Intervista a Massimo Mazzeo

Intervista a Massimo Mazzeo, violista e direttore artistico del Divino Sospiro da anni residente in Portogallo dove si è affermato come instancabile organizzatore e animatore della vita musicale lusitana. Il fine musicista (ricordiamo la sua presenza in importanti orchestre in Italia, compresa quella della Rai) parla del debutto in tempi moderni dell’Antigono di Mazzoni il 21-22 gennaio a Lisbona. Nel cast dell’opera è presente il soprano italiano Pamela Lucciarini che l’anno scorso ha cantato nel Demofoonte di Jommelli diretto da Muti a Salisburgo.
Gentile M° Mazzeo, a quali criteri si ispira la riscoperta di questa opera?
Si tratta della prima rappresentazione moderna di un’opera seria di Antonio Maria Mazzoni (Bologna 1717-1785) su libretto di Pietro Metastasio  che conobbe la prima rappresentazione a Lisbona nel 1755 e di cui non si è più avuto notizia fino ai nostri giorni; dalle fonti possiamo dire che era in scena proprio nel momento del famoso terremoto che distrusse la città in quell’anno. Per il Portogallo l’esecuzione di questo capolavoro rappresenta anche la riscoperta del suo passato. La scommessa che il Centro Cultural de Belem (Lisbona) sta lanciando nel dar luogo alla rappresentazione dell’Antigono di Mazzoni si basa sulla ricollocazione storica dell’opera e l’accertamento della sua precisa storia: ad esempio è stato ritrovato il libretto originale a Rio de Janeiro, il che costituisce una prova del suo circuito e della sua storicità. Anche questo fatto riveste una grande importanza  per il Portogallo che ancora vede il terremoto del 1755 come una svolta epocale per il paese e sente spesso il bisogno di riconciliarsi con il suo passato.
Quali sono le scelte interpretative compiute per l’esecuzione?
Innanzitutto i cantanti: si sono messi in campo dei veri specialisti senza peccare di rigidità e di astrattezza. La prima rappresentazione dell’Antigono aveva la presenza di ben cinque voci di evirati; il pubblico portoghese è abbastanza colto e preparato da capire che la filologia musicale ha come primo scopo l’estetica e la bellezza originale del suono; si è scelto quindi di impiegare delle voci femminili per ricoprire i suddetti ruoli: ad esempio il soprano Pamela Lucciarini, unica voce italiana della compagnia, canta nella parte di Demetrio che fu del mitico castrato Caffarelli (quello citato nel Barbiere rossiniano), primo famoso interprete dell’opera. Peraltro il controtenore c’è nel cast. La ricerca di un linguaggio orchestrale più vario ha portato a cercare di ricavare  dall’impianto della partitura una libertà maggiore dove la prassi esecutiva lo permette e anzi lo richiede: al basso continuo è stato affidato il compito di differenziare il linguaggio a seconda dei personaggi e delle situazioni: due clavicembali ( di cui uno registrato al “tutti”), arpa, viola da gamba, contrabbasso, strumenti a pizzico come l’arciliuto sono impiegati in vario modo e in diverse combinazioni a tale scopo; ad esempio mentre al ruolo di Berenice, che ha un carattere prevalentemente drammatico, è associato un colore del basso continuo costituito da arpa ed archi, ad Antigono, dal lato più eroico, è stato attribuito invece quello del clavicembalo con il registro di “tutti”. Il carattere drammatico del recitativo e la sua importanza nel tessuto musicale dell’Antigono di Mazzoni, ne fanno un anticipatore di Gluck. Anche l’organizzazione interna delle parti dei continuisti obbedisce a criteri di realizzazione diversificata a seconda della situazione scenica e del carattere dei personaggi. Il title rôle richiede un tenore molto esteso (oltre due ottave) e si basa su una scrittura vocale sorprendentemente virtuosistica per il tenore di quel periodo, con salti di registro e diminuzioni in acuto, cosa che sarà poi tipica di Rossini. Tutti specialisti i cantanti, ma anche giovani in carriera hanno al loro attivo un percorso esecutivo che denota una grande competenza, come il soprano Sonya Yoncheva affermata interprete haendeliana. La ricerca filologica dell’estetica originale del suono si estende ovviamente anche alla compagine strumentale dell’orchestra “Divino Sospiro”, diretta dal M° Enrico Onofri,  che è costituita da  copie di strumenti d’epoca.
Veniamo alla parte scenica del lavoro: come avete organizzato il lato visivo e scenografico?
L’ottica principale è quella di recuperare l’estetica barocca con il suo apparato retorico-espressivo e di renderla attuale e appetibile a un pubblico odierno: per quanto riguarda le movenze sceniche dei cantanti naturalmente non si può prescindere dalla gestualità barocca visibile nell’ iconografia pittorica e corrisponde alla cosiddetta actio di ascendenza retorica, ma la novità assoluta di questa produzione è qualcosa che rende il lavoro scenico in linea con l’estro estemporaneo barocco e nel contempo consono a un linguaggio attuale: i disegni eseguiti in tempo reale da un artista, Antonio George  Gonçalves, che commenta e connota le varie situazioni sceniche creando estemporaneamente attorno ai cantanti il mondo visuale di emozione. Il changement à vue era un virtuosismo scenografico dell’età barocca e procedeva dalla tragedie lyrique francese, spesso operato da grandi scenografi italiani come ad esempio Torelli. Tecnicamente la cosa avverrà tramite delle proiezioni su un megaschermo, sulle quali invero si basa tutta la parte scenografica dello spettacolo: le scenografie del Bibiena e le vedute architettoniche del Bernini costituiscono lo sfondo basilare delineato da opportune retroproiezioni che occuperanno gran parte del boccascena; il commento pittorico e cromatico dell’azione e la sua varietà è affidato proprio al pittore che riporta in tal modo attuale il senso della macchina scenica barocca (oggi rappresentata dalla moderna tecnologia informatica e digitale) e la rende ulteriormente funzionale alla poetica degli affetti. Tutti possono intuire come l’impiego della suddetta tecnica abbatta notevolmente i costi della messa in scena senza avvilire alcunché.
Ci parli dell’orizzonte di attesa per questa produzione.
È molto fervida l’attesa della prima dell’opera. In Portogallo è un evento di cui parlano le principali testate giornalistiche del paese e c’è molta attesa. Anche il  lavoro filologico che è stato fatto sul manoscritto e che ha dato luogo ad una accurata  edizione critica presuppone la circolazione dell’opera e una sua qualificata fruibilità a livello internazionale. Speriamo di portare presto il lavoro anche in Italia.
Notizie sull’opera e il compositore:
http://www.gbopera.it/archives/13845

Lascia un commento