“Senza trucco!”…. Federico Maria Sardelli

Da questa mia intervista con il Maestro Federico Maria Sardelli, credo si possa intuire uno degli aspetti che caratterizzano questo artista, ossia la presenza ,non certo nascosta, ironia, autoironia, gusto della provocazione, aspetti  che trovano concreta espressione in quello che è “l’altro” Sardelli, quello cioè che, smessi i panni del musicista, si esprime come vivace animatore di serate in vernacolo, ossia di dialetto toscano. Questa, come asserisce Sardelli, “è un’altra storia” ma che sicuramente rende unica e più che mai poliedrica la figura di questo artista che possiamo veramente definire a tutto tondo. Vi consiglio di conoscere questo lato del M° Sardelli in quel grande contenitore che è You Tube! Le risate sono assicurate…

Il tratto principale del tuo carattere?
Boria, arroganza, altezzosità e disprezzo pel prossimo. Ma direi anche vigliaccheria, che ritengo una dote dei grandi uomini.
Il tuo principale difetto?
Ho talvolta momenti di generosità, da cui però mi riprendo presto.
Segno zodiacale?
Cassapanca, con ascendente baccalà. Non vorrei deluderti, ma ritengo l’astrologia una ridda di baggianate pazzesche. Mi dicono che io sia del segno del leone, ma anche della nutria andrebbe bene.
Superstizioso?
No. Ho solo dei curiosi tic, che non ricollego a cosmologie fallimentari o preconizzazioni fatali, come ad esempio spengere la luce per due volte prima di dormire (metodo utilissimo che consiglio a tutti per esser sicuri di non lasciarla accesa).
Cosa volevi fare da grande?
Il direttore d’orchestra, ma anche il pittore, il compositore, il saggista; tutte cose che si sono avverate, come aveva previsto il Mago Herpes.
Hai mai gridato vendetta?
Sì, una volta, contro un collega direttore d’orchestra, anzi, direi agitatore aritmico di mani. Ma poi ho fatto la doccia e l’ho dimenticato.
Il libro che ti ha segnato?
Le Meditazioni metafisiche di Descartes.
La tua famiglia ha influenzato le tue scelte ?
Eh sì, perché senza mio padre – ottimo pittore e grande amante di Beethoven – non avrei imparato né a dipingere né ad amare la musica fin da bambino. Per tutte le altre scelte di studio o di vita i genitori mi hanno lasciato completamente libero, ed ora ringraziano il cielo che non gli sia diventato un emulo di Califano o altri perigli a cui son soggetti i giovani.
La musica è stata una vocazione?
Sebbene il termine contenga una sfumatura religiosa che non sopporto, direi di sì: all’età di undici anni ero prepotentemente attirato dalla musica e componevo concerti e sonate con una furia che mi isolava dalla realtà circostante (“Federicooo, vieni a tavola ché si fredda la minestra!”).
Cosa ti manca di più nella tua vita di oggi?
La presenza in vita di Antonio Vivaldi. Più che il tempo passa e più mi accorgo di quanto desidererei conoscerlo di persona.
La delusione più grande?
Rendesi conto, ad una certa età dell’infanzia, che dobbiamo morire.
Che importanza dai al denaro?
Assai poca, purtroppo. Dato che ho la fortuna di fare per lavoro ciò che altri farebbero per passione nei momenti liberi da altri lavori più opprimenti, ricevo da ciascun mio lavoro una forte gratificazione (dello spirito, della vanità, della sociabilità, dei contenuti artistici, etc), cosicché tendo a dimenticare che esiste anche una sua corresponsione in denaro. Errore grossolano, che porta a dimenticarsi di dover esser pagati ed altre grane.
Raccontami un tuo sogno ricorrente.
Non me li ricordo, per fortuna. Ci mancherebbe anche ingombrare la veglia con le chimere del sonno.
Di che cosa hai paura?
Di tutto: dagli insetti alle malattie, attraverso un ampio ventaglio di fife.
Gli ideali, le passioni sono importanti?
Ovviamente sì. Tutto quel che faccio lo faccio sospinto da una forte passione. Questo atteggiamento, sostanzialmente positivo, comporta però che quando càpita di dover affrontare lavori che non stimolano nessuna passione (dirigere brani che non ami o che detesti, etc.), la faccenda si fa assai complicata. D’altra parte, non invidio certo coloro che affrontano le cose meccanicamente, per mestiere.
Chi o cosa ti imbarazza?
Pressoché nulla e nessuno, scusa la faccia tosta.
La situazione più rilassante?
Aver la possibilità di dedicarmi a ciò che amo fare al momento: in questo, ad esempio, non c’è nulla di più rilassante ed appagante che poter lavorare al mio prossimo libro su Vivaldi Un  monumentale lavoro di catalogazione della  sua musica per la “Ryom Verzeichnis”  (RV)
Un lavoro di catalogazione che però è una sorta di “work in progress”, visto che Vivaldi ci offre continue sorprese, come dimostra il cd che hai appena pubblicato  tutto di “prime assolute”…
Si, vero. A differenza di altri musicisti dell’epoca, come Bach, Handel o Mozart, Vivaldi ha avuto la sfortuna di essere dimanticato pressochè totalmente per oltre 150 anni e quindi la ricerca è cominciata con grande ritardo.
Una ricerca che, per altro si estende nei luoghi più disparati, come nel caso delle musiche del tuo ultimo cd che sono state trovate ad Assisi, Montecassino, Ratisbona…e per tutte si è trattato di attribuzioni?
…Attribuzioni con un fortissimo grado di certezza. Ho avuto modo di constatare  diversi passaggi che si ritrovano in altre opere certe di Vivaldi. Tra le mie mani è passata tanta musica di Vivaldi, con le sue correzioni, annotazioni, ecc. ragion per cui, anche quando mi è capitato di dovere ricostruire qualche passo andato perduto, posso permettermi di dire:”Vivaldi avrebbe scritto così”. Poi ho avuto dei riscontri positivi,  confrontando con passi simili  composti  di suo pugno.
Senti, diciamolo pure, adesso Vivaldi, soprattutto quello vocale, è diventato “di moda”
Certamente. Quando io ho iniziato a riscoprire il teatro vivaldiano, nessuno lo voleva eseguire.  Adesso possiamo dire che va “a ruba”.
Tu hai riscoperto “Arsilda regina di Ponto” e  “Atenaide”… Altre novità in vista?
Si. Ma “top secret”….
Torniamo a argomenti più frivoli. Quale era la tua materia scolastica preferita?
Filosofia.
Città preferita?
Venezia, ovviamente.
Colore preferito?
Ma che domanda, è come chiedere qual’è la nota preferita! I colori, come le note, sono tali solo in relazione ad altri e se inseriti in certe forme. Potresti dire che il Sol è la tua nota preferita senza passare da babbeo? E così se io dicessi il blu o il terra di siena bruciata.
Fiore preferito?
Il carciofo, specialmente se alla giudìa.
Vacanza ideale?
Dice uno dei comandamenti del Sodalizio Mvschiato (setta deviata a cui mi onoro di far parte): «State a casa vostra». La maggior parte delle disgrazie avvengono perché la gente non se ne vuol stare a casa propria (invasioni barbariche, aeroplani che cascano, etc). Poiché il mio lavoro m’impone di viaggiare molto, vedendo molti luoghi che altri visiterebbero solo per svago, appena ho tempo libero osservo rigorosamente il comandamento del Sodalizio.
Giorno o notte?
Giorno. Dipende poi per far cosa.
Il film più amato?
Amici miei, i primi due.
La stagione dell’anno?
L’inverno. Accidenti all’estate.
Il posto dove si mangia peggio?
Sono la maggioranza, impossibile elencarli tutti. Difficile è mangiar veramente bene. Conosco tuttavia una trattoria nel padule di Fucecchio dove riescono a cucinare male anche la pasta al burro, può interessare?
Il tuo rapporto con il cibo?
È una delle principali gioie della vita ed io amo cucinare. E poiché nella nostra vita ci è riservato un numero limitato di pasti, è nostro imperativo cercare di averne di più buoni possibile. Diffida di quelli che ti dicono: per me va bene anche una pizza surgelata. Gente così abbassa la qualità generale della vita; figuriamoci se poi è un cantante o un direttore d’orchestra a dirlo: sai che gusto estetico potrà portare in musica?
Piatto preferito?
Il foie gras. Ma anche un’altro gran numero di cose buonissime.
Vino rosso o bianco?
Vino buono. Rosso o bianco secondo l’abbinamento.
Il cantante preferito?
Oscillo tra Nek e la Pausini. Ah ah, ci hai creduto? In realtà potrei farti il nome di molti ottimi cantanti con cui lavoro, la cui voce mi piace molto, ma dovendo scegliere, farei un’ingiustizia verso qualcuno di loro. Dunque ti dico: Anna Girò.
A chi non conoscesse la sua voce, cosa le faresti ascoltare?
Non essendoci dischi possibili con la voce dell’Annina del Prete Rosso, consiglio di ascoltarsi l’aria Quanto posso a me fo schermo dall’Atenaide, e poi dire se il superficiale giudizio postumo di Goldoni non sia un puro pettegolezzo ( si tratta di un episodio nel quale Goldoni parla della Girò come di una cantante di modesto livello, ndr).
Il primo disco acquistato?
La Stravaganza, Op. IV, di Vivaldi, eseguito da “I Musici”, delizia della mia infanzia.
Il tuo rapporto con la televisione?
Non ce l’ho. E appena mi capita di vederla da qualcuno mi fa andare in bestia dopo pochi secondi: trasmissioni cretine una dopo l’altra, telegiornali faziosi, valanghe di pubblicità, tutti ingredienti che la rendono un oggetto disgustoso.
Cosa fai un’ora prima di salire sul palco?
Mangio. Non riesco a far concerti digiuno. Mi dicono di colleghi che si rinchiudono nel buio del camerino senza mangiare, meditando. Poveretti.
Cosa non manca mai nel tuo camerino?
Un poster a figura intera raffigurante “Padrepio” che gioca a bocce.
A cosa pensi quando ti guardi allo specchio?
Ma che bell’uomo! Oppure: che faccia da schiaffi.
Come vorresti morire?
Verrebbe da dire una delle solite banalità tipo «nel sonno» o nei modi più indolori possibili. Hai mai trovato qualcuno che ti risponde «divorato dalle più crude sofferenze»?
Stato d’animo attuale?
Come quello descritto negli ultimi versi degli intermedi a La Pellegrina: felice e altero.
Il tuo motto?
Potrei citarne uno del Sodalizio Muschiato: «c’è tanta ignoranza».

Federico Maria Sardelli. Direttore d’orchestra, musicologo, compositore, disegnatore e flautista, è nato a Livorno nel 1963. Nel 1984  fonda l’orchestra barocca “Modo Antiquo” Modo Antiquo con cui svolge attività concertistica in tutta Europa sia in veste di solista che di direttore, presente nei maggiori festival di musica antica. È stato ospite delle maggiori sale da concerto d’ Europsa, tra cui il Concertgebouw di Amsterdam. È direttore ospite di numerose orchestre sinfoniche, tra cui il Maggio Musicale Fiorentino. Dal 2006 è principale direttore ospite dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Ha al suo attivo più di quaranta incisioni discografiche, sempre in veste di direttore e di solista. La sua ricostruzione e prima incisione dei Concerti Grossi op. VI di Arcangelo Corelli con strumenti a fiato ha costituito un evento nel panorama della musica antica. Nel febbraio del 1997 ha ricevuto a New York, per il suo disco Vivaldi, Concerti per molti Stromenti, la nomination ai “Grammy Awards”, il massimo riconoscimento per l’attività discografica. Nel 2000 una seconda nomination è giunta a premiare la sua ricostruzione dei Concerti Grossi di Corelli.
È un protagonista della rinascita del teatro musicale vivaldiano dei nostri tempi: sue sono le prime rappresentazioni, incisioni ed edizioni mondiali di numerose opere vivaldiane inedite, tra queste le prime assolute di Arsilda, regina di Ponto. Nel 2005, presso il Concertgebouw di Rotterdam, ha diretto la prima mondiale dell’opera Montezuma di Vivaldi, riscoperta dopo 270 anni. Nel 2006 ha diretto la prima ripresa mondiale dell’opera Atenaide di Vivaldi al Teatro della “Pergola” di Firenze. Nel 2007 è stato direttore principale dell’Händel Festspiele di Halle, Sassonia-Anhalt, dove ha diretto l’opera Ariodante (poi diretto anche nel 2008 e 2009, anche al Festival di Beaune).
È membro del comitato scientifico dell’ Istituto Italiano “Antonio Vivaldi” presso la Fondazione “G.Cini” di Venezia, per il quale ha pubblicato il volume La musica per flauto di Antonio Vivaldi . Sempre per conto dell’Istituto ha creato e dirige la collana di di musiche in facsimile «Vivaldiana», edita da SPES. Numerosissime sono le sue pubblicazioni musicali e musicologiche, edite da Bärenreiter,Ricordi, SPES, Fondazione G. Cini. Tra i suoi prossimi impegni teatrali: Il mondo alla rovescia di Salieri al Teatro Filarmonico di Verona, Admeto di Handel a Lipsia, Giasone di Cavalli a Antwerpen

4 Comments

  1. Francesco Macchioni

    Vorrei,da assiduo lettore delle sue opere,salutare il borioso Federico, ultimamente sto scoprendo anche il suo lato musicale….è un perfido genio….un abbraccio da Francesco

  2. renata mangano

    Mi sento ‘figlia di coro’, di quelle che non hanno nessuno ma hanno la musica;
    Così vorrei cantare, con la sola, sublime ambizione del mio rapporto sempre più intimo e semplice con la mia arte.

  3. Matteo

    Vederlo dirigere è dimenticarsi di ascoltare .. ma la musica che dirige la vedi tutta in lui. Artista quasi umano!

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