Intervista al tenore David Alegret

 Durante le prove de Lo Frate ‘nnamorato di G. B. Pergolesi (in scena al “Pergolesi” Jesi da questa sera, 30 settembre) il tenore spagnolo David Alegret si è gentilissimamente prestato alla mia intervista; tra una telefonata e l’altra, cellulare alla mano, visibilmente indaffarato, ma subito disponibile e cordiale mi ha incontrato nella bella piazza del Teatro Pergolesi dopo le undici; invitarlo a pranzo? Troppo presto e anche troppo da fare: le prove con il M° Fabio Biondi lo impegnano nel primissimo pomeriggio e lui non è tipo sbrigativo, di quelli da un panino e via; un aperitivo a base di Verdicchio, diffuso vino locale? Come mi avrebbe detto subito dopo lui è amantissimo dei vini locali, ma niente alcool durante le prove. Allora un buon caffè, anzi un cappuccino? Ebbene sì; il vicino bar della piazza è stato sede della nostra intervista. Non tardo a scoprire che il M° Alegret non è proprio giovanissimo: la barbetta pepe e sale parla chiaro, ma anche lui nel suo discreto italiano, dicendomi di aver intrapreso gli studi di canto abbastanza tardi, dopo i ventisei anni. Allora tiro fuori tutto il mio bagaglio esperienziale dicendo che per una voce maschile è un bene iniziare a sviluppo fisico completo.  Ma lasciamo a David raccontarci di lui, della sua carriera e del suo approccio al teatro di Pergolesi.
A fronte del repertorio rossiniano che a tutt’oggi rappresenta il punto forte del tuo repertorio,  come ti senti nel il personaggio di Carlo de  Lo Frate ‘nnamorato di Pergolesi?
La parte presenta un andamento vocale abbastanza spianato che ricorda e anticipa quello mozartiano. Anche il carattere del ruolo è serioso e  può ricordare quello di Don Ottavio nel Don Giovanni, ma senza i passaggi di agilità de Il mio tesoro intanto. Mi ci trovo molto bene perché ho ben presente quello stile.
Ti piace cantare Rossini?
Molto. Tanto che in repertorio ho dei personaggi, come Don Narciso (“Il Turco in Italia”), che non sono conosciutissimi e popolarissimi, ma presentano una tessitura vocale molto acuta e una scrittura virtuosistica senza essere protagonisti.
Cosa interpreterai dopo il tuo debutto a Jesi?
Sì, è la prima volta che canto a Jesi. Ti dico solo che canterò a Barcellona nello Stabat Mater di Rossini e in un’opera rara, il Burbero di buon cuore di Martin y Soler. Poi concerti ed oratori.
Come ti trovi a Jesi con lo staff musicale ?
Benissimo. È un ambiente stimolante in cui tutto è al suo posto ed è valorizzato altamente dalla presenza di Fabio Biondi; da lui c’è molto da imparare: riesce ad esporre ed a spiegare i fatti musicali in modo illuminante e inaudito.  Io sono l’unico non italiano del cast.
È per questo che debutti in un ruolo in lingua italiana e non napoletana ?
Certo. Questi ruoli di Pergolesi presentano particolari difficoltà proprio dal punto di vista linguistico se sono napoletani e nella interpretazione che deve essere brillante e nello stesso tempo sentimentale. Poi c’è la gestione scenica del personaggio che impegna moltissimo. Debuttare in napoletano mi sembra un po’ presto.
Ci sono dei tagli nell’edizione de Lo Frate ‘nnamorato che vedremo qui a Jesi ?
No, nessun taglio. La scelta è quella di riportare il capolavoro di Pergolesi nella forma originaria e anche ciò impone una dedizione ulteriore e una attenzione continua.
Quali cantanti del passato ti sono stati di modello?
No ho mai emulato nessuno.
Certamente; volevo dire quali cantanti hai particolarmente ammirato?
Fritz Wunderlich per me è un cantante completo in tutte le sue manifestazioni, belcanto e ruoli più lirici. È un musicista che ha avuto un repertorio molto grande che comprendeva tutti i generi, dal barocco a Wagner e oltre. Nutro per una grande ammirazione, in particolare per questa grande capacità di adeguarsi ad ogni stile  restando sempre se stesso.

E quelli attuali ?
Mi piace molto Juan Diego Florez.
Come consideri i tre tenori più popolari dell’ultimo 900, Pavarotti, Carreras e Domingo? Quale preferisci?
Non ho particolari preferenze; sono stati tutti e tre grandi nel loro genere. Potrei forse avere un debole per Carreras, che tra l’altro è di Barcellona come me, per la bellezza della voce e la versatilità nel repertorio.
Quali differenze riscontri tra i teatri italiani e quelli stranieri?
Non ho cantato ancora molto in Italia, ma posso dire che colgo una differenza maggiore tra i teatri del centro Europa e quelli italiani e spagnoli. Diciamo che stando in Italia si avverte che l’opera è nata qui. Anche nelle Marche ogni piccola città o paese ha il suo bel teatro e teatrino. C’è un’offerta musicale capillare che non si riscontra così facilmente altrove. In Germania, dove ho cantato di più, i teatri sono molto organizzati, ma la diffusione di produzioni e di stagioni liriche non è paragonabile all’Italia.
E quelli spagnoli?
In Spagna si è nel mezzo di un periodo economicamente non facile. Gli effetti della crisi si sentono anche nella vita musicale del mio Paese. L’opera è  comunque amatissima dovunque e speriamo che anche in Spagna si superi questo momento e si possano realizzare un maggior numero di produzioni.
Come ti senti prima di entrare in scena?
Se mi capita di essere più nervoso a una prima o alle prese di un ruolo particolarmente impegnativo, cerco di pensare a qualcosa che di recente mi ha reso felice, oppure ai miei genitori o alla mia fidanzata, quel tanto per distogliermi dalla tensione.
Hai dei riti particolari in quelle occasioni?
Sono abbastanza religioso e in genere mi porto delle immagini sacre alle quali mi rivolgo con delle preghiere che leggo da un libro. Non sono molto praticante, ma sono cresciuto in un ambiente cattolico e sono credente; mi accorgo che questo mi aiuta soprattutto ora, mentre all’inizio della carriera non ci pensavo molto.
Una figura come quella della Callas quale esempio può dare a un tenore?
Apprezzo molto la sua volontà e la sua capacità di dare tutta se stessa e il grande entusiasmo con cui interpretava i suoi  ruoli.
Quale personaggio di Donizetti  è più vicino alla tua vocalità attuale?
Direi quello di Tonio dalla La fille du régiment, più che Ernesto del Don Pasquale. È un ruolo dal grande virtuosismo circoscritto solo in certe scene e dalle caratteristiche tecniche più vicine per ora al mio ideale.
Quali sacrifici e problemi  impone la vita del cantante lirico?
Molti. All’inizio della carriera niente ti pesa, tutto è nuovo e hai tanto da imparare, ma poi devi fare i conti con molte cose che non sempre sono in tuo potere. La fortuna artistica di un cantante non dipende solo da se stesso, o meglio al cinquanta per cento, perché ci sono i direttori artistici, gli agenti e i direttori d’orchestra il cui apporto non sempre si può controllare e cercare di comprenderlo o cambiarlo è anche peggio. Meglio fare i conti con se stessi e la propria coscienza artistica. Se lavori bene e hai successo, la soddisfazione è grande e copre qualsiasi sacrificio; se non si riesce come si sperava, si deve almeno essere a posto con la coscienza di aver lavorato al meglio delle proprie possibilità.

Ti ricordi è la prima incisione  di opera che hai acquistato da ragazzo?
Sì, il Flauto magico.
Hai mai sofferto di invidia nei confronti di altri artisti della tua vocalità?
Invidia vera e propria no; più che altro ho provato un senso di emulazione misto ad ammirazione per le prodezze che sento fare da un tenore come Florez. Non si può rimanere indifferenti quando lo si vede cantare con quella perfezione. Nel mio caso si tratta però di una sana invidia che sprona a dare il meglio di se stessi senza cercare di  imitare nessuno.
La tua famiglia ha influito sulle tue scelte?
Sì certo, perché i miei genitori mi hanno detto sempre la verità con competenza, anche quando si trattava di  farmi notare dei difetti. Devo quasi tutto a loro.
Qual è il tratto principale del tuo carattere?
Il senso dello humor.
E il tuo peggior difetto?
Sono troppo contenuto nelle reazioni. A volte dovrei essere più spontaneo.
Segno zodiacale?

Leone.
Sei superstizioso?
No, religioso.
Cosa ti fa più paura?
Che la situazione cambi in modo da compromettere il mio lavoro. Sono comunque ottimista.
Hai delle letture preferite?
Mi interessa molto la storia del cinema e in genere leggo della narrativa.
Cosa mangi in genere?
Dieta mediterranea; mi piace il riso e apprezzo molto il vino rosso.
Che rapporto hai con le voci femminili?
Buonissimo.
Altre notizie su David Alegret le potete trovare nel suo sito personale
Foto Joan Tomàs – Fidelio Artist

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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