comici sono gestiti con maestria e il pubblico non può che rimanere estremamente soddisfatto da uno spettacolo che sa assecondare i gusti di tutti. Davvero notevole il lavoro dello scenografo Ivan Stefanutti e del costumista William Orlandi, che studiano accostamenti di colori e dimensioni splendidamente calibrati senza scadere nel kitsch, persino nel momento delle grisettes, uno dei più scivolosi dell’intera operetta. Complessivamente positiva la direzione di Sergio Alapont, che guida l’orchestra con perizia senza perdere mai il contatto con quanto accade in palcoscenico (tanto che Njegus interagirà in diverse occasioni con lui), andando incontro alle esigenze delle voci. A trionfare su tutti gli interpreti è certamente la signorina Njegus di Marisa Laurito, che si porta a casa una performance strepitosa e travolgente, salutata dal pubblico con calorosi applausi a scena aperta nel corso di tutto lo spettacolo. L’attrice si mostra all’altezza del ruolo, forse addirittura crescendo rispetto a qualche anno fa, risultando adeguatamente insinuante e peperina. Lo spirito viennese di Lehár indubbiamente soccombe alla verve napoletana della Laurito, ma nel complesso la sua prestazione rimane notevole. Mihaela Marcu è – nuovamente – una Hanna Glawari davvero di grande fascino: perfetta per il ruolo della bella e ricca vedova lascia senza fiato nella scena della Vilja, trionfando fin dal primo ingresso in scena per la sua presenza davvero prorompente: alla Marcu non manca di certo il physique du rôle ma è soprattutto un uso calibrato delle dinamiche, unito al fraseggio ben calibrato che ne fanno l’interprete più interessante della serata, accolta dagli applausi scroscianti del pubblico. Più incostante la performance di Desirée Rancatore, che delinea una Valancienne di classe ma non sempre a fuoco: nonostante l’evidente studio della parte la voce non sembra a completamente a proprio agio nel ruolo della giovane moglie del Baron Zeta; tuttavia le travolgenti doti attoriali del soprano palermitano sopperiscono in parte all’alterna prova vocale; momento meglio riuscito è certamente quello del trionfo delle grisettes, molto valorizzato dalle coreografie trascinanti e dai bei costumi di Orlandi. Enrico Maria Marabelli è un Conte Danilo elegante e a suo modo fascinoso, di voce sicura in ogni registro e priva di mende tecniche in acuto; credibile nel ruolo di amante immaturo e orgoglioso risulta divertente nella schermaglia amorosa con la bella ereditiera protagonista e accattivandosi le simpatie del pubblico. Giorgio Misseri convince nel ruolo di Camille de Rossillon, il languido amante di Valancienne, ben cantato più ancora che ben recitato: la voce è in ordine e il fraseggio misurato; il giovane tenore si fa notare particolarmente nel duetto “come di rose un cespo” con Valancienne. Francesco Paolo Vultaggio e Stefano Consolini sono rispettivamente un Visconte Cascada e un Roul de St. Brioche che brillano per simpatia e verve comica; strepitoso e davvero divertente il Baron Zeta di Giovanni Romeo, perfetto nei suoi interventi al fianco della Laurito; molto bene anche le coppie Bogdanowitch (Daniele Piscopo) e Sylviane (Serena Muscariello), gli spassosissimi Kromow (Andrea Cortese) e Olga (Lara Rotili), Pritschitch (Nicola Ebau) e Praskowia (Francesca Paola Geretto). In ordine il Coro, preparato da Vito Lombardi. Splendide le coreografie coordinate da Gaetano Petrosino, con numeri travolgenti e acrobatici sulle musiche tratte dal Gaité Parisienne di Offenbach – Rosenthal. Pubblico numeroso ed entusiasta per questa trascinante apertura di Stagione veronese; prossimo appuntamento a febbraio con l’Otello di Verdi. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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