Bergamo, Teatro Donizetti: “Gemma di Vergy”

Bergamo, Teatro Donizetti Bergamo Musica Festival 2011
“GEMMA DI VERGY”

Tragedia lirica in due atti di Emanuele Bidera
Nuova edizione riveduta sull’autografo a cura di Livio Aragona, Fondazione Donizetti
Musica di Gaetano Donizetti
Gemma MARIA AGRESTA
Conte di Vergy
MARIO CASSI 
Tamas
GREGORY KUNDE
Guido
LEONARDO GALEAZZI
Rolando
DARIO RUSSO
Ida di Greville
KREMENA DILCHEVA
Orchestra e Coro Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
Direttore Roberto Rizzi Brignoli
Maestro del Coro Fabio Tartari
Regia Laurent Gerber
Scene e costumi Angelo Sala
Disegno luci Claudio Schmid
Nuova produzione e nuovo allestimento Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti ed Accademia Teatro alla Scala
Bergamo, 18 Settembre 2011

L’edizione 2011 del Bergamo Musica Festival “Gaetano Donizetti” non poteva esordire in modo migliore: la riproposta dell’insolito titolo donizettiano “Gemma di Vergy” si rivela una scelta assai felice, salutata da un successo di pubblico ampiamente meritato. Pur non trattandosi di un lavoro collocabile ai vertici della produzione del compositore bergamasco (anzi, a dirla tutta, pare piuttosto un esercizio di stile), l’opera contiene alcune pagine meritevoli d’ascolto: quasi tutta la parte della protagonista, nonché il primo tempo del grande concertato che conclude il primo atto. Molto spesso, se un titolo rimane confinato ai margini della tradizione esecutiva, esistono valide ragioni a supporto di tale “dimenticanza”, ma va dato atto alla Fondazione Donizetti di aver preparato questa nuova edizione della Gemma con grande cura e di averla poi realizzata, ricorrendo ad un cast di artisti altamente professionali e motivati. L’allestimento con la regia di Laurent Gerber e le scene ed i costumi di Angelo Sala è appena funzionale alla rappresentazione.
Se l’impianto scenico risulta alquanto bidimensionale e venato di bozzettismo, non si può dire lo stesso dei costumi: in stile con l’epoca del dramma, riccamente adornati, in qualche caso davvero sontuosi (a patto di non considerare il sempre esilarante effetto che promana dalla visione dei protagonisti maschili in calzamaglia lucida e gonnella). Maria Agresta è una splendida protagonista: sagacemente interpretata e cantata in modo talmente rifinito da rasentare la perfezione. Questa bellissima voce di soprano lirico puro, smaltata e con madreperlacee venature, si espande bene nella sala, con ininterrotta morbidezza d’emissione.
Su e giù per il pentagramma, resta omogenea e sonora (la famosa punta si ode costantemente, sia nei momenti più dolci e cantabili, sia in quelli maggiormente concitati) ed il soprano affronta tutto l’impegnativo ruolo con una musicalità ed una grazia nel porgere la frase che lascia allibiti. Mai una forzatura, mai un’incertezza nell’intonazione o uno scivolone nella posizione dei suoni (naturali e brillanti le note gravi che Donizetti inserisce qua e là nella scrittura di Gemma) e, manco a dirlo, solidissimo l’appoggio sul fiato.
A riprova dell’ottima preparazione dell’Agresta, basta ascoltare con quale sicurezza il soprano realizza tutta la scena conclusiva dell’opera, in cui si richiedono alla protagonista fiati interminabili, mezzevoci e pianissimi, dopo averla condotta attraverso duetti e terzetti caratterizzati da tempi serrati ed espressività al calor bianco. La sensazione avuta alla fine della performance è quella di aver assistito ad una prova maiuscola, di quelle da fissare al più presto su disco e ci si avvia all’uscita del teatro con la speranza di poter riascoltare questo soprano nelle vesti di altre primedonne donizettiane.
Degno compagno di tale cantante, Gregory Kunde è un Tamas di prim’ordine. La voce matura, ma tuttora di bel timbro e di notevole ampiezza, tradisce una certa usura solo nelle mezzevoci e nel canto più sommesso, ciononostante il suo personaggio riesce benissimo, grazie ad un credibilità scenica che sopravanza di intere spanne quella degli altri protagonisti maschili e ad un’emissione che, soprattutto nelle parti più declamate e stentoree, convince ed appaga l’ascoltatore senza riserve.
Molto al di sotto dal punto di vista scenico, ma molto ben cantato il Conte di Mario Cassi. Il timbro di baritono brillante, chiaro e limpido si sposa ad un’emissione morbidissima che fa valere le sue ragioni nei cantabili delle arie, ma, quanto a doti attoriali, siamo davvero ai minimi termini. Kremena Dilcheva è un’Ida tanto bellina che sopperisce alle vistose mende tecniche e ad un timbro un po’ qualunque con spigliatezza e disinvoltura scenica.
Buona la prova di Leonardo Galeazzi come Guido che, ad onta di una vocalità piuttosto indefinibile, canta in modo preciso e riesce a non sfigurare nel duetto con una Gemma in stato di grazia. Discreto o poco più il Rolando di Dario Russo. Ottima, infine, la prova di Roberto Rizzi Brignoli che, dirigendo con gesto sicuro e generoso, riesce ad ottenere dal Coro e dall’Orchestra del Bergamo Musica Festival, una prova che non conosce alcuna sbavatura. Foto per gentile concessione del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti

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