Pesaro, XXIX° Rossini Opera Festival:”Maometto II”

Pesaro, Rossini Opera Festival 2008, Adriatic Arena
“MAOMETTO II”
Dramma per musica di Cesare Della Valle
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini in collaborazione con Universal Music
Publishing  Ricordi a cura di Claudio Scimone
Paolo Erisso FRANCESCO MELI
Anna MARINA REBEKA
Calbo HADAR HALEVY
Condulmiero ENRICO IVIGLIA
Maometto II MICHELE PERTUSI
Selimo COSIMO PANOZZO
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Coro da Camera di Praga
Direttore Gustav Kuhn
Maestro del Coro Lubomir Matl
Regia Michael Hampe
Scene Alberto Andreis
Costumi Chiara Donato
Pesaro, 20 agosto 2008

Quando andò in scena in epoca moderna, al Rof 1985, Maometto II segnò un importante anello mancante nell’intera produzione del pesarese che grazie al festival marchigiano si andavo riscoprendo in un particolare momento glorioso di voci. Inutile oggi lasciarsi catturare dalla nostalgia ,sono tempi andati che non ritorneranno, e se eventualmente ricomparissero sarebbero in altra salsa. Non si dimentica però: soprattutto quando si pensa alla straordinarietà di un cantante come Samuel Ramey che potremo paragonare a primo Maometto, Filippo Galli. Dopo di loro non il nulla, ma sicuramente posizioni molto inferiori.
Per la terza volta nella storia del quasi trentennale festival, Maometto II viene presentato oggi in una nuova produzione, dove il solo Michele Pertusi si ripropone a Pesaro nello stesso ruolo di quindici anni or sono. Quasi ovvio che l’attuale prestazione soccombe alla precedente.  Del basso emiliano sono  apprezzabili il senso dello stile, la  dizione perfetta, l’aderenza al personaggio ma , non si possono anche segnalare gli altrettanto evidenti segni di stanchezza vocale: agilità poco fluide e e dimezzate, rispetto all’originale,  nell’aria di sortita  che gli costa  non poca. A questo si aggiunge anche un registro acuto alquanto forzato. Eì risaputo quanto questo ruolo sia impervio e pochi  ne sianno usciti indenni, ma ci auguriamo che Pertusi ( come pare abbia affermato), decida di archiviarlo definitivamente e guardare ad altri lidi vocali. Alla recita alla quale ho assistito il ruolo di Calbo era sostenuto da Hadar Halevy (la titolare era Daniela Barcellona, la quale cantando “Stabat Mater” alle 17’00 non poteva certo affrontare anche l’opera nella sera stessa). E’ la terza volta che ascolto questa cantante, corretta,  voce ben timbrata, con un unico e sostanziale difetto: non è un contralto né tanto meno un mezzosoprano autentico ma un soprano scuro. La Halevy, a mio parere, si spaccia per per contralto  in mancanza  di candidate. La voce inoltre nel centro è piuttosto afona, gli acuti  striduli, le agilità approssimative; nonostante ciò la  sua grande aria del secondo atto ha ricevuto gli applausi più convincenti della serata. Il personaggio di Anna Erisso era interpretato da Marina Rebeka, giovane soprano uscito dall’Accademia Rossiniana di Pesaro. Tutto sommato una prova positiva vista la giovane età, l’inesperienza,  in ruolo come questo, interminabile e carico di insidie tecniche. La Rebeka ha fatto sfoggiio di buona agilità, notevole estensione , emissione curata, anche se il registro centrale e  il centro e il grave, soprattutto,  sono alquanto deficitari ( non a caso la parte fu scritta per la Colbran).
Debole anche l’adesione al personaggio  da apparire quasi totalmente asettico ed inespressivo. Paolo Erisso, suo padre nell’opera, è stato interpretato da Francesco Meli: padronanza nel timbro e  diziona chiarissima , peccato che lo stile lascia alquanto desiderare, la fonazione sempre “aperta”, spinta e gli acuti spesso al limite causa malanni tecnici che purtroppo non vengono risolti, vista ancora la giovane età. Insignificanti i ruoli secondari.  Buona parte  della responsabilità del successo molto, molto risicato di questa produzione è dovuta alla concertazione di Gustav Kuhn, pesante e senza stile, assolutamente inerte nei grandi passi lirici ed introspettivi, della partitura.  Tutt’altro che  fulgida l’orchestra “Haydn” , professionale il coro di Praga. L’altro e non secondario aspetto negativo di questo “Maometto II”, la regia di Michael Hampe tra le più scontate e statiche che si siano viste,  non solo al Rof, ma nell’ intero panorama operistico degli ultimi anni.  La “tradizione” scelata da Hampe, (  belle le scene di Alberto Andreis e i  ricchi costumi di Chiara Donato ) si fermava alla sola concezione di moviementi quasi coreografici e stereotipati, sfiorando  talvolta ill ridicolo, dove nessun personaggio era coinvolto in una  propria interpretazione  ma relegato a sola presenza scenica. Pubblico molto partecipe di applausi, con qualche  isolata contestazione.

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