“Un giorno di regno” al Teatro Regio di Parma

Teatro Regio di Parma – Stagione Lirica 2010
“UN GIORNO DI REGNO” (Il finto Stanislao)
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani e Temistocle Solera dalla farsa “Le faux Stanislas” di Alexandre-Vincent Pineux-Duval.
Musica di Giuseppe Verdi
Il Cavalier Belfiore, sotto il nome di Stanislao Re di Polonia GUIDO  LOCONSOLO
Il barone Kelbar  ANDREA  PORTA
La marchesa del Poggio ANNA CATERINA  ANTONACCI
Giulietta di Kelbar ALESSANDRA  MARIANELLI
Edoardo di Sanval IVAN  MAGRI’
Il signor La Rocca PAOLO  BORDOGNA
Il Conte di Ivrea RICARDO  MIRABELLI
Delmonte/un servo  SEUNG  HWA PAEK
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma (M.o del coro: Martino Faggiani)
Direttore, Donato Renzetti
Regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi
Luci di Vincenzo Raponi
Coreografie di Luca Veggetti
Allestimento del Teatro Regio di Parma e Teatro Comunale di Bologna 1997.
Parma, 29 gennaio 2010

Per l’inaugurazione della Stagione invernale 2010 il Regio ha scelto “Un giorno di regno o  Il finto Stanislao” seconda opera nel catalogo di Giuseppe Verdi e suo unico approccio con il melodramma giocoso. In 54 anni di carriera questo resta l’unico  autentico insuccesso del compositore. Gabriele Baldini, nel programma di sala, elenca tutte una serie di scrupolose e attente giustificazioni a difesa del compositore ( in due anni aveva perso due figli e la moglie )ma che non sovvertono il valore dello spartito.  Non mancano certo pagine di un certo pregio, come ad esempio  l’aria di sortita della Marchesa del Poggio, o il duetto Belfiore-Edoardo  o quelli tra i vari bassi “buffi”, ma in generale, la musica risulta formale e priva di reale  “vis”  brillante così come  piuttosto  manierato era il libretto di Felice Romani.
Lo spettacolo visto al Regio, altro non è se non una una ripresa di una produzione di successo del 1997, poi allestita nel 2001 a Bologna, curata per intero da Pier Luigi Pizzi, che  in una elegante cornice primo 700′,  guida i personaggi in una regia funzionale e non priva di belle intuizioni. Delizioso, ad esempio, l’omaggio alla città di Parma nella scena prima del II atto ambientata nella dispensa del palazzo riempita di prosciutti e forme di parmigiano. Sul podio un Donato Renzetti, non aiuta certo a rendere giustizia alla già debole partitura. La sua è una concertazione senza verve e mordente, diversamente dai recenti “Foscari”  visti sempre qui al Regio. Di conseguenza anche l’orchestra risulta sottotono e il coro, sempre puntuale e preciso,  non è certo emerso visto che  gli interventi corali sono tra la pagine più brutte dell’opera.  Venendo alla compagnia di canto,  bisognerebbe partire dal presupposto che in opera già di per sè deboli ci dovrebbe essere un cast in grado almeno di valorizzare quel poco che c’è.  Questo non è successo in questa ripresa. Anna Caterina Antonacci, unica del cast presente nelle citate precedenti edizioni, è forse stata la migliore per garbo stile, puntualità e fraseggio, anche se attualmente il registro acuto e forzato e poco appoggiato (del resto non è mai stato il suo punto di forza!). Al suo fianco spicca il La Rocca di Paolo Bordogna che sempre più si conferma  musicalissimo, vivace belcantista nonchè brillante attore, mai sopra le righe. Tutti gli altri erano molto inferiori alle aspettative: Guido Loconsolo, monocorde e  intubato Belfiore, Alessandra Marianelli una precisa Giulietta ma vocalmente esile e afflitta da un fastidioso vibrato, Andrea Porta un Kelbar fiacco e limitato vocalmente.Infine  Ivan Magrì, un Edoardo dalla voce acerba  e con vistosi limiti tecnici tanto che,  nella difficile aria del II atto è inciampato piu volte in clamorosi incidenti, che fortunatamente il temibile loggione ha solo apostrofato con qualche mugugno. Al termine successo cordiale. Foto di Roberto Ricci – Teatro Regio di Parma

 


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