Il Coro del Teatro Regio di Parma a Cattolica

Cattolica (Rn), Teatro della Regina – XXa Edizione del Premio Lirico Internazionale Tiberini
“I CORI DEL RISORGIMENTO ITALIANO”
Coro del Teatro Regio di Parma

Direttore e pianista Martino Faggiani
Musiche di Giuseppe Verdi
Nabucco : Gli arredi festivi, Va pensiero
I Lombardi alla prima Crociata: O Signore dal tetto natìo
Macbeth (vers.1847 e 1865 ):  Patria oppressa
Il Trovatore : Vedi le fosche notturne spoglie
Ernani: Si ridesti il leon di Castiglia
Hanno condotto la serata Giosetta Guerra e Martino Faggiani
Cattolica, 27 giugno 2011

Il secondo appuntamento del Premio Lirico Internazionale Tiberini alla sua ventesima edizione lunedì 27 giugno 2011 al Teatro della Regina di Cattolica (RN) ha visto protagonisti il Coro del Teatro Regio di Parma e al Martino Faggiani ai quali è stato conferito il Premio Tiberini d’Oro nel concerto dal titolo I Cori del Risorgimento Italiano. Agli annali del Premio Tiberini, la cui prima edizione risale al 1989, viene aggiunto un concerto di vera qualità e di altissimo livello che poteva definirsi anche suggestivo progetto di spettacolo ideato dal M° Martino Faggiani il quale ha condotto la serata insieme a Giosetta Guerra; il maestro ha inquadrato storicamente e musicalmente i brani corali e ha diretto il coro accompagnandolo al pianoforte. Esordendo con un preambolo e parlando diffusamente a braccio prima di ogni brano sulla concezione verdiana dell’opera, il M° Faggiani si è espresso da interprete competente, sensibile ed entusiasta sulle incrostazioni della tradizione nella messa in scena delle opere di Verdi e ha denuciato le aberrazioni di certe regie attualizzanti che spesso parcellizzano il discorso drammatico e scenico.
Il suo efficacissimo e personalissimo accompagnamento pianistico adeguava la giustezza del tocco e del colore alle esigenze di accentuazione dell’impulso ritmico, così importante nella musica verdiana, e allora ricorreva anche alla percussione del piede sul palcoscenico e al gesto direttoriale; tutto concorreva comunque a rendere l’atmosfera del concerto sempre più consona alla musica verdiana e trascinante per il pubblico. Si è potuta apprezzare sin da subito la grandezza in senso qualitativo del Coro del Teatro Regio di Parma nel repertorio verdiano dove l’equilibrio dell’impostazione vocale e il livello tecnico di tutte le singole voci inquadrate nelle quattro sezioni è essenziale. Precisione negli attacchi-stacchi, articolazione uniforme e omogenea della parola sono stati  gli elementi  di più immediato rilievo; i brani scelti, il cui ordine e titolo non rispecchiavano il programma di sala, hanno fatto apprezzare particolarmente la levatura tecnico-vocale delle sezioni maschili soprattutto quella tenorile che è la più delicata, anche in questo caso, dove la formazione non al completo del coro ha lasciato emergere in alcuni punti singole voci di registro scuro che pure hanno contribuito alla bellezza e alla profondità dell’insieme. Questo il programma: Gli arredi festivi da Nabucco, con cui a mo’ di “biglietto da visita” si sono messe in luce le singole sezioni del coro, poi il Vedi le fosche notturne spoglie dal Trovatore introdotto in modo illuminante dal M° Faggiani che ha illustrato il descrittivismo verdiano nella scrittura strumentale e vocale, indi il confronto tra la versione originale del coro del Macbeth (ed.1847) Patria oppressa e quella posteriore del 1865 dal carattere più uniforme e che risente dell’influsso rossiniano del brano Pro peccatis dello Stabat; più articolata e drammaticamente dinamica è senza dubbio la prima versione che ha permesso al Coro del Teatro Regio di Parma di dare senz’altro il meglio di se stesso in termini di trasparenza vocale e di flessibilità: uniforme nei pianissimi, soprattutto nelle note lunghe, ha dato prova di saper sostenere qualsiasi dinamica in senso espressivo. Di vera e propria “orchestrazione vocale” si può parlare anche per il fatidico coro O Signore dal tetto natio da I Lombardi alla prima Crociata descritto da Faggiani come un brano che esula dal carattere risorgimentale che gli è stato sempre attribuito pur collocandosi tra l’intimo e l’epico. Grande prova di disciplina e di preparazione capillare ha mostrato la parte maschile del coro nel sillabato a mezza voce Zitti zitti  moviamo dal Rigoletto in cui sembrava proprio di percepire un’unica articolazione; lo stacco dei tempi rapidi, forse più dell’usuale ma con gusto, equilibrio e motivazione, in questo come per il coro delle zingarelle e mattadori dalla Traviata, ha dimostrato come un direttore attento e intelligente possa alleggerire la scansione ritmica di un brano senza snaturarne il carattere ed anzi accentuandolo. Immancabile il Va, pensiero dal Nabucco, ha concluso con il consueto entusiasmo da parte di tutti il concerto prima della premiazione del coro e del suo maestro con la targa Tiberini d’Oro;  alla fine la partecipazione entusiastica del pubblico al “ Il canto degli Italiani” Fratelli d’Italia di Goffredo Mameli fa quasi pensare che il senso patriottico possa (e comprensibilmente) essere acuito da un’ottima e inaudita esecuzione musicale. Graditissimo bis Gli arredi festivi da Nabucco ha concluso in modo ciclico la serata tra gli applausi di un pubblico davvero partecipe e soddisfatto.
Foto Michele Palumbo – Cattolica

 

 

 

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