Brescia, Teatro Grande: “Rigoletto”

Brescia, Teatro Grande – Stagione Lirica 2011
“RIGOLETTO”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Rigoletto IVAN INVERARDI
Gilda IRINA DUBROVSKAIA
Il Duca di Mantova PIERO PRETTI
Sparafucile EUGENIY STANIMIROV
Maddalena ALESSANDRA PALOMBA
Il Conte di Monterone PASQUALE AMATO
Giovanna VERONICA SENSERINI
Marullo MIRKO QUARELLO
Borsa SAVERIO PUGLIESE
Il conte di Ceprano MARIAN RESTE
La Contessa di Ceprano MIRIAM ARTIACO
Il paggio della duchessa BIANCA TOGNOCCHI
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Orchestra “I Pomeriggi Musicali”
Direttore Marco Guidarini
Maestro del coro Antonio Greco
Regia, scene, costumi e disegno luci Massimo Gasparon
Nuovo allestimento
Brescia, 9 Ottobre 2011

La stagione 2011 del Teatro Grande di Brescia si è aperta all’insegna del repertorio popolare, nel nome di Giuseppe Verdi, con uno dei suoi titoli più rappresentati in assoluto: “Rigoletto”. Lo spettacolo con la regia, le scene ed i costumi di Massimo Gasparon è improntato ad una certa tradizione, rielaborata secondo la visione del regista. Il contesto mascherato in cui si muovono le masse, fa riferimento all’epoca di ambientazione del dramma, mentre Gasparon rende i tre protagonisti, figure senza tempo, o meglio, tipologie umane collocabili in qualunque momento storico. Nella fattispecie, il regista suggerisce, tramite i costumi in stile ottocento, la contemporaneità del Duca, Gilda e Rigoletto e dei loro rispettivi caratteri con l’ambiente che circondava Verdi e con le persone che il compositore avrebbe potuto incontrare nella vita di tutti i giorni.
L’impianto scenico è costituito da una pedana girevole sulla quale si alternano tre ambienti distinti: la dimora del Duca, affrescata in stile rinascimentale, il generico esterno di un edificio e un interno in legno corredato da una rampa di scale. Gasparon riesce a sfruttare molto bene gli spazi esigui, concentrando gran parte dell’azione nella gestualità dei personaggi e nel loro approcciarsi l’un l’altro sulla scena (a questo proposito, risulta stupefacente il supporto che una semplice scalinata possa fornire allo svolgimento del dramma). Anche l’uso delle luci ad opera dello stesso regista è sapiente e calibrato, come si evidenzia nella sezione conclusiva del “Caro nome”, momento in cui Gilda pare fluttuare nell’aria, flebilmente illuminata in cima alla scala, avvolta dall’oscurità e dai bagliori violacei che rivelano allo spettatore l’imminente rapimento.
Ivan Inverardi è un Rigoletto-Pulcinella di voce generosa, di un bel timbro autenticamente baritonale e con un’emissione che rimane interamente nei canoni della correttezza. Tecnicamente buone, anche se non sempre intonatissime, le mezzevoci, ottenute ricorrendo ad un alleggerimento progressivo del suono, mantenendo il medesimo colore, senza utilizzare il falsetto e senza spingere i piani nel naso, come siamo adusi a sentire molto spesso. Di contro, si nota scarsa musicalità e, soprattutto all’ultimo atto, incongruenze di solfeggio fastidiose. Interpretativamente, il baritono bresciano privilegia l’aspetto di padre protettivo e di uomo medio, piegato, umiliato ed assoggettato ai potenti.
Irina Dubrovskaia nei panni di Gilda ha il physique du rôle richiesto daplla parte, ma, vocalmente, esibisce un timbro piuttosto incolore. La voce tipica di soprano leggero è sufficientemente morbida, flautata nel registro sovracuto, anche se la cantante è incerta negli attacchi, sia come intonazione che come pulizia dei suoni; ciononostante la sua performance è complessivamente buona.
Piero Pretti (il Duca) non è né interprete, né tantomeno attore memorabile, ma canta assai bene. La voce galleggia sul fiato per tutta l’estensione e suona sempre molto alta, seppur priva di quello squillo che si vorrebbe associare alla vocalità del personaggio. La ballata del terzo atto gli riesce ottimamente (con un si naturale conclusivo eccellente, peraltro). Il tenore padroneggia con sagacia pure la fascia del passaggio di registro (mi-sol), anche se durante il famoso quartetto, lo stesso intervallo di note viene maneggiato con evidente cautela al fine di dissimulare una certa stanchezza.
Poco sonoro e molto immaturo lo Sparafucile di Eugeniy Stanimirov, mentre Alessandra Palomba è una Maddalena disinvolta, sexy e cantata decorosamente. Ruoli minori alquanto deboli, ad eccezione del Monterone di Pasquale Amato, dotato di voce abbastanza autorevole.
Marco Guidarini, poco attento alla situazione sul palco, trascorre la maggior parte dell’opera chinato sulla partitura e si produce in una direzione molto imprecisa. Durante l’ascolto si ha spesso la sensazione che l’orchestra intenda un tempo ben diverso rispetto a quello con cui si esprimono i cantanti. In tutto questo, il Coro compie il miracolo di non lasciarsi sbaragliare, approdando a risultati più che discreti.

7 Comments

  1. iris

    D’accordo con la Sua recensione, posso precisare che ho apprezzato molto le voci di Gilda e del Duca. Per quanto riguarda Rigoletto, mi sono domandata nei mesi scorsi come un omone come Ivan Inverardi potesse interpretarlo. Ebbene, mi ha stupito piu’ come attore che come cantante. Il suo muoversi goffamente, con quella camminata strana, ne hanno fatto un personaggio credibilissimo ed assolutamente commuovente. Nel complesso mi e’ sembrata uno spettacolo molto gradevole.
    Grazie e cordiali saluti.
    IRIS

  2. alfio

    Pienamente d’accordissimo “solo” con la recensione riguardo il tenore e il direttore.
    Ho avuto la fortuna di esserci, secondo un mio punto di vista, non reputo affatto il timbro di Gilda incolore e, ancora in disaccordo, riguardo l’intonazione che era perfetta. una delle migliori Gilde del momento!
    Riguardo a Rigoletto, oltre ad essere dotato di una voce di “vecchia scuola”, cio vuol dire che se non si è educati con questa tecnica (quella giusta), Rigoletto lo si canta per un anno o due poi ti “spacchi”;
    Inverardi, questo personaggio, lo porta in scena da anni e s’è visto !!!
    Scarsa musicalità all’ultimo atto? Non avrebbe “inchiodato” il pubblico alle sedie creando un forte pathos emotivo (cosi come il suo Cortigiani, piangi fanciulla e la vendetta finale del II atto, tra l’altro eseguita a ritmo velocissimo ed incalzante sin dall’inizio).

    Incongruenze di solfeggio fastidiose? Note di spartito (scritte da Verdi) rispettate rigorosamente per tutta l’opera!

    Ai saluti e ringraziamenti finali, non per niente il pubblico alla sua uscita è letteralmente scoppiato!

    Trovo che il Sig. Della Bianca, con tutto il mio rispetto, non sia molto informato su quest’opera… peccato perchè ci aveva azzeccato sul tenore (anche se non solo la Ballata ma anche il resto gli è uscito bene)e il direttore…

    Un ultimo commento per Iris; Rigoletto è: “difforme e povero” non “piccolo”,
    non facciamoci impressionare dal titolo dell’opera, che finisce col diminutivo “etto”. [purtroppo gli abiti che indossava (da Giorgio Germont) non gli davano moltà credibilità riguardo l’esser povero].

    A Como l’hanno definito il miglior spettacolo negli ultimi 30 anni!

    Grazie e saluti a tutti
    Alfio.

  3. iris

    Caro Signor Alfio, sara’ stata l’iconografia classica del giullare di corte ad ingannarmi? Oppure la presenza costante nel ruolo del Signor Nucci? Comunque anch’io mi sono divertita tanto a teatro domenica scorsa e ho scritto personalmente alla Signora Irina D. per complimentarmi con lei!
    Tanti cordiali saluti a tutti.
    Iris

  4. alessandro

    Io posso solo dire che, avendo più volte assistito a questo produzionoe, dissento apertamente su aluni punti.
    Primo fra tutti Gilda: adattisstima al ruolo, la voce è quella giusta e la presenza scenica anche. Non ho rilevato nessuna incertezza negli attacchi ne d’intonazione. La cadenza alla fine dell’aria è stata magistralmente eseguita , così come anche le puntature nel resto dell’opera. Per tacere poi della grande musicalità e del legato perfetto di cui è dotata questa giovane interprete.
    Per quel che riguarda Ivan Inverardi sono daccordo con il commento esposto qui sopra da Alfio, cantante di vecchia scuola, presenza scenica ottima e coinvolgente, voce non particolarmente accattivante, ma ineccepibile tecnicamente.
    Unico neo di questa produzione è forse Maddalena. La signora Palomba ci offre una prova piuttosto deludente dal punto di vista vocale. Stentorea, la voce pare appannata e poco a fuoco. Risolve la sua piccola parte dal punto di vista interpretativo in modo efficace, ma ovviamente non basta.

  5. Salvo

    sinceramente io ho sentito una produzione media un po’ in tutto, con qualche pecca e qualche bella cosa. il tenore mi è piaciuto molto ma il soprano non particolarmente, incapace di fare i trilli oltretutto e con qualche raschietto in acuto. il baritono noioso nel canto secondo me. ma come fanno a como a dire che è stato lo spettacolo migliore degli ultimi 30 anni dai! per me la recensione che appre qui è buona.
    saluti da salvo.

  6. Pierluigi

    A parte il giudizio sul soprano, che a me è piaciuta molto, sono d’accordo con il sig. Salvo. La mediocrità in tutto… che in un simile capolavoro è insopportabile!
    Cordiali saluti

  7. pietro

    Bravino il tenore, sicuramente col tempo e lo studio migliorerà, molto bravi il soprano e il baritono sia vocalmente che scenicamente, mediocre vocalmente il mezzosoprano anche se la parte e’ secondaria, estremamente discutibile la lettura musicale della direzione d’orchestra a mio avviso un pò troppo intimistica e quasi nascosta. Nel complesso un buono spettacolo.

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