Teatro Grande di Brescia: “Medea”

Brescia, Teatro Grande – Stagione Lirica 2010
“MEDEA”

Tragedia lirica in tre atti. Libretto di François Benoît Hoffmann da Euripide
Prima versione italiana di Carlo Zangarini, Revisione sugli originali a cura di Flavio Testi
Ed. Casa Ricordi, Milano
Musica di Luigi Cherubini
Creonte LUCA TITTOTO
Giasone LORENZO DECARO
Glauce ELEONORA BURATTO
Medea MARIA BILLERI
Neris ALESSANDRA PALOMBA
Prima Ancella ARIANNA BALLOTTA
Seconda Ancella MARIA LETIZIA GROSSELLI
Capo delle guardie del Re PASQUALE AMATO
Direttore Antonio Pirolli
Maestro del Coro Antonio Greco
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Orchestra lirica I Pomeriggi Musicali”
Regia Carmelo Rifici
Scene Guido Buganza
Costumi Margherita Baldoni
Luci Paolo Calafiore
Coreografie e ass. alla regia Alessio Maria Romano
Nuovo allestimento
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo:
Ponchielli di Cremona – Grande di Brescia
Fraschini di Pavia – Sociale di Como AS.LI.CO
Brescia, 10 ottobre 2010

La stagione lirica del Teatro Grande di Brescia si apre con un’opera la cui riproposta in epoca contemporanea si deve molto all’arte di Maria Callas ed al suo talento interpretativo e scenico: la Medea di Luigi Cherubini. La messa in scena di Carmelo Rifici trasporta l’argomento, direttamente mutuato dall’omonima tragedia di Euripide, nel periodo neoclassico coevo al compositore: una scelta dagli esiti interlocutori, che priva spesso la narrazione dei frequenti ed importanti riferimenti alla mitologia greca e che smorza inevitabilmente l’aspetto arcano della vicenda. L’impianto scenico si giova di una tradizionale prospettiva: un grande salone dotato di tre entrate attraverso cui i protagonisti fanno il loro ingresso, spesso in cima a praticabili, assumendo pose plastiche, oppure comparendo dietro a pannelli che simulano quadri, dove il soggetto dipinto prende vita. I costumi di Margherita Baldoni sono molto ben realizzati in stile impero (il look di Glauce è totalmente ispirato a Paolina Bonaparte, così come i personaggi maschili sembrano aver frugato nel guardaroba di Napoleone), mentre Medea indossa un paio di abiti neri impreziositi da pizzi ed ornamenti scintillanti, che però non sottolineano efficacemente il lato misterioso e magico della protagonista. Se la parte scenica, pur curata e caratterizzata da una bella ricerca formale, non convince pienamente, la parte musicale può dirsi ottimamente riuscita. Antonio Pirolli dirige fin dall’ouverture in modo mirabile evidenziando tutti gli aspetti di una partitura che, pur concepita alla fine del ‘700, guarda già al secolo successivo, grazie ad una spinta drammatica di rara forza e ad alcune scelte compositive cariche di pathos. I Pomeriggi Musicali sono irriconoscibili rispetto a molte prove passate: il suono è netto, preciso, carico d’entusiasmo e mosso di continuo da una febbrile agitazione. Il Coro del Circuito Lirico Lombardo, diretto da Antonio Greco, plasma le proprie sonorità in funzione dei vari momenti della storia, producendosi in ammirevoli dinamiche e ricerca di colori sempre nuovi. In definitiva, una grande prestazione. Maria Billeri nel ruolo di Medea vince senza riserve una difficile partita: vocalmente mostra un timbro bellissimo, ricco di armonici ed una potenza d’emissione di prim’ordine. Piega poi il suo strumento a tutte le inflessioni richieste dalla parte e riesce ad essere di volta in volta innamorata, seduttiva, supplichevole, minacciosa, esaltata e furiosa, senza che l’emissione risulti in alcun modo compromessa dalle esigenze espressive. Il sostegno del fiato è da manuale (le sue astuzie in fatto di appoggio le consentono di sopperire ai primi cenni di stanchezza e di portare a termine l’opera passando indenne dal terribile tour-de-force vocale del terzo atto). Un altro punto di forza di questo soprano è rappresentato dalla dizione esemplare e dall’attenzione con cui conferisce importanza alle note conclusive delle frasi, senza che vengano gettate via, come capita spesso di sentire. Scenicamente parlando, la sua Medea domina il palco in ogni istante, grazie ad una sicurezza e ad un piglio notevolissimi, rendendosi persino sinuosa nei movimenti, ad onta di una figura non certo esile. Bravissima. Eleonora Buratto, come Glauce, si distingue per una capacità di fraseggio che si evidenzia molto bene sin dai recitativi, cantando poi la lunga aria (modellata sullo stile mozartiano dell’aria da concerto) in modo impeccabile, lanciandosi nelle girandole virtuosistiche del brano con grande nonchalance. Alessandra Palomba dona a Neris la giusta interpretazione, discreta e sommessamente sofferta. Il momento scenico della sua aria è il più efficace dell’intera serata: tutta sospesa in un semi-immobilismo che si traduce in movimenti al rallentatore, mentre il fagotto solista introduce benissimo il momento musicale forse più ispirato dell’intera partitura. Luca Tittoto, nei panni di Creonte, esibisce un timbro molto seducente, con note centrali e gravi cremose, solo un poco a disagio nei momenti più concitati dello scontro con Medea al primo atto, che sollecita sovente il registro acuto. Il Giasone di Lorenzo Decaro costituisce la pietra meno brillante di questo diadema musicale: pur dotato di una bella presenza scenica, il tenore sembra avere qualche difetto nell’emissione, che risulta sacrificata nella zona della gola, compromettendo così la corretta fonazione (a questo proposito, le frasi fuori scena suonano particolarmente imbarazzanti) e che mortifica l’intuibile ricerca interpretativa. Foto per gentile concessione del Teatro Grande di Brescia


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