Teatro alla Scala: “Carmen” (ripresa)

Milano, Teatro alla Scala – Stagione d’Opera e Balletto 2009-2010
“CARMEN”
Opéra-comique in quattro atti
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet
Don José ANDREW RICHARDS
Escamillo ALEXANDER VINOGRADOV
Le Dancaïre FRANCIS DUDZIAK
Le Remendado RODOLPHE BRIAND
Moralès MATHIAS HAUSMANN
Zuniga GABOR BRETZ
Carmen ELENA MAXIMOVA
Micaëla ALEXIA VOULGARIDOU
Frasquita TARA VENDITTI
Mercédès ADRIANA KUCEROVA
Une marchande d’oranges AGNESE VITALI
Un bohémien BRUNO GAUDENZI
Lillas Pastia GABRIEL DA COSTA
Prete (Guida) CARMINE MARINGOLA
Coro, Orchestra e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Direttore Gustavo Dudamel
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia e costumi Emma Dante
Scene Richard Peduzzi
Luci Dominique Bruguière
Movimenti coreografici Manuela Lo Sicco
Milano, 14 Novembre 2010

Grande successo di pubblico per la ripresa scaligera di “Carmen” di G. Bizet con la regia di Emma Dante e, stavolta, con la direzione del venezuelano Gustavo Dudamel. Occorre subito chiarire che molte delle critiche mosse allo spettacolo all’epoca della prima dello scorso 7 Dicembre, potevano essere in parte condivise da un punto di vista televisivo. In realtà, lo stesso spettacolo, visto dal vivo assume tutt’altro fascino. Il climax della produzione sta nel sapiente uso che Emma Dante fa delle masse, sottolineando ed illuminando di luce affatto nuova la prepotente coralità che contraddistingue questo capolavoro di teatro in musica. Una coralità che, nella sua visione, è più femminile che maschile. Donne di ogni età, prese e possedute, senza che siano davvero desiderate. Donne violentate, dagli uomini, ma, prima ancora, da altre donne. Donne che sentono e vivono di pancia, in profondo contatto con i loro istinti più primordiali. Tutto ciò è tradotto in un crudo magma visivo, di grande forza espressiva, dove i movimenti coreografici (ad opera di Manuela Lo Sicco) sono caratterizzati da una vitalità eccezionale. Se i costumi non sono così brutti, come affermato da più parti (bellissima, invece, l’idea di una Micaela che da luttuosa penitente in nero letteralmente sboccia in un abbagliante bianco virginale), alcune trovate sceniche lasciano interdetti (una per tutte, l’enorme letto che si materializza tutt’intorno a Micaela durante il terzo atto). La compagnia di cantanti è formata da buoni professionisti che, pur essendo discreti attori, non posseggono vero carisma. La Carmen di Elena Maximova ha voce di bell’impasto, soprattutto nell’ottava centrale, però presenta un registro grave sguaiato, al quale giunge velando gutturalmente il timbro. Dopo una habanera ed una seguidilla mediocri, la Maximova sale di tono con una chanson bohème più convincente (ad onta della concezione un poco neniosa che Dudamel ha del brano) per approdare all’aria delle carte, eseguita molto bene, con un notevole uso delle mezzevoci e, mirabile dictu, non esagerando nell’apertura delle note gravi, che risultano molto sorvegliate. La sua interpretazione è tuttavia poco personale, forse ancora immatura, senza che si evidenzi alcuna concezione precisa del personaggio (in particolare, la corda della sensualità vibra molto poco). Andrew Richards (Don José) ha buona presenza scenica, ma sembra avere una vocalità più adatta a ruoli meno drammatici. Infatti, il canto moderato e le dinamiche sfumate gli riescono meglio rispetto all’emissione spianata. A riprova di questo, l’aria del fiore sigla il suo miglior momento (con un si bemolle risolto in un pianissimo molto intonato, anche se ai limiti del falsetto), mentre nel finale, ad esempio, pare soccombere alla densità orchestrale, cui cerca di sopperire con suoni spinti e scantonamenti nel parlato, dagli esiti francamente discutibili. L’Escamillo di Alexander Vinogradov ha poco che sia degno di nota: un canto appena sufficiente, realizzato con voce disomogenea ed un appeal fisico non certo memorabile. Alexia Voulgaridou dona a Micaela un timbro vellutato e seducente ed è di gran lunga l’elemento del cast che canta meglio, con una musicalità ed un senso della parola invidiabili. Il folto stuolo di comprimari è composto da cantanti-attori straordinari (sensazionali sia la Frasquita di Tara Venditti che la Mercedes di Adriana Kucerova), la cui performance diviene un valore aggiunto di grande pregio. Il Coro del Teatro alla Scala, sotto la guida di Bruno Casoni, offre una prestazione d’altissimo livello, con una conclusione del secondo atto ed un’apertura del terzo, entrambe meravigliose. Gustavo Dudamel esordisce con entusiasmo ed il suo gesto è carico di gioia, così come l’espressione del suo volto. Tuttavia, alcune dinamiche lasciano perplessi: la rissa delle sigaraie, che la Dante realizza quasi si trattasse di un girone dell’inferno, resta una compita baruffa e la chanson bohème non ha molto dello scatenamento furioso che la progressione delle tre strofe suggerirebbe. Altrove il suo accompagnamento è di rara poesia. A completamento del tutto, lo stato di grazia in cui si trova l’Orchestra del Teatro alla Scala, infallibile nell’evidenziare i mille tesori musicali che la partitura contiene. Fotografie di Marco Brescia & Rudy Amisano, Archivio Fotografico del Teatro alla Scala

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