Messico, Centro Cultural Universitario: “The turn of the screw”

Centro Cultural Universitario, Sala Miguel Covarrubias
“THE TURN OF THE SCREW”
Opera in un Prologo e due atti su libretto di Myfanwy Piper, dal romanzo di Henry James.
Musica di Benjamin Britten
The Prologue/Peter Quint SAMUEL BODEN
The Governess FFLUR WYN
Miles LEOPOLD BENEDICT
Flora ERIN HUGHES
Mrs. Grose ENCARNACIÓN VÁZQUEZ
Miss Jessel LOURDES AMBRIZ
Ensamble Filarmonía
Direttore Jan Latham-Koenig
Regia Michael McCaffery
Luci Víctor Zapatero
Messico, 13 agosto 2011
È limitante pensare che The turn of the screw, il romanzo breve di Henry James pubblicato nel 1898, sia solo una storia di fantasmi.
Ciò che distingue quest’opera di James dalla produzione gotica europea e nordamericana del XIX secolo, è la prosa limpida e elegante, lontana da certo barocchismo che invece accusano le sue opere finali, una trama psicologica che condiziona magistralmente le personalità dei suoi personaggi. Svariati sono stati gli adattamenti: oltre a quella operistica di Britten, si contano numerosi film, fra i quali emergono The innocents di Jack Clayton del 1961 con Deborah Kerr nei panni della protagonista, fino a quello di Rusty Lemorande del 1991 e quello di Tim Fywell del 2009 per la BBC di Londra. Sono adattamenti che ammettono una trama soprannaturale, un perverso episodio di abuso, repressione sessuale e pedofilia, una storia di menzogne, pazzia e orrore sociale.
Sono giustamente i dettagli che lo spettatore va conoscendo nel corso dell’opera, i molteplici “giri di vite” che dipendono dalla prospettiva che viene esplorata di volta in volta, che conferiscono ricchezza a quest’opera. Ricchezza che, nella sala Miguel Covarrubias del Centro Cultural Universitario, durante le rappresentazioni del 13 e 14 agosto scorso, non è emersa completamente.
Ad un buon successo ha contribuito la bacchetta di Jan Latham-Koenig a capo dell’ Ensamble Filarmonía con buon ritmo drammatico e musicalità nelle variazioni del tema principale. Nel reparto canoro ha brillato il tenore Samuel Boden come Prologo e Peter Quint, grazie ad una voce ben emessa, sicura chiara ed espressiva. Altrettanto buona il sopranno dicissettenne Erin Huges che ha interpretato con bel lirismo e ingenuità vocale Flora. In secondo piano,  ma comunque apprezzabile, il  soprano Fflur Wyn, nei panni dell’Istitutrice: se ne è apprezzata la musicalità ma non il volume, più “da camera” che teatrale, afflitto oltretutto da una crescente fragilità. Leopold Benedict ha mostrato di ben destreggiarsi nel corso dell’opera anche se il ruolo di Miles non è sembrato calzargli a pennello. Completavano il cast il mezzosoprano Encarnación Vázquez e il soprano Lourdes Ambriz.
La messa in scena di Michael McCaffery e le luci di Víctor Zapatero hanno però deluso, optando per una scenografia lugubre e oppressiva, senza dinamica di colori, giorno e notte, necessari tanto in James quanto in Britten per conferire il giusto dinamismo alla vicenda. Insomma, per quanto riguarda la parte visiva… la vite non è girata, riducendo così il ricco intreccio ad un allestimento piuttosto ordinario.


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