“Il Barbiere di Siviglia” al Teatro La Fenice di Venezia

Teatro La Fenice – Stagione Lirica 2010
IL  BARBIERE  DI  SIVIGLIA”
Melodramma buffo in due atti su libretto di Cesare Sterbini dalla commedia “Le barber de Séville” di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais.
Musica di Gioachino Rossini
Conte d’Almaviva ENRICO  IVIGLIA
Don Bartolo ELIA  FABBIAN
Rosina MANUELA  CUSTER
Figaro CHRISTIAN  SENN
Basilio LORENZO  REGAZZO
Berta GIOVANNA  DONADINI
Fiorello LUCA  DALL’AMICO
Un ufficiale JULIO CESAR  BERTOLLO
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore, Daniele Rustioni
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Maestro al fortepiano Stefano Gibellato
Regia di Bepi Morassi
Scene e costumi di Lauro Crisman
Light designer: Vilmo Furian
Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice.
Venezia, 11 febbraio 2010
Le tre recite fuori abbonamento de “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini alla Fenice di Venezia, secondo titolo della stagione, lasciano spazio ad una considerazione sulla programmazione artistica. E’ evidente che durante il Carnevale anche il teatro debba adeguarsi all’atmosfera della festa. Ebbene, allestire poche recite di uno dei titoli più famosi ex-abrupto, peraltro in un vecchio allestimento, non fa certo onore ad un’istituzione che, in simbiosi con la città che la ospita, dovrebbe ambire all’esclusività territoriale nonché storica. Una programmazione artistica non si fa sommando una serie di titoli, più o meno conosciuti, senza una logica di produzione, di intenti, senza coerenza di proposte culturali che tali si possano definire. Un’ottica interessante avrebbe potuto essere quella di inserire un’opera avente un nesso con il tema attuale del Carnevale, facendo ricorso dunque ad una diversa e più oculata scelta di titolo, cast, regia ecc. Col senno di poi, questo Barbiere si scosta anni luce da tutto quel processo denominato “Rossini Renaissance” che ha avuto il compito, negli ultimi 40 anni, di valorizzare stilisticamente l’esecuzione rossiniana. L’interesse primario di questo allestimento era rappresentato dalla giovane bacchetta di Daniele Rustioni, già apprezzato direttore su scala europea. Infatti, nel complesso, non ha deluso: la sua concertazione è stata  briosa e frizzante nella  narrazione.  Nel  cast emerge  Lorenzo Regazzo, cantante elegante, il suo non è un Basilio “cavernoso” ma di basso “cantante” come è,  chiaramente “belcantista”, mai caricato nella resa scenica del personaggio. Manuela Custer interpreta Rosina da mezzosoprano, con intelligenza, gusto e verve, la voce però appare affaticata e disomogenea nei registri, probabilmente non in serata rispetto ad altre esibizioni. L’Almaviva di Enrico Inviglia si colloca sulla linea dei tenorini leggeri, tipici negli anni 50’ e ’60, egli è comunque corretto e mostra una certa propensione al canto d’agilità pur entro certi limiti, evitando accuratamente il rondò del II atto. Christian Senn ed Elia Fabbian non si distinguono per particolari proprietà, entrano nella semplice e banale routine. Simpatica e frizzante la Berta di Giovanna Donadini, buoni gli altri comprimari, così come il coro del Teatro la Fenice. Della regia, con scene banalissime e scontati costumi di Lauro Crisman, non saprei cosa aggiungere agli aggettivi «logoro» ed «abusato». Gag e parodie d’avanspettacolo, forzature inappropriate,  come se nel Rossini del “Barbiere” non ci fossero già abbastanza  elementi per divertire. In teatro, il pubblico del Carnevale,  ha  accolto con calore lo spettacolo e i suoi protagonisti.

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