Intervista al direttore d’orchestra Carmelo Caruso

Il 16 e il 17 maggio il direttore d’orchestra Carmelo Caruso salirà sul podio dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Palermo, di cui è direttore, per dirigere un importante concerto-evento, organizzato dagli Amici della Musica di Palermo; l’ampio e articolato programma prevede I got  rhythm variations di Gorge Gershwin, il Concerto per pianoforte e orchestra di Bacalov, che sarà interpretato dalla pianista Gilda Buttà, Le Duke a Parigi di Gaetano Randazzo, il Bolero di Ravel
Maestro Caruso, prossimamente dirigerà l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Palermo in un evento molto importante per il capoluogo siciliano. Ci può descrivere questo evento e i sentimenti che prova avvicinandosi ad esso?

Un concerto molto particolare per me e per l’orchestra, poiché si eseguiranno composizioni che, fino a qualche tempo fa, venivano considerate appartenenti al mondo “extra colto” e che, adesso, sono inserite, con estrema naturalezza, nell’ambito di importanti e storiche Istituzioni concertistiche. Pertanto il mio atteggiamento è quello di un musicista consapevole di essere di fronte a un evento che contribuisce a modificare la sensibilità del classico e tradizionale fruitore di musica “Classica”.
Un programma vario e per questo non semplice da preparare. Ci può illustrare le caratteristiche delle composizioni?
Sinteticamente si può affermare che “I got  rhythm variations” di Gorge Gershwin, primo brano in programma,  considerato, ormai,  un “classico” del jazz sinfonico,  esalta, unitamente alla grande ritmicità contenuta nel tema principale,   le qualità  timbriche dell’orchestra moderna. “Il concerto per pianoforte e orchestra” di Luis Bacalov, prima esecuzione in Sicilia, evoca, riproponendoli in modo assai personale, i  temi che hanno caratterizzato il linguaggio compositivo dei grandi autori del primo Novecento. “Le duke a Paris” di Gaetano Randazzo, è una composizione scritta con grande abilità sia dal punto di vista delle idee che da quello dell’orchestrazione. Anche questa composizione  si colloca nel filone del jazz sinfonico e costituisce un’ importante testimonianza della naturale e intelligente evoluzione del pensiero musicale oggi. Sul “Bolero” di Maurice Ravel preferisco non esprimere nulla, atteso che  fiumi d’inchiostro sono stati consumati per spiegare la particolarità di questo brano,  tranne che  considerarlo il primo riuscitissimo  esempio di “minimalismo”.
Lei vanta una lunga carriera professionale iniziata in tenerissima età. C’è un  momento di questa carriera particolarmente bello che le fa piacere ricordare?
Tanti sono stati i momenti importanti, diversi  e indimenticabili della mia carriera. Quando ho iniziato a cimentarmi con le note sono stato immediatamente catturato dal vigore della musica “leggera” e un’esperienza fondamentale nella mia crescita musicale  e umana è stata l’esibizione a Roma presso gli studi della R.C.A  in occasione del concerto per gli alluvionati di Firenze nel 1966. In quel concerto ebbi la fortuna di incontrare un grande poeta della canzone d’autore italiana: Luigi Tenco. Tenne me e mio fratello sulle sue ginocchia per tutta la durata della manifestazione spronandoci a continuare la nostra attività musicale.
… e una scelta che, magari, con il senno di poi non rifarebbe?
Sicuramente non proporrei a Palermo l’esecuzione della mia opera di teatro-musica “I Pavoni” scritta insieme a Michele Perriera. La critica palermitana, nel 1982,  non era pronta a recepire i cambiamenti linguistici che l’opera proponeva:……. forse, oggi, potrebbe capire!
Quali sono i suoi sentimenti ogni qual volta sale sul podio?
Tensione positiva, gioia, esaltazione, insomma …… come se fosse la prima volta.
Nonostante la prestigiosa carriera, c’è ancora un sogno, a livello professionale, che le piacerebbe realizzare?
Realizzare un grande musical. Per esempio “Il fantasma dell’opera” di Andrew Lloyd Webber.
Sarebbe bellissimo!… Andando sul personale. Come le piace trascorrere i rari momenti liberi che le concede la sua attività di musicista?
Naturalmente passare il tempo libero  con la mia famiglia e condividere con loro la gioia che il contatto di chi veramente si ama può dare.
Letture preferite?
Ronald Laing, Italo Calvino, i poeti della Beat Generations e naturalmente tante partiture.

 

Nato a Messina nel 1956, Carmelo Caruso ha intrapreso all’età di 6 anni lo studio del pianoforte mostrando spiccate qualità musicali e particolare versatilità e attitudine alla composizione e al canto. Già da allora, in coppia con il fratello, si è esibito in importanti teatri italiani imponendosi all’attenzione del pubblico e della stampa per la raffinatezza dei virtuosismi vocali e la complessità degli arrangiamenti, partecipando e vincendo numerosi premi e classificandosi ai primi posti di prestigiosi concorsi. Questa attività gli ha consentito di essere inserito presto in manifestazioni di carattere nazionale, esibendosi accanto a noti big della musica leggera di allora come Gianni Morandi, Rita Pavone, Luigi Tenco. Determinante per la sua formazione di musica “colta” è  stato l’incontro con il noto didatta Antonio Trombone, con il quale  ha seguito  e  ha approfondito la sua preparazione pianistica conseguendo, anzitempo, il diploma con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “V. Bellini” di Palermo.
Parallelamente ha allargato l’orizzonte della sua conoscenza musicale svolgendo regolari studi decennali di Composizione con Eliodoro Sollima e di Direzione d’Orchestra al Conservatorio S. Cecilia di Roma con Bruno Aprea, conseguendo i rispettivi diplomi con brillanti votazioni e perfezionandosi con Franco Ferrara presso l’Accademia Chigiana di Siena. Autore di numerosi brani sinfonici, vocali e da camera, le sue composizioni sono state eseguite nell’ambito delle stagioni concertistiche di numerosi enti. Dall’esperienza maturata nel periodo di docenza presso la scuola di teatro Teates di Palermo e dalla stretta collaborazione artistica con lo scrittore e regista teatrale Michele Perriera, sono nati, frutto di un approfondito studio sull’uso sperimentale delle voci, Il Flauto di vertebre per sei attori e orchestra da camera e l’opera di teatro-musica I pavoni, commissionata dagli Amici della Musica di Palermo in occasione delle manifestazioni per il centenario delle nascite di I. Stravinskij, di A. Webern, e di E. Varese. Presiede dal 1984 l’associazione per la musica contemporanea “Nostro Novecento” da lui fondata e con la quale ha mantenuto e rinnovato il tradizionale interesse che Palermo ha sempre manifestato nei confronti della “Nuova Musica”.
Suoi brani sono stati registrati e trasmessi dalle reti nazionali RAI ed è attualmente edito dalle etichette B.M.G., Ariola,   (Vucciria), Tirreno (Ai quattro canti) e Kelidon Edizioni, per le quali ha registrato anche due cd. Suoi lavori sono stati commissionati dall’Orchestra Sinfonica Siciliana, da Ars Nova, dagli Amici della Musica di Palermo, dal Trio Strabern, da Nuova Consonanza, dall’O.M.C. di Palermo e da concertisti di fama nazionale. Intensa è anche l’attività direttoriale che l’ha visto ospite di importanti e prestigiosi enti nazionali. Per conto dell’Associazione Amici della Musica di Palermo, ha diretto l’Orchestra “Giovani Cameristi Siciliani” con i quali ha registrato per RAI Uno il programma “Voglia di Musica”. È stato direttore stabile dell’orchestra Sinfonica del Conservatorio “V.Bellini” di Palermo da lui ideata e costituita nel 1985. Nel 1995, ha fondato l’Orchestra Filarmonica Siciliana Franco Ferrara,  di cui è diventato Direttore Artistico e Stabile, proponendosi come obiettivo principale la valorizzazione e l’inserimento nel mondo culturale di musicisti provenienti da Conservatori e Istituti Musicali siciliani, approfondendo le esperienze maturate durante gli anni della formazione attraverso l’amore e la professionalità per la musica che sono qualità proprie del termine “filarmonico”.

 

 

 

 

 

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