Festival Verdi 2011: “Messa da Requiem”

Parma, Teatro Farnese, Festival Verdi 2011
“MESSA DA REQUIEM”
Composizione sacra per coro, voci soliste ed orchestra.
Musica di Giuseppe Verdi
Soprano DIMITRA THEODOSSIOU
Mezzosoprano SONIA GANASSI
Tenore FRANCESCO MELI
Basso RICCARDO ZANELLATO
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Yuri Temirkanov
Maestro del Coro Martino Faggiani
Parma, 8 ottobre 2011

Questa Messa di Requiem di Giuseppe Verdi era un appuntamento particolarmente atteso per l’annuale Festival Verdi, principalmente per due motivi: il ritorno di Yuri Temirkanov sul podio, previsto per la conduzione della partitura sacra di Verdi già nel 2009 e successivamente sostituito da Lorin Maazel per motivi di salute, e l’apertura del Teatro Farnese alle celebrazioni verdiane di ottobre. È quasi d’obbligo arrivare in anticipo per ammirare con la dovuta attenzione lo splendido teatro ligneo: chissà se questo autentico gioiello secentesco, inaugurato nel 1628 proprio “sotto il segno della musica” con la rappresentazione di Mercurio e Marte di Claudio Monteverdi ma repentinamente caduto in disuso, riuscirà a diventare nel corso del tempo una delle location fisse per i prossimi Festival a Parma. Una delle maggiori perplessità legate a rappresentazioni operistiche all’interno del Teatro era legata soprattutto al problema dell’acustica. Per quanto ci attiene, l’esecuzione del Requiem può considerarsi pienamente riuscita. Della rappresentazione di Falstaff riferiremo a breve.
Accennavamo al ritorno di Yuri Temirkanov sul podio, dopo lo sfortunato Trovatore dello scorso anno: una bacchetta “ritrovata” che ha dato nuovamente motivo della propria fama. Il direttore russo ha offerto una lettura solenne giocata sui piccoli gesti della mano, per nulla pleonastica nella scelta dei tempi, mai debordante nelle sonorità, attenta al rispetto delle dinamiche così come delle esigenze del canto. In splendida forma l’Orchestra del Teatro Regio di Parma: sotto la guida di una bacchetta davvero motivata e con precisi propositi musicali, ci è parsa veramente un’altra se confrontata all’esibizione del recente Ballo. Ancora una volta eccellente la prova del Coro del Teatro Regio a ben vedere vero protagonista, insieme all’Orchestra, del Requiem: una delle certezze più vivide della realtà parmigiana.
Venendo alle voci soliste, alla seconda rappresentazione il tenore Roberto Aronica è stato sostituito per indisposizione da Francesco Meli, già impegnato in questi giorni nelle recite de Un ballo in maschera al Teatro Regio: un’occasione in più per godere della splendida voce del tenore genovese. Già dal Kyrie si è potuto intuire che dei quattro solisti fosse l’unico autenticamente adatto alle esigenze della partitura: forte di una vocalità che si espande in modo sorprendente, ricchissima di armonici e dal timbro soggiogante, Meli ha giocato su un fraseggio morbidissimo e variegato nell’Ingemisco così come splendido è risultato l’attacco dell’Hostias. Complessivamente un’ottima esecuzione. Dimitra Theodossiou si è mossa sostanzialmente su due binari: note filate (talvolta a sproposito) e pianissimi, affrontando con molta prudenza gli acuti a voce piena. In pagine come il Libera me è mancata di un vero fraseggio potendo contare su un registro grave molto fioco e un centro meno consistente di un tempo. Rimango le belle intenzioni musicali… che restano pur sempre intenzioni. Veramente sottotono la prestazione di Sonia Ganassi. A nostro avviso, il mezzosoprano emiliano non ha mai goduto di una zona centro-grave di reale compattezza ma di natura piuttosto artificiosa: tutto ciò è risultato particolarmente evidente nel Liber scriptus, caratterizzato da suoni spinti e afoni. A questo va aggiunta una riduzione di volume di notevole consistenza tanto da essere spesso coperta dall’orchestra; anche il timbro ci è sembrato impoverito, perdendo quell’ombreggiatura piacevolmente screziata che da sempre caratterizza questa bellissima vocalità. Peccato. Il basso Riccardo Zanellato ha esibito una voce in difetto di volume ma complessivamente ben impostata e di salda tenuta, mancando tuttavia dell’autentica cavata richiesta al basso profondo: forse, consapevole anche di questo, si è limitato ad un’interpretazione tutto sommato corretta e nulla più. Al termine il Teatro Farnese, gremito in ogni dove, ha salutato l’intero cast con autentiche ovazioni.
Foto Studio Vigo.


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