Intervista a Simone Sorini

Simone Sorini, tenore, liutista, ricercatore, autore insieme a David Morlacchi è  l’ ideatore di “Divina Proportione Spettacolo multimediale con danza e esecuzione di musiche rinascimentali con l’ensemble vocale Bella Gerit in scena il 16 giugno al Teatro Rasi di Ravenna nell’ambito del Ravenna Festival. Nell’opera, musica sacra e profana, antica e contemporanea, pensiero speculativo e misure del corpo, proiezioni  video e danza, il tutto combinato in un unico sistema allegorico.
M° Sorini  quale idea è sottesa a questo spettacolo?
Percepire la realtà fisica come un’occulta organizzazione di entità geometriche è stato per me conseguenza della lettura dell’opera di Pacioli; la volontà di attualizzazione scaturisce dalla similarità delle strutture razionali e logiche  implicite nel trattato e nei suoi contenuti con  la dimensione multimediale, per cui l’antico si sposa al contemporaneo: le danze e la musica tardo-medievale e proto-rinascimentale hanno come elemento in comune la multimedialità che si manifesta a vari livelli sulla scena.
Ci parli della scenografia
Si tratta in realtà di proiezioni di poliedri, di immagini d’arte e di spettogrammi (ovvero la  visualizzazione grafica dei suoni in tempo reale operata da software di altissimo livello). La suggestione dello spettacolo è assicurata dalla  elaborazione video in 3D di Pierluigi Alessandrini. Il prezioso Facsimile del manoscritto di Luca Pacioli utilizzato in scena è pubblicato da Aboca Museum ( La presentazione del Codice avrà luogo, prima dello spettacolo, nella prestigiosa Biblioteca Classense – Sala dei Muratori, ore 18).
E la danza?
La danza ha un carattere contemporaneo ma prende spunto dalle proporzioni numeriche e dal ritmo che scaturisce dalla concezione numerologica del Pacioli secondo cui tutto nasce dalla proporzione aurea, che è il mattone costitutivo dei cinque poliedri regolari, e questi la base di tutto ciò che può dirsi materia. Non è possibile – dice – stabilire alcuna proporzione fra questi cinque poliedri regolari, né inscriverli dentro una sfera se si prescinde dalla nostra divina proporzione.
La tentazione di assimilare questo spettacolo a qualcosa che somiglia ante litteram al melodramma è forte… possiamo dire qualcosa del genere?
Credo proprio di no: anche se lo spettacolo vuole riprodurre quello che poteva essere un raffinato e elevatissimo intrattenimento cortigiano, e questo lo può avvicinare al melodramma del primissimo 600 – ad esempio l’Euridice di Peri o L’Orfeo di Monteverdi-, il genere musicale è strettamente polifonico ed esula dalla concezione monodica che è fondante nel melodramma.

Quali composizioni sono in programma?

Un ruolo importante è dato al segmento aureo che nello spettacolo è rappresentato dal monocordo, strumento pitagorico che con la sua unica corda divisibile attraverso il ponticello mobile, lo riproduce simbolicamente. Dai suoni fisici del monocordo origina l’intero universo sonoro dello spettacolo: questi suoni in proporzione vengono man mano accolti all’interno di una matrice metafisica che è quella della musica virtuale originata dai computer e da software originali, creati espressamente per lo spettacolo. La chiara convinzione di dovere partire dai numeri – e solo da questi – per creare un universo sonoro anche riguardo alla scelta della musica antica appariva estremamente stimolante; ovviamente si sarebbe dovuto considerare ciò che era stato prodotto in merito, e gli esempi certo non mancavano: Machaut, De Vitry, Dufay. Soprattutto quest’ultimo per la sua vicinanza all’Italia e per la maggiore consonanza temporale del primo umanesimo è parso ovvio doverlo considerare come un importante elemento del nostro studio musicale, tanto più che l’opera forse più universalmente nota di questo autore è il celebre mottetto celebrativo “Nuper Rosarum Flores”, da lui composto e probabilmente diretto – diremmo “organizzato” – in Italia, in occasione della dedicazione del Duomo di S. Maria del Fiore alla Vergine Maria, nel giorno 25 marzo del 1436.
Il resto delle musiche antiche – che si ascoltano soprattutto nella prima parte dello spettacolo – sono tratte dal manoscritto Urbinate Latino 1419, Queste opere musicali dimenticate, ascrivibili soprattutto a maestri anonimi, sono state trascritte e reinterpretate nello spettacolo – anche con l’ausilio dell’elettronica – con lo stesso spirito sincretico che permea il De Divina Proportione, quello cioè di fondere arti e dottrine scientifiche in un unico grande sistema in grado di dare vita all’opera perfetta. Lo spettacolo comprende anche momenti di lettura e riflessione costituiti dalle voci fuori campo dell’attrice Lucia Ferrati e del noto matematico e pensatore Piergiorgio Odifreddi.

Il gruppo Bella Gerit da cosa trae il suo nome?

Si tratta del gruppo di ricerca e interpretazione dei repertori musicali urbinati che prende il nome dal motto con il quale si designava il duca di Urbino Federico da Montefeltro il quale fondò la sua fortuna intraprendendo campagne militari su alta commissione. L’ensemble Bella Gerit si occupa da oltre dieci anni – la prima incisione discografica “Bella Gerit Musasque Colit” è del 1995- dei repertori rinascimentali urbinati, della loro riscoperta e interpretazione filologica nonché dello studio sugli strumenti musicali antichi condotto attentamente sulle molteplici iconografie locali. Il gruppo ha costituito nel 2005 una associazione culturale e fondato una etichetta discografica, entrambe a nome Bella Gerit (attributo Federiciano per eccellenza) con il dichiarato intento di dare vita ad una collana di opere discografiche. realizzate dai manoscritti musicali appartenuti alla biblioteca dei Duchi di Urbino. Intendiamo in tal modo restituire alla storia della musica europea Urbino e la sua bottega musicale, trascurati protagonisti del processo musicale umanistico.
Per un ulteriore approfondimento vi consigliamo  di visitare:
De Divina proportione Ensemble Bella Gerit
Simone Sorini Aboca Museum
Ravenna Festival

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