Venezia, Teatro Malibran:”La virtù de’ strali d’amore”

Venezia, Teatro Malibran, Stagione Lirica 2008
“LA VIRTU’ DE’ STRALI D’AMORE”

Opera tragicomica musicale in un prologo e tre atti di Giovanni Faustini
Musica di Francesco Cavalli
revisione a cura di Fabio Biondi – prima rappresentazione in tempi moderni
Il Capriccio,Leucippe,Clarindo,Una maga GIACINTA NICOTRA
Il Piacere,Clito,La Fama,Una nereiede GEMMA BERTAGNOLLI
Pallante JUAN SANCHO
Erino,Una ninfa PAOLO LOPEZ
Erabena, una ninfa, una maga – CRISTINA ARCARI
Primo marinaro,Evagora,Giove MARCO SCAVAZZA
Secondo marinaro,Saturno ROBERTO ABBONDANZA
Cleria, Venere,Una maga ROBERTA INVERNIZZI
Meonte FILIPPO ADAMI
Cleandra, Amore,Una ninfa MONICA PICCINNI
Ericlea,Psiche,Una ninfa, Una neriade DONATELLA LOMBARDI
Darete,Marte FILIPPO MORACE
Mercurio,Un dio marino GIAN LUCA ZOCCATELLI
Una ninfa,una maga, una neriade MILENA STORTI
Orchestra “Europa Galante”
Direttore Fabio Biondi
regia, scena e costumi a cura della Facoltà di Design e Arti IUAV di Venezia
a cura di Davide Livermore, Tiziano Santi, Vera Marzot
Venezia, 14 ottobre 2008
Rappresentata per la prima volta al Teatro di San Cassiano di Venezia nel 1642, La virtù de’ Strali d’Amore di Francesco Cavalli, segna l’inizio dell’intensa collaborazione con il librettista e impresario Giovanni Faustini e che si concluderà nel 1651 con l’improvvisa morte di Faustini. Questo primo lavoro rientra stilisticamente nella grande stagione dell’opera veneziana seicentesca: intrigo assai complesso,  con un libretto spesso con chiari riferimenti erotici e con numerosi personaggi: dei, aristocratici e popolani. Musicalmente la partitura si snoda con un uso pressochè totale del “recitar cantando” di grande espressività che sfocia nell’arioso. Predomina comunque lo stile “recitativo” e quindi la partitura non è certo “leggera” all’ascolto, in parole povere, questo lavoro non è certo uno di quelli che ti viene voglia di ascoltare tutti i giorni. Va a colmare la conoscenza del teatro di Cavalli e stop. Prezioso il lavoro operato da Fabio Biondi nel vivacizzare la partitura e, soprattutto per rendere vivida ed efficace teatralmente  la parola scenica dai cantanti. Una compagnia di canto complessivamente valida sial piano prettamente vocale che interpretativo. Sull’allestimento non un c’è un granchè da dire: assolutamente aldifuori dell’ottica barocca, con un ‘inutile trasposizione agli anni ’30 in un grigio e anonimo contenitore scenico. Pubblico cordiale, ma con molte defezione nel corso dell’opera.

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