Brescia, Teatro Grande: “I puritani”

Brescia, Teatro Grande – Stagione Lirica 2011
“I PURITANI”
Opera seria in tre parti di Carlo Pepoli
Musica di Vincenzo Bellini
Elvira JESSICA PRATT
Lord Arturo Talbo GIANLUCA TERRANOVA
Sir Riccardo Forth ALESSIO ARDUINI
Sir Giorgio UGO GUAGLIARDO
Lord Gualtiero Valton LUCIANO LEONI
Sir Bruno Roberton MARCO VOLERI
Enrichetta di Francia ANGELA NICOLI
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Orchestra “I Pomeriggi Musicali”
Direttore Antonio Pirolli
Maestro del Coro Antonio Greco
Regia Carmelo Rifici
Scene Guido Buganza
Costumi Margherita Baldoni
Light designer Fiammetta Baldiserri
Nuovo allestimento
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo: Ponchielli di
Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia
Brescia, 22 Ottobre 2011

Un anno dopo la fortunata “Medea” della scorsa stagione lirica, l’accoppiata Rifici-Pirolli ritorna al Teatro Grande di Brescia con “I Puritani” di Vincenzo Bellini, opera conclusiva del lavoro del grande compositore catanese. Una produzione ingegnosa, intrisa di macabro fascino che, seppur criticabile in alcuni momenti, è in grado di tenere la noia lontana dallo spettatore.
Il palcoscenico si divide in compartimenti sui quali il regista Carmelo Rifici materializza i vari livelli di lettura del dramma: la parte di proscenio, dedicata all’azione reale ed allo svolgersi della vicenda e le zone posteriori e superiori che svelano al pubblico le emozioni, i sentimenti, le paure e le passioni dei personaggi, in una rappresentazione speculare affidata a controfigure. Tutto è grigio, gelido, quasi ingessato, sia nelle rigide linee degli elementi scenici, che nei costumi dall’aspetto costrittivo ed asfissiante, simbolo della più feroce castrazione nei confronti della libera espressione dei sensi. Ed ecco che il buio spirito del Puritanesimo si concretizza in una grande parete, fitta di loculi, tramite cui i protagonisti dell’opera (nella fattispecie, la povera Elvira) entrano ed escono dalla scena come cadaveri, sortendo così un effetto piuttosto esilarante. Efficace è invece l’utilizzo di pannelli scorrevoli, la cui trasparenza filtra, ma non nasconde, le gesta degli attori, rese ancor più metafisiche dallo sporadico ricorso alla macchina del fumo.
La parte musicale è affidata ad Antonio Pirolli, il quale si dimostra all’altezza del compito, mediante una direzione sicura, capace di tenere in pugno un’orchestra discretamente coesa, anche se la tendenza ad un suono costantemente turgido e, talvolta, ipertrofico risulta d’impaccio e va ad intaccare la resa globale nella performance di taluni cantanti.
Jessica Pratt, nei panni di Elvira, è un soprano con grandi doti naturali, sostenute da una tecnica di canto pregevole. Negli anni, ha poi approfondito le sue capacità interpretative ed attoriali, giungendo a risultati decorosi, mentre la capacità di mantenere il legato nell’emissione, si è fatta più convincente rispetto alla calamitosa Sonnambula di qualche tempo fa. Quello che continua a mancare nelle prove belliniane di questa cantante è la grazia, il garbo, lo struggimento necessari ad una compiuta realizzazione della linea vocale, così come la intendeva il compositore. Le dinamiche di cui il canto della protagonista è costellato, vengono realizzate in modo brusco e poco calibrato (le numerosissime messe di voce, ad esempio), per non parlare poi degli acuti lanciati durante il concertato alla fine del primo atto, che sono sì, grandi e smaltati, ma anche parossistici nella componente di spinta operata dal soprano. Il mi bemolle al termine del “Vien diletto” ed il re sovracuto che conclude l’opera (stranamente privata della cabaletta “Ah sento o mio bell’angelo”) sono note svilite da qualche fissità di troppo e carenza di vibrazioni, ma comunque sonore e ben a fuoco quanto ad intonazione. Per il resto, la Pratt ha innegabile talento, come rivela il “Son vergin vezzosa”, la cui scrittura viene eseguita in maniera eccellente e variata con gusto nella ripresa. In conclusione, una prova dagli esiti altalenanti, rispetto alle notevoli possibilità di questa giovane artista che, siamo sicuri, non mancherà di porre a maturazione il proprio bagaglio nelle stagioni a venire.
Gianluca Terranova fa esprimere il suo Arturo con un’emissione periclitante al primo atto, ma che tende a stabilizzarsi ed ad uniformarsi al terzo. Dotato di un timbro abbastanza squillante, il tenore gioca tutte le sue carte sulla virilizzazione del personaggio e sulla baldanza che gli permette di emettere acuti e sovracuti (almeno fino al re) con una certa sicurezza, pur non trattandosi di suoni intrinsecamente sopraffini. Quanto a musicalità e stile, Bellini abita altrove.
Corona d’alloro, quindi, sul capo di Alessio Arduini (Riccardo) ed Ugo Guagliardo (Giorgio), entrambi bravissimi nei rispettivi ruoli. Se il giovanissimo baritono Arduini si distingue per un’ attenta ricerca espressiva e per una linea di canto sorvegliata, sebbene ancora acerba in qualche frangente, Guagliardo compone un ritratto vocale di Giorgio Talbo davvero encomiabile e cesella un “Cinta di fiori” superlativo per omogeneità, legato e commozione, il tutto veicolato da una voce di basso bellissima e ricca di armonici.
Parti minori appena funzionali e coro con qualche svarione di troppo nella sezione contraltile. Foto Umberto Favretto – Teatro Grande di Brescia

7 Comments

  1. Susan Klee

    Gianluca Terranova is the most wonderful, most expressive, most exciting tenor! His magnificent, gleaming voice shining over the orchestra and chorus! Just magic! We have seen and heard him live in Chremona in this great role of Arturo Talbo in Bellini`s beautiful opera, “I Puritani” and the whole opera night was just wonderful and Gianluca Terranova was our hero! He has a voice, one must fall in love with, really unforgettable! We are travelling everywhere, we can, to hear and see this fantastic tenor!

  2. Iris

    Strano questo commento…..surreale….sembra quasi finto.
    Io c’ero e francamente trovo che l’unico punto veramente debole
    di questo spettacolo sia il tenore. Durante gli intervalli, si sa, si chiacchiera con amici e parenti e gli umori erano gli stessi sia in platea che in prima galleria: spettacolare la Pratt, bravissimi Riccardo e Giorgio, difficile da capire la regia ma pessimo il tenore.
    Iris

  3. Susan Klee

    Hallo Iris, your comment is really funny, one can only laughting about that! Maybe my comment is surreal, but yours is very bitter and I feel only sorry that you can not like exciting, wonderful singing and acting! But after all, that is your lack of pleasure!

  4. Tito

    Mi associo totalmente a quanto detto da Iris…e aggiungo che come disse un noto statista “a pensar male si fa peccato ma … Quasi sempre ci si azzecca”.
    Saluti a tutti.

  5. Susan Klee

    GianLuca Terranova is the singer of Grand Opera, which the world of opera needs! His singing is exciting, electrifying and charming and cherishing as well. He puts all his feelings in his singing! He is a pioneer of modernizeing opera! Just uncomperably wonderful!
    Have a nice day and listen more of this great tenor, do hope that you`ll also get the feeling of beauty and humanity, that the great composers wanted to give us with their wonderful works!

  6. Innominato

    Beh… la claque non c’è solo in sala, ma anche nei forum. Sapeste cosa è successo a Cremona hahahahahhahahaha

  7. Susan Klee

    We were there in Cremona and Gianluca Terranova was just wonderful, unforgettable! Your hahahahaha is total uninteligent and meaningless.
    I can understand that you don`t give your own name, you know well that your post is just shameful, speaking like that about a magnificent, great singer!

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