Georg Friedrich Händel (1685 – 1759) “Acis and Galatea” (Aci e Galatea)

Masque in due atti, libretto di John Gay e altri, dalle Metamorfosi di Ovidio, The Royal Opera Extra Chorus , Orchestra of the Age of Enlightenment, Christopher Hogwood (direzione), Wayne McGregor (regia), Danielle de Niese (Galatea, una ninfa), Charles Workman (Aci, un pastore), Paul Agnew (Damon, un pastore), Matthew Rose (Polyphemus, un gigante), Ji-Min Park (Coridon, un pastore), The Royal Ballet – Royal Opera House, Covent Garden, Londra, 8 aprile 2009 1 DVD Opus ArteOA 1025 D

L’eleganza costituisce il tratto principale di questa produzione della Royal Opera House di Londra, interamente affidata al regista e coreografo Wayne McGregor che riesce nell’impresa di rendere più che godibile questa “opera pastorale” composta da G.F. Handel nel biennio 1717-18 e caratterizzata da musica di fine fattura, benché non particolarmente entusiasmante. Punto di forza visivo dello spettacolo sono i fondali in velo su cui vengono proiettate immagini bellissime nel loro accostamento cromatico ed il conseguente utilizzo delle luci. McGregor affianca ad ogni cantante protagonista dell’opera, un danzatore o danzatrice in totale “nude-look” che ne rappresenti ed amplifichi lo stato d’animo. Tale espediente contribuisce a mantenere vivo l’interesse dello spettatore annoiato dal solo ascolto delle lunghissime arie con da capo che, in questo lavoro handeliano, non brillano certo per originalità e tantomeno per l’esecuzione di gran parte del cast. Charles Workman, tenore specializzato nel repertorio barocco, è inascoltabile, tanto l’emissione risulta ingolata ed il timbro grigiastro. Danielle De Niese, che continua a procurarsi ingaggi sull’onda dell’immenso successo del Giulio Cesare diretto da David McVicar e messo in scena a Glyndebourne nel 2005, appare qui in pessima forma: il timbro è querulo e bianchiccio, ma questo è il minore dei mali. L’emissione risulta apertissima, mai un suono che sia “raccolto” o “girato” (a tratti sembra una stellina del pop prestata alla musica classica) ed ecco che, alla seconda aria, la voce suona fibrosa, aspra nei centri e fuori controllo nel registro medio-acuto. Per di più interpreta in modo lezioso, tutta sorrisi ed occhioni luccicanti e ne consegue una prestazione affatto memorabile. Matthew Rose nella parte di Polyphemus esibisce un bel timbro da vero basso e non se la cava male (eccetto nelle agilità pasticciate), ma soprattutto è sinceramente spiritoso ed ispirato nella resa del suo personaggio. Anche il Damon di Paul Agnew emerge grazie ad un ottimo controllo dell’emissione ed ad una caratterizzazione spigliata ed efficace. I danzatori sono tutti molto bravi (con un plauso particolare per Eric Underwood, alter-ego di Polyphemus) e l’interazione con i cantanti appare ben riuscita. Cristopher Hogwood dirige l’orchestra The Age of Enlightenment impeccabilmente, valorizzando, per quanto possibile, dinamiche e sfumature della partitura. Ottimo il comparto tecnico del dvd con immagini in alta definizione e audio DTS.

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