Bergamo Musica Festival: “Rigoletto”

Bergamo, Teatro Donizetti – Bergamo Musica Festival 2010
“RIGOLETTO”
Melodramma in tre atti
di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Il Duca di Mantova VALTER BORIN
Rigoletto ROBERT HYMAN
Gilda LINDA CAMPANELLA
Sparafucile ANDREA MASTRONI
Maddalena ANNUNZIATA VESTRI
Giovanna MONICA TAGLIASACCHI
Monterone PAOLO BUTTOL
Marullo GIUSEPPE NICODEMO
Borsa ORFEO ZANETTI
Ceprano ALEXANDAR STEFANOVSKIJ
La Contessa ALESSANDRA FERRARI
un usciere GILLES ARMANI
un paggio GABRIELLA SELVAGGIO
Coro della Fondazione Teatro Coccia
Orchestra Filarmonica Italiana
Balletto di Milano
Direttore Hirofumi Yoshida
Maestro del Coro Gianmario Cavallaro
Regia, scene e costumi Ivan Stefanutti
Movimenti Coreografici e Regista Assistente Cristina Molteni
Lighting Designer Jean Paul Carradori
assistente alle scenografie Giulio Magnetto
In coproduzione con:
Fondazione Teatro Coccia di Novara,
Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Donizetti di Bergamo
Ente Concerti Marialisa De Carolis di Sassari
Bergamo, 7 Novembre 2010

Un nuovo allestimento, in coproduzione con i teatri di Novara, Lucca e Sassari, il “Rigoletto” di G. Verdi andato in scena al Teatro Donizetti di Bergamo. Lo spettacolo di Ivan Stefanutti (che firma regia, scene e costumi) può vantare una certa eleganza. L’impianto scenico è ridotto al minimo, con un unico elemento centrale: una grande cornice impreziosita da rilievi barocchi che, ruotando, svela alcuni scorci di edifici, modificando di volta in volta l’ambientazione. L’azione è mossa di continuo da alcuni danzatori-servi di scena in costume da satiro, che sottolineano l’incombere di una sessualità furiosa ed incontrollata sull’intera vicenda. In tal senso, almeno un momento risulta particolarmente efficace: durante l’introduzione orchestrale al secondo atto, dall’ingresso della camera da letto del Duca, scivolano fanciulle esauste, usate ed abusate, che vengono trascinate via, prive di sensi. Per il resto, tanta routine. Il baritono americano Robert Hyman nei panni di Rigoletto è totalmente privo di presenza scenica. Canta in modo impersonale, senza dinamiche, in un perenne mezzoforte. L’emissione poi, è un confuso borbottìo nel registro centrale e grave (di fatto, si capisce molto poco di quello che dice e di fraseggio non si può proprio parlare), mentre in zona acuta, si stempera in un evanescente pallore. Le motivazioni, poi, che inducono a ricercare oltreoceano certi talenti, restano un mistero. Valter Borin nei panni del Duca è incapace di trasmettere l’aspetto di proterva lussuria intesa dal regista. Per di più, esibisce un timbro opaco ed un’emissione ingolfata su quasi tutta la gamma. A tal proposito, risulta calamitoso il controllo sulle molte frasi ascendenti del personaggio, cosicché un paio di acuti ben assestati non sono sufficienti a riscattare la sua performance. Linda Campanella, giunta all’ultimo momento e senza aver effettuato alcuna prova, per sostituire Silvia Dalla Benetta, si difende con onore. Innanzitutto è un’ottima musicista e lo dimostra mantenendo un aplomb formidabile per tutta la durata della recita. Il timbro, che tradisce le origini di soprano leggero del tipo soubrette, si mantiene abbastanza morbido in tutti i passaggi, anche quelli più scabrosi, mentre alcuni cali d’intonazione (nella fattispecie la cadenza del “Caro nome”) nemmeno si considerano davanti a tanta professionalità. Inoltre è la sola dei tre protagonisti che si sforzi di fraseggiare e di proporre quantomeno un’idea interpretativa. Il basso Andrea Mastroni impersona uno Sparafucile sessualmente ambiguo ed incestuoso, di grande effetto. Possiede, inoltre, un timbro bellissimo, carico di vibrazioni ed un’ottava centrale molto sonora. La Maddalena di Annunziata Vestri è straordinaria: canta molto bene, con note di petto nitide, mai plateali e che suonano favolosamente alte. Il suo “Si picchia…si picchia, ti dico” risolto con una mezzavoce soffocata ed ansiosa, mentre Sparafucile la sta fisicamente insidiando, resta impresso nella memoria. Decorose le parti di fianco. Hirofumi Yoshida dirige banalmente un’orchestra ed un coro non propriamente impeccabili e pare molto impegnato a suggerire gli attacchi alla Campanella, ovvero al membro del cast che meno necessiterebbe di tali dritte. Foto per gentile concessione del Teatro Donizetti di Bergamo

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