Arena Sferisterio di Macerata:”Faust”

Sferisterio Opera Festival, 46° Stagione Lirica 2010 – “A maggior gloria di Dio”
“FAUST”
Opera in cinque atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré, da Goethe.
Musica di Charles Gounod
Copyright ed edizione Editions Choudens, Paris. Sub-Editore per l’Italia Casa Musicale Sonzogno
di Piero Ostali, Milano.
Faust TEODOR ILINCAI
Mèphistophélès ALEXANDER VINOGRADOV
Valentin LUCA SALSI
Wagner WILLIAM CORRO’
Marguerite
CARMELA REMIGIO
Siebel KETEVAN KEMOKLIDZE
Marthe ANNUNZIATA VESTRI
Fondazione Orchestra Regionale delle Marche.
Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”.
Complesso di palcoscenico Banda “Salvadei”.
Gruppo di danza “Aeros”
Direttore Jean-Luc Tingaud
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Maestro del coro David Crescenzi
Coreografie Gheorghe Iancu.
Movimenti coreografici di massa e mimici Roberto Maria Pizzuto
Disegno luci Sergio Rossi
Macerata, 3 agosto 2010
A causa delle avversità climatiche che hanno completamente stroncato il debutto nell’arena Sferisterio di Macerata di questo Faust di Gounod il 30 Luglio, finalmente, sotto pietosi numi, sebbene con un’ora di ritardo causa pioggia, la prima di questo nuovissimo allestimento è andata in scena sotto un cielo sì coperto, ma clemente e confortante.
Doveroso ricordare che questo titolo non compariva all’Arena neoclassica di Aleandri  dal 1997 (prima ed unica volta), con un cast allora che vantava nomi quali Luciana Serra, Pietro Ballo, David Pittsinger per la regia del compianto Gilbert Deflo.
L’impianto scenico austero in pieno stile “Pizziano”vantava ricicli di alcuni elementi delle passate stagioni ed elementi di novità, alimentando  così un nuovo canale creativo: là dove i tagli agiscono con forza, si è costretti a  sviluppare, per necessità, la virtù creativa. A Macerata è da anni noto che si ama il “vintage”  di scene e costumi.
Nove cipressi funesti,  hanno dominato la scena per tutto lo spettacolo,incorniciando a seconda del susseguirsi del racconto vari elementi caratterizzanti il racconto: la  biblioteca di Faust, un grande crocifisso nero ( quasi inquietante) per l’interno della Chiesa e il medesimo crocifisso, visto però di spalle, nella parte finale dell’opera. Dio, sembra  suggerire la regia, non abbandona i suoi figli: è sempre presente, siamo noi a scegliere sempre come porsi alla croce, frontalmente o di spalle. Una original ed  efficace rilettura del concetto di libero arbitrio.
La Regia appare  credibile, sobria ed elegante e scorre senza particolari colpi di scena, sebbene il Maestro Pierluigi Pizzi non tradisca la sua vocazione  a riferimenti a sfondo sessuale: un  nudo nella scena iniziale del patto satanico di Faust nel I Atto ed  una ben evidente scena di sesso orale che vede protagonista Marthe e Mephistipheles al III Atto . Pubblico divertito, anche grazie alla leggerezza degli attori/cantanti che hanno saputo renderla leggera e non morbosa.
Bella l’idea di far strappare dalle mani di Marguerite il figlio di Faust da Mephistopheles, invece della più classica uccisione del neonato da parte della protagonista, che sembra in questo visione  registica quasi privata anche di questa scelta, vittima della disperazione a causa della propria decadenza morale: Marguerite culla il figlio, lo accarezza e, quando le viene strappato, con le braccia aperte lo cerca, lo segue con lo sguardo sotto il mantello di Mephistopheles e si dispera.
Il Direttore Jean Luc Tingaud ha saputo regalare una lettura musicale un pò incostante, con tempi alle volte un pò lenti ed altre volte un pò troppo veloci. In verità, va detto a sua difesa che ha saputo comunque sempre gestire la sua direzione con  il  pieno controllo di una  rassicurante orchestra, regalando anche momenti brillanti e concendendo anche libertà vocali e ai solisti.
Teodor Ilincai, giovane tenore rumeno, è stato un Faust vocalmente corretto: la  voce è bella, limpida e ben impostata, appare però come intirmorito dal ruolo nel quale, siamo certi potrà, in futuro, dare molto: ha doti e talento per crescere.
Alexander Vinogradov ha dato al personaggio di Méphistophélès una lettura  molto misurata, indubbiamente efficace anche se talvolta appare  scenicamente un po’  incerto e poco disinvolto. Possiede uno strumento vocale di notevole qualità timbriche e una tecnica sicura che gli consente di superare agevolmente  le asperità del  ruolo.
La Marguerite di Carmela Remigio è stata piuttosto alterna. Buono complessivamente  il controllo tecnico-vocale, ma  emerge un registro medio-grave piuttosto fragile  oltre a una linea di canto stilisticamente  poco “francese”.  La sua caratterizzazione del personaggio poi è a senso unico, senza uno sviluppo psicologico:  non una fanciulla che diventa donna, ma una donna che giunge alla morte non tanto perché vittima di una follia intima e dilaniante, ma piuttosto in contesto di follia isterica.
Scenicamente poco caratterizzato, ma vocalmente ineccepibile il Valentin di Luca Salsi. La vera rivelazione della serata è stata  il  Siebel del mezzosoprano georgiano Ketevan Kemoklidze.  Non a caso premiata dal pubblico  con gli applausi  più convinti, la Kemoklide ha sfoggiato oltre una voce dal  timbro  bellissimo, svettante e sicura , una indubbia e comunicativa personalità scenica. Annunziata Vestri è stata una più che corretta Marthe; William Corrò, invece, un Wagner completamente da rivedere.
Il Coro Lirico Marchigiano ha dato  prova di essere una formazione affiatata e professionale, in grado di superare le  difficoltà degli spazi dello Sferisterio e  le impostazioni registiche.  Il gruppo di danza “Aeros”, con l’apporto di Gheorge Iancu, ha dato vita a delle belle azioni coreografiche, di rilievo  quelle che citavano il ruotare delle danze dervisce quasi a  rimarcare il carattere ipnotico della tentazione demoniaca. Pubblico numeroso e paziente  anche se, a notte fonda al termine della lunga serata, non è stato particolarmente generoso nel tributare un comunque doveroso successo ai   protagonisti della serata. Foto Tabacchini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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