Verona, Teatro Filarmonico:”Suonando Chaplin – Luci della città”

Verona, Teatro Filarmonico:”Suonando Chaplin – Luci della città”

Fondazione Arena di Verona, Stagione Sinfonica 2019
Orchestra dell’Arena di Verona
Direttore Timothy Brock
Charlie Chaplin: “Luci della città” (City lights)
Verona, Teatro Ristori, 8 marzo 2019
Proseguendo un atteso appuntamento che da qualche anno si ripete felicemente, l’Orchestra dell’Arena di Verona esegue dal vivo la colonna sonora di un grande film di Charlie Chaplin: dopo Tempi moderni e La febbre dell’oro, il 2019 nella cornice del Teatro Ristori, tocca a Luci della città (City lights) che secondo molta critica è forse la migliore delle pellicole di “Charlot” nelle vesti di regista e protagonista, nonché compositore. In eventi come questo infatti si rileva non solo la maestria del cineasta ma anche la sensibilità del musicista: Chaplin non lo era di professione ma, dopo lunghi anni di intensa e massacrante gavetta, conosceva perfettamente il Grande repertorio e i cliché di ogni effetto sinestetico sul pubblico. Nonostante potesse quindi avvalersi del sonoro con una tecnica ormai perfezionata da qualche anno, nel 1931 scelse di girare un nuovo film muto, cosa che avrebbe continuato a fare con esiti sommi per molti anni ancora. Pochi cartelli bastano per aiutarci a comprendere questa vicenda universale, in cui ogni gag spassosa e apparentemente trasportabile da una sceneggiatura all’altra risulta perfettamente equilibrata e sempre umana. Il finale poi, aperto ma non troppo proprio grazie al commento musicale dell’autore, suscita nello spettatore una commozione sorprendente: il sommo inglese, che ha guidato un gioco comicissimo per un’ora e venti, solo alla fine cambia davvero registro, e il pubblico trattiene il fiato insieme allo scalcagnato protagonista per alcuni istanti brevi e memorabili.
Come accennato, Charlie Chaplin (il cui faccione con autografo campeggia sullo schermo nei calorosi applausi finali) ideava da sé i temi musicali portanti del proprio cinema, anche di questo Luci della città, che poi venivano trascritti, orchestrati ed eseguiti da altri professionisti. E non senza qualche incomprensione, dato che questi collaboratori rivestivano le idee di Chaplin con abiti troppo ridicoli (a detta dello stesso autore) ed erano quindi i primi a sottostimare e a fraintendere la drammaticità sottesa nella narrazione musicale originaria. Solo grazie al perfezionismo (costoso e a tratti antisociale) del titolare godiamo quindi di un risultato così alto e compiuto. Alla guida dell’orchestra veronese stava il massimo esperto mondiale delle colonne sonore chapliniane, Timothy Brock, paziente ricostruttore ed esecutore spigliato e fedele di tutti i climi della pellicola, assecondato da una compagine attentissima e in ottima forma. Godiamo quindi di un lessico musicale eclettico e ricchissimo: la vivacità dei momenti buffi occhieggia a Rossini con la lucentezza dell’orchestrazione francese, l’ansia è una figura in minore vagamente settecentesca, il sentimentalismo (un po’ di maniera ma efficace quanto mai) rimanda a Puccini, in un linguaggio armonico di stampo romantico sempre leggibile e godibile.
Ciò che più conta, infine, è il risultato finale dell’opera completa, da vedere e ascoltare: un’esperienza da provare almeno una volta nella vita che, se coincide con un tale capolavoro, scalda ancor più il cuore. Indimenticabile. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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