New York, Metropolitan Opera:”Die Walküre”

New York, Metropolitan Opera,  Stagione Lirica 2010-2011
“DIE WALKÜRE”
Prima giornata in tre atti.
Libretto e musica di Richard Wagner
Siegmund JONAS KAUFMANN
Hunding  HANS-PETER KONIG
Wotan BRYN TERFEL
Sieglinde EVA-MARIA WESTBROEK
Brünnhilde DEBORAH VOIGT
Fricka STEPHANIE BLYTHE
Gerhilde KELLY CAE HOGAN
Ortlinde WENDY BRYN HARMER
Waltraute  MARJORIE ELINOR DIX
Schwertleite MARY PHILLIPS
Helmwige MOLLY FILMORE
Siegrune EVE GIGLIOTTI
Gringerde MARY ANN McCORMICK
Rossweisse LINDSAY AMMANN
Orchestra del Teatro Metropolitan di New York
Direttore James Levine
Regia Robert Lepage
Scene Carl Fillion
Costumi Francois St-Aubin
Luci Etienne Boucher
Nuova produzine del Teatro Metropolitan di New York
New York, 28 aprile 2011

Ultimamente a James Levine basta semplicemente mostrarsi sul podio. Il pubblico è così eccitato all’idea di vederlo agitare la bacchetta che sembra non possa sbagliare… o quasi. L’esibizione del 28 sera non è stata particolarmente impressionante. Il preludio era particolarmente scialbo e ritmicamente frenato. Sembrava come se l’orchestra eseguisse all’unisono seguendo il ritmo di un metronomo. Mancava energia, tensione e quella spinta in avanti che ci si aspetterebbe da una musica che dovrebbe rappresentare un uomo che fugge freneticamente dai suoi inseguitori in una tempesta. Grazie a Dio, le cose sono migliorate nel corso della serata.
Nel ruolo di Brünnhilde, Deborah Voigt ha  dominato la tessitura e non ha dovuto lottare con i suoi soliti problemi di intonazione. Benché abbia fornito un ritratto molto giovanile ed elegante della valorosa Valchiria, la sua voce  ha mancato di sfumature e ha quasi sempre cantato su un unico livello dinamico. Non importa che certi Si e Do alti siano sembrati dei guaiti. Sembrava piuttosto che soffrisse di un brutto caso di singhiozzo e, come evidenziato dalla partitura, il compositore non intendeva che i salti di ottave terminassero in staccati smozzicati. Tuttavia, vanno lodate le sue esuberanti e giocose schermaglie amorose con Wotan (Bryn Terfel). Nel secondo atto, i due intepreti sono riusciti a rappresentare il  loro profondo legame, rendendo il dolore per il loro addio finale ancora più devastante.
Il Wotan di Bryn Terfel è stato robusto ma anche ricco di sfumature e la sua è stata una esecuzione attenta e calibrata.  Jonas Kaufmann è stato un Siegmund convincente e lirico. La sua voce non denotava alcuno sforzo e la sua “Winterstürme wichen dem Wonnermond”  è stata eseguita con un legato veramente splendido. Piuttosto deludente invece Eva-Maria Westbroek . Era evidente mentre lottava fra gli ultimi versi dell’inizio del terzo atto (“O hehrstes Wunder!/Herrlichste Maid!”), che sono fra i passaggi musicali più belli dell’opera. Ma in sua difesa va detto che la scorsa estate ha dato tre imperiose esibizioni nel ruolo a San Francisco, così come va lodata la sua Sieglinde a Bayreuth, perciò le va accordato il beneficio del dubbio e  si può semplicemente dire che, purtroppo,  non era in serata.
Straordinario il ritratto di Fricka creato da Stephanie Blythe. Si, Fricka, la strega che tutti odiano.  Ma per la prima volta, Fricka è sembrata altro rispetto alla solita dea bisbetica vendicativa. La Blythe ha fatto ricordare che Fricka è una donna addolorata, che è stata profondamente ferita dai tradimenti. Blythe rivela le vulnerabilità del suo personaggio al pubblico, suggerendo che, forse, anche lei merita un po’ di solidarietà. C’è da chiedersi se Fricka non sia stata incompresa per tutto questo tempo. Al fine di rispettare la Legge, chiede punizione e giustizia, ma spesso viene scambiata per una donna a cui interessa unicamente la vendetta. Wagner fu profondamente influenzato da Arthur Schopenhauer che era conosciuto per la sua visione pessimistica della condizione umana e per la sua filosofia della “Volontà” (un concetto così importante che Wagner sentì necessario utilizzare Brünnhilde per personificare la Volontà di Wotan come fosse un’entità separata dagli dei). Schopenhauer opera anche una chiara distinzione fra punizione (per prevenire future violazioni della legge) e vendetta (motivata dalla riconciliazione fra i torti del passato con il puro intento di causare danno e nessun impatto costruttivo del futuro).  Ne In Die Welt als Wille und Vorstellung, Schopenhauer scrive:…la legge e la sua realizzazione, ovvero la punizione, sono essenzialmente dirette al futuro, non al passato. Questo è ciò che distingue la punizione dalla vendetta, poiché la vendetta è motivata da ciò che è accaduto e, quindi, dal passato in quanto tale. Tutte le rappresaglie dovute a torti perpetrate infliggendo dolore senza alcuna ricaduta per il futuro sono vendetta, e non può avere nessun altro scopo che non sia la consolazione per la sofferenza che uno ha sopportato a causa della vista della sofferenza causata ad un altro. Una tal cosa è perversione e crudeltà, e non può essere giustificata eticamente. […] l’oggetto della punizione […]è la dissuasione dal commettere crimini…[…] Oggetto e scopo per il futuro distinguono la punizione dalla vendetta, e la punizione ha ragion d’essere solo quando viene inflitta in rispetto della legge.
Forse Fricka ricerca la vendetta e la maschera abilmente da punizione. O forse no. Wagner lascia quel tanto che basta di ambiguità nella sua partitura per farci dubitare.  La Blythe ha dato un fine esempio di come un nuovo significato possa essere  veicolato attraverso uno sviluppo ragionato di un personaggio senza la pompa e gli aspetti “circensi”.  Il vero entusiasmo legato a questa particolare produzione non è rappresentato dalle pretenziose placche mobili di Lapage, ma in questo caso dal sottile talento della Blythe e la sua empatia col suo personaggio. È riuscita a suscitare compassione per una donna troppo spesso incriminata.
La visione del Regietheater tedesco che ha dato alla gente la falsa idea che, per rendere eccitanti e attuali i “vecchi lavori”, bisogna affidarsi allo shock o rendere le produzioni il più strane, grottesche o astratte possibile.  Ambientare una produzione in una fogna, mostrare video di vermi che consumano un coniglio morto, o presentare dei grassi  troll  che si lanciano preservativi l’uno con l’altro non è  innovazione registica.  La vera bellezza del lavoro di Wagner  è nei momenti  in cui vengono esposte le fragilità umane e  gli aspetti più interiori dei personaggi. Forse i registi dovrebbero prestare più attenzione ai dettagli nascosti nella partitura, piuttosto che ingombrare il lavoro del compositore con  elementi volgarmente  grandiosi che non sono né necessari, né essenziali.
Foto Ken Howard – Metropolitan Opera

 

 

 

 

 

 

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