Giacomo Puccini (1858 – 1924): “La Bohème”

Opera lirica in quattro quadri, libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Andris Nelsons (direzione), John Copley (regia), Teodor Ilincai (Rodolfo), Hibla Gerzmava (Mimì), Gabriele Viviani (Marcello), Inna Dukach (Musetta), Kostas Smoriginas (Colline), Jacques Imbrailo (Schaunard), Donald Maxwell (Alcindoro), The Royal Opera Chorus, The Orchestra of the Royal Opera House 1 DVD Opus Arte Cod.OA 1027 D – 121′

Opus Arte continua la pubblicazione su DVD e Blu-Ray di spettacoli registrati al Covent Garden di Londra con questa “Bohème” del 2009. L’allestimento è quello, già ampiamente rodato e lodato, del regista britannico John Copley.  La  produzione debuttò per la prima volta proprio a Londra nel 1974 e da allora è stata “resuscitata” più di venti volte nel corso delle stagioni teatrali londinesi. Già nel 1982 il tentativo di immortalare il tutto su video, diede origine ad un prodotto che, allora come oggi, non può essere considerato un punto di riferimento (il cast, tra cui Ileana Cotrubas e Neil Shicoff, non si copriva certo di gloria). La Royal Opera House ci ritenta con questo nuovo e patinatissimo prodotto che, al di là dell’indubbio fascino scenografico e della splendida realizzazione tecnica audio-video, fallisce in modo ancor più clamoroso del suo predecessore, a causa di giovani cantanti complessivamente non all’altezza delle aspettative. Teodor Ilincai è un Rodolfo giovane, accattivante nell’aspetto ed in possesso di un timbro molto interessante. Purtroppo, il registro centrale, piacevole, rotondo e ben emesso, non si salda con lo stesso risultato a quello acuto, che, pur notevole, si verticalizza e s’impregna di una certa tensione. Il problema, nessuna novità, sta in un passaggio mal padroneggiato e caratterizzato da un buco (la zona mi-sol) chiaramente udibile (molte frasi ascendenti del personaggio vengono realizzate con continui salti nell’emissione e con un legato frammentario). Inoltre, negli attacchi a voce scoperta, l’intonazione lascia parecchio a desiderare. Si spera che il tenore corra presto ai ripari, sistemando le falle tecniche, giacché il materiale vocale e certe intenzioni interpretative sono da tenere d’occhio. Hibla Gerzmava, con la sua Mimì, faceva presagire delizie fin dall’entrata: una voce sontuosa ed un timbro ampio, brunito, caratterizzato da un’emissione morbida e vibrante. Molto sfortunatamente, al comparire delle prime frasi acute da sostenere nell’aria del primo atto, il soprano russo esibisce una gamma di suoni strizzati, sbiancati, malfermi che paiono provenire da tutt’altra cantante. Per l’intero svolgersi dell’opera la situazione si ripresenta puntualmente, tanto da far sospettare che la Gerzmava abbia sbagliato non solo il ruolo, ma proprio la vocalità. Si resta di stucco nel constatare che abbia in repertorio la “Lucia di Lammermoor”, quando potrebbe invece tentare una “Favorita” quasi, oppure virare su parti per soprano falcon, considerato che l’involo all’acuto (il do del duetto, ad esempio) le riesce piuttosto bene. Scenicamente il suo personaggio appare un poco compassato e decisamente maturo, se lo si confronta con l’esuberante baldanza dei componenti maschili del cast. Le prestazioni di Gabriele Viviani (Marcello), Kostas Smoriginas (Colline), Jacques Imbrailo (Schaunard) sono pressoché sovrapponibili: tanto gradevoli sulla scena, quanto poco ortodossi nel canto (soprattutto gli ultimi due, davvero inascoltabili). Mentre bisognerebbe informare la Musetta di Inna Dukach che non è sufficiente filare all’infinito il si acuto dell’aria, urlacchiando poi tutto il resto della parte e sbracciarsi come una forsennata per mettersi in mostra. Andris Nelsons dirige un’orchestra diligente (giusto un poco sopra le righe gli ottoni) e della bella messinscena di Copley si è già detto, anche se una maggiore sobrietà attoriale degli artisti di fianco sarebbe stata preferibile.

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