Venezia, Teatro La Fenice:”Intolleranza 1960″

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Lirica 2011
“INTOLLERANZA 1960”
Azione scenica in due parti da un’idea di Angelo Maria Ripellino su testi di Henri Alleg, Bertolt Brecht, Paul Eluard, Julius Fucík, Vladimir Majakovskij, Angelo Maria Ripellino e Jean-Paul Sartre
musica di Luigi Nono 
Un emigrante STEFAN VINKE
La sua compagna CORNELIA HORAK
Una donna JULIE MELLOR
Un algerino ALESSANDRO PALIAGA
Un torturato MICHAEL LEIBUNDGUT
Quattro gendarmi ROBERTO ABBATI, STEFANO MORETTI
RAFFAELE ESPOSITO, CRISTIANO NOCERA
Voce di soprano solo STACEY MASTRIAN
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Lothar Zagrosek
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
regia del suono Alvise Vidolin
regia, scene, costumi e luci
Facoltà di Design e Arti IUAV di Venezia
Performing Arts – Corso di Laurea magistrale in Teatro e Arti visive
Laboratorio di Teatro musicale Teatro La Fenice / Iuav
coordinamento Walter Le Moli, Claudio Longhi
tutors di regia, scene, costumi, luci
Luca Ronconi, Franco Ripa di Meana, Margherita Palli, Vera Marzot, Gabriele Mayer,
Claudio Coloretti, Alberto Nonnato, Luca Stoppini

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice nel 50° anniversario della prima rappresentazione assoluta
Venezia, 3 febbraio 2011
In Intollleranza 1960 si racconta la vicenda di un emigrato che, straziato dalla nostalgia del proprio Paese, fugge, e ciò lo separa dalla donna amata, che non comprende il suo sentimento e gli diventa nemica. Solo e sconosciuto a tutti, capita casualmente nel mezzo di una manifestazione politica, viene arrestato e sottoposto a tortura, subisce il lavaggio del cervello e infine è inviato in un campo di lavori forzati. Dopo tanta brutalità istituzionalizzata e tante assurde sofferenze, il minatore riscopre tra i compagni di prigionia l’umanità, la solidarietà e l’amore, tutti quei sentimenti che il “sistema” aveva cercato di sradicare dal cuore degli uomini. Alla fine la terra è invasa dalle acque di un’alluvione purificatrice che travolge  tutto e tutti. L’azione termina con il coro brechtiano “Voi che sarete emersi dai gorghi ” che diffonde un sentimento di fede in qualcosa di nuovo che rinnovi i rapporti tra gli uomini e dia un nuovo senso alla vita.
Questo, in sintesi, il soggetto di Intolleranza 1960 rappresentata per la prima volta alla Fenice di Venezia, il 13 aprile 1961 nell’ambito del Festival Internazionale di Musica Contemporanea è stata dedicata dall’autore al sommo Maestro della musica moderna, ossia Arnold Schoenberg. Una partitura quanto mai elaborata e più volte rimaneggiata da Nono. Al suo apparire, il suo contenuto decisamente politico, non mancò di scatenare polemiche. Il complesso linguaggio  di questo lavoro si avvale di un’orchestra di ottanta elementi, un grande coro misto, cantanti solisti, narratori, oltre a un nastro magnetico. Nono con Intolleranza 1960 ha voluto realizzare uno spettacolo globale che si riallaccia idealmente al teatro espressionista degli anni Venti e a quello contemporaneo americano.Per l’autore, nell’opera si esprime il “destarsi della coscienza di un uomo che, ribellandosi, ricerca una ragione, un fondamento umano di vita. Subite alcune prove di intolleranza e di incubi, sta ritrovando il rapporto umano tra sé e gli altri e viene travolto da un’alluvione”.
Sono passati dunque 50 anni dalla prima rappresentazione e in questa ripresa della Fenice sono indubbiamente spariti i turbamenti e le polemiche, non si può di certo dire però quella sorta di disagio che l’abituale spettatore di un teatro d’opera prova nei confronti di uno spettacolo che, senza ombra di dubbio, rientra il quel fenomeno globale che genericamente sono state chiamate “avanguardie” che, sia sul piano della musica che in quello dell’arte in genere, attraverso la sperimantezione sonora e visiva, hanno sicuramente creato, soprattutto qui in Italia, un forte distacco tra chi crea e chi, in questo caso il pubblico, dovrebbe per così dire “godere” della creazione.
Il “rifiuto” di dovere piacere o di dovere per forza  seguire una narrazione, come nel caso del cosidetto “melodramma”. Una forma d’espressione  musicale,  quella di Nono che, nel concetto di “globale”, incamera ovviamente anche l’allestimento scenico, sicuramente condizionato dall’apparato musicale voluto dall’autore che, se vogliamo funge anche da “scenografia”, mettendo quindi al bando il concetto  tradizionale di messa in scena e di conseguenza, anche di regia.
Lo si è visto chiaramente anche qui a Venezia dove, il  reale protagonista di Intolleranza 1960 era il linguaggio sonoro di Nono, non quello che si doveva rappresentare.  Alla luce di ciò, chi scrive, che ha  avuto modo di assistere, sebbene in modo allora poco consapevole  sul piano della maturità intellettuale, ai vari Cicli della Luce di Stockhausen o Un re in ascolto di Berio, o ancora Al gran sole carico d’amore dello stesso Nono, davanti a questo genere di lavoro prova comunque un senso di straniamento, di coinvolgimento relativo,  essenzialmente legato al fatto che si ascolta più con la testa che con il cuore.  Forse non ci sono i veri presupposti per lasciarsi andare? Si è e si rimane comunque prevenuti? Domande alle quali  si può rispondere solamente scrivendo o affermando ripetitivamente che questo universo artistico è ancora troppo lontano da noi…”comuni mortali”. Concludiamo dicendo che, a questa serata veneziana, il pubblico era comunque indubbiamente numeroso e ha comunque tributato un caloroso successo a tutti gli interpreti e allo sforzo  organizzativo per realizzare questa non facile architettura sonora. Foto Michele Crosera – Teatro La Fenice di Venezia

 

 

 

 

 

 

 

 

One Comment

  1. Walter

    “Sempre la genesi di un mio lavoro si basa su una provocazione umana: un avvenimento, una esperienza, un testo della nostra vita provoca il mio istinto e la mia coscienza a dare la testimonianza di me musicista-uomo” (Luigi Nono, 1958)

    “Io intendo la musica come funzione della lotta storica di classe” (Luigi Nono, 1971)

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