Intervista al soprano Marlis Petersen

Il soprano tedesco Marlis Petersen ha cantato diversi ruoli del repertorio lirico-leggero eccellendo particolarmente per le sue interpretazione bachiane, mozartiane e nel ruolo emblematico di Lulu, che le han permesso di presentarsi a lato di importanti orchestre e in teatri come la Staatsoper di Vienna, Berlino, il Nationaltheater di Monaco di Baviera, l’Opera Bastille di Parigi, la Royal Opera House di Londra, il Festival di Salisburgo, La Monnaie di Bruxelles, la Lyric Opera di Chicago, il Metropolitan e altri ancora… Tra i suoi prossimi impegni: Medea di Aribert Reimann, all’Opera di Vienna, La Traviata a Graz, Les Huguenots a Bruxelles. In questa intervista Marlis ci dà una visione d’insieme della sua brillante carriera.
Quando  hai scoperto di avere una “voce”? e quando hai deciso di fare del canto la tua carriera?
Fu la prima istituzione scolastica che scoprì la mia voce facendomi cantare piccole cose in saggi scolastici, però la vera “chiamata” è stata quando entrai a far parte di una corale in chiesa a 16 anni d’età. Adoravo questa musica e la maniera di cantarla e perciò ho deciso di iniziare a studiare canto. Mio padre non era molto contento di questa idea e così decidemmo insieme che avrei tenuto il pianoforte (avevo iniziato a suonarlo a 7 anni) come strumento principale. Dopo essere entrata nella scuola di musica di Stoccarda e dopo aver terminato gli studi di base mi sono accorta che non ero fatta per l’insegnamento e così ho deciso di buttarmi nella carriera della cantante, più soddisfacente per me. Quando cantai a Norimberga (primo contratto operistico) non avevo ancora finito di studiare…
A chi non conoscesse la tua voce, come ti definiresti vocalmente?
Per il mio modo di sentire posso dire che la mia voce  è quella di un soprano lirico leggero con coloratura, perfetta per Mozart e per tutto il repertorio che richiede una buona dizione e precisione.
Cosa le faresti ascoltare?
Esiste una bella registrazione delle Stagioni di Haydn diretta da René Jacobs che è una delle mie favorite. Invece per avere un’idea visiva c’è un DVD del’Orlando Paladino di Haydn, e una nuova registrazione del Flauto Magico dell’Harmonia Mundi CD.
Di quanti ruoli è formato il tuo repertorio?
Quaranta ruoli differenti. Come faccio debutti in opere contemporanee ogni anno, ci sono anche ruoli che attualmente non canto più. Amo interpretare Susanna e Lulu.
Un ruolo che ti ha portato fortuna quello di Lulu. Come è nata la tua storia musicale con Lulu?
Il mio primo incontro con Lulu è stato a Norimberga nel 1997. In quella occasione cantai solo il primo atto, ma fui immediatamente affascinata dalla storia e dalle possibilità che offriva. Due anni dopo potei interpretare l’opera integralmente a Kassel. Poi l’ho cantata in diverse produzioni a Düsseldorf, Amburgo, Vienna, Atene, alla Lyric Opera di Chicago e al Met. Penso che cantarla in Italia sarebbe bello.
Come si studia un ruolo così arduo?
In un primo momento quando si impara un ruolo come questo si passano molte ore in una sala prove e settimane a cercare di avvicinarsi al pezzo. In un processo successivo lavoro di solito con maestri al pianoforte. Si tratta di un periodo di grande pazienza e concentrazione, ma, per me, bellissimo.
Come ti senti nei panni di Susanna e di Ofelia cantate rispettivamente a Los Angeles (Nozze di Figaro) e recentemente al Met (Hamlet)?
Amo molto il ruolo di Susanna, un personaggio molto intelligente, allegro, che manipola la storia e anche se forse non ha Arie della stessa importanza di quelle di Figaro, del Conte o della Contessa, segna tutta l’opera con la sua eleganza e il suo divertimento. Ofelia è un ruolo differente. E’ una donna molto sensibile, profondamente innamorata di Amleto, che percorrerà la via del dolore fino al suicidio. Mi piace questa meravigliosa varietà di qualità sul palcoscenico e cerco di trovarle in me stessa per poi offrirle al pubblico.
Chi sono i tuoi modelli, sia come soprani o registi e direttori che ami in particolar modo?
Ammiro differenti soprani per diverse qualità. Maria Callas è un modello di performance sensibile e appassionata, Natalie Dessay per il suo canto brillante e la sua meravigliosa maniera di stare in scena, Christine Schäfer  per la sua chiarezza e Diana Damrau per l’eleganza. Potrei fare una lista molto lunga! Parlando di registi, invece, mi piace lavorare con quelli che hanno il dono di saper estrarre mente e spirito con musicalità. Se la produzione è di alta qualità io sono in paradiso!
C’è un allestimento che hai particolarmente amato?
Alcune produzioni di Lulu sono indimenticabili, quella di Amburgo con Konwitschny, quella di Atene di Eika Gramms e quella di Chicago con la regia di Paul Curran. Ricordo anche la Phaedra di Henze a Berlino, o il divertente Orlando Paladino di Haydn.
Quali sono stati i momenti più difficile della tua carriera?
I momenti più difficili per me sono quando ci sono dei “cambi”, cambi nella voce, nella personalità (che matura), veri momenti di crisi nei quali uno deve trovare il coraggio e la fiducia par rimodellare la vita e la carriera alle nuove esigenze. Non è sempre facile. La nostra professione è molto esigente.
E la tua carriera futura? Un sogno nel cassetto?
Vorrei poter trovare un equlibrio tra la professione e la mia vita privata, cantando un’opera meno all’anno e facendo più recitales e concerti. Sarebbe un primo passo. Esistono comunque ruoli che mi entusiasmano, come ad esempio Manon di Massenet , Sandrina (La Finta Giardiniera), Alcina di Haendel e Traviata che interpreterò a Graz. Spero che vada bene!
http://www.marlis-petersen.de/