NYC, Metropolitan Opera: “The magic flute”

New York, Metropolitan Opera, Stagione Lirica 2010 / 2011
“THE MAGIC FLUTE (Il flauto magico)
Selezione dall’opera in due atti
Libretto di Emanuel Schikaneder
Traduzione inglese di J.D. McClatchy
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
La Regina della notte ERIKA MIKLOSA
Monostato ALAN OKE
Pamina SUSANNA PHILLIPS
Papagena ASHLEY EMERSON
Papageno NATHAN GUNN
Sarastro MORRIS ROBINSON
Tamino RUSSELL THOMAS
Prima Dama WENDY BRYN HARMER
Seconda Dama JAMIE BARTON
Terza Dama TAMARA MUMFORD
Primo Sacerdote JAMES COURTNEY
Secondo Sacerdote BERNARD FITCH
Primo fanciullo NOAH SADIK
Secondo fanciullo NEEL RAM NAGARAJAN
Terzo fanciullo SETH EWING-CRYSTAL
Coro e Orchestra della Metropolitan Opera di New York
Direttore Erik Nielsen
Regia e costumi Julie Taymor
Scene George Tsypin
Luci Donald Holder
New York, 28 dicembre 2010

Niente male per Julie Taymor, pluri-premiata regista e costumista, avere tre spettacoli contemporaneamente rappresentati a New York City: due musical, The Lion King e Spiderman a Broadway, più una deliziosa selezione in lingua inglese de “Die Zauberflote” di Mozart alla Metropolitan Opera. Allestimento, quest’ultimo, di una bellezza mozzafiato. Un’imponente struttura componibile e rotante in plexiglass, attraverso cui s’irradia una moltitudine di luci fluo che ipnotizzano lo spettatore e lo trascinano, assieme ad alcuni dei costumi più incantevoli ed elaborati che mai si siano visti su di un palcoscenico d’opera, nel mondo fantastico raccontato da Emanuel Schikaneder. E’ impossibile descrivere compiutamente la perfezione teatrale che questa produzione raggiunge, col suo copioso utilizzo di neri (o servi di scena) mutuati direttamente dal teatro kabuki, che, con movimenti invisibili e silenziosi, danno vita a tutti gli elementi non umani della storia: il serpente che insidia Tamino all’inizio dell’opera, i numerosi uccelli che accompagnano la venuta di Papageno e, meravigliosi, i giganteschi orsi polari che danzano in modo leggiadro sulle note del magico strumento. I costumi, realizzati con una suprema perizia sartoriale, sono arricchiti da protesi in gommapiuma per i personaggi di carattere buffo (spettacolare Monostato in versione avvoltoio antropomorfo), mentre i materiali si fanno più preziosi ed impalpabili per i protagonisti (sensazionali sia le sete luminescenti di Tamino, sia gli abiti in velo della Regina della Notte, vere e proprie realizzazioni tecnologiche). Il cast è assolutamente ideale ai fini di uno spettacolo concepito essenzialmente per un pubblico giovane e che fa leva su di un appeal fresco ed immediato. La palma del miglior canto spetta alla coppia di innamorati. Il Tamino di Russell Thomas è splendido per timbro, legato e purezza d’emissione, tanto da far davvero dispiacere del taglio che affligge l’aria del ritratto. La Pamina di Susanna Phillips, che esce con tutti gli onori dalla Juilliard School, non sfigura a fianco del tenore, con un’emissione immacolata, in cui è ben percettibile l’ottima proiezione (magnifica la punta del registro acuto che corre rapida nella grande sala del Met) e che culmina con un’esecuzione dell’aria, carica di mestizia e languore. La Regina di Erika Miklosa (con un trucco da Oscar) ha un timbro flebile che mal si sposa con la furia espressiva del personaggio, però canta correttamente, soprattutto nella seconda aria, dove fa ascoltare picchiettati (fa compresi) morbidi ed intonati. Il Sarastro di Morris Robinson sfoggia una bella voce di basso, piuttosto corta nel registro grave (le note subbasse faticano a superare la buca) ma di bell’impasto e ricca di armonici nella zona centrale. Resta il Papageno di Nathan Gunn, baritono di casa al Met, che è molto bello, molto simpatico e spigliato sulla scena, ma che non rivela particolari doti vocali, al di là di un’emissione corretta che va a sorreggere un timbro piuttosto ordinario. La sua performance è comunque efficace sotto tutti i punti di vista e, difatti, raccoglie numerosi applausi in chiusura. Divertentissimi sia il Monostato di Alan Oke che la Papagena di Ashley Emerson ed eccezionali le tre voci bianche nella parte dei tre fanciulli, i quali cantano i loro interventi con un’intonazione ed una coesione che lasciano di stucco. Molto buona la direzione di Erik Nielsen che fa del suo meglio alle prese con una partitura ampiamente ridimensionata. Una nota sul teatro: il Metropolitan (al Lincoln Center dal 1966) è semplicemente meraviglioso nella sua maestosa imponenza. Il soffitto, costituito da enormi petali dorati, è impreziosito dai famosi lampadari retraibili che rappresentano oggetti di design unici nel loro genere. L’acustica della sala è sempre morbida e calda, con sonorità  ben livellate che si rivelano gentili nei confronti delle voci. Foto di Cory Weaver per gentile concessione della Metropolitan Opera

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