Mehta e Buchbinder per un appassionato concerto fiorentino.

Firenze, Teatro Comunale
Concerto dell’ Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore  Zubin Mehta
Pianoforte Rudolf Buchbinder
Franz Liszt: Mazeppa R 417, poema sinfonico
Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Mi bemolle maggiore R 455
Richard Strauss: Ein heldenleben op. 40, poema sinfonico
Firenze, 6 ottobre 2011

Il ritorno di Zubin Mehta sul podio del Maggio Musicale Fiorentino è sempre segnato da un saluto piuttosto festoso sia da parte delle masse artistiche che da parte del pubblico, ma questa volta non è stato esattamente così. A causa di una situazione economica all’interno del teatro che si fa sempre più drammatica e alla proclamazione di una serie di scioperi indetti da alcune sigle sindacali il concerto è rimasto in bilico fino all’ultimo. Se nel pomeriggio un comunicato da parte della Fondazione ha confermato il concerto, il pubblico che è intervenuto ha dovuto attenderne per oltre mezz’ora l’inizio. Passate le 21,00 la sovrintendente Francesca Colombo, salutata da fischi e contestazioni, sale sul palco per scusarsi del ritardo mentre poco dopo Mehta si rivolge ai presenti concludendo: “con poche luci, ma si suona”. I tecnici e alcuni componenti dell’orchestra, aderendo alla contestazione, hanno fatto si che il concerto si sia svolto grazie all’ausilio delle sole luci di servizio e con un’orchestra non tutta al completo, mentre nella seconda parte del concerto si è notato anche l’arrivo del sindaco Matteo Renzi (presidente della Fondazione).
L’omaggio al romantico Franz Liszt è segnato dall’esecuzione del poema sinfonico Mazeppa R 417 che torna al Comunale dopo 70 anni (l’ultima volta fu il 30 marzo 1941 con la direzione di Hans Rosbaud) e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Mi bemolle Maggiore R 455 con la partecipazione del pianista habituè Rudolf Buchbinder che torna a Firenze per portare a compimento il dittico dei concerti per pianoforte di Liszt avviato nell’aprile 2011 con Daniel Barenboim per il Concerto n. 2. Il secondo tempo è il momento di un altro poema sinfonico, Ein heldenleben op. 40 Richard Strauss.
Quello che a è priori da affermare per quanto riguarda questo concerto è che l’orchestra ha dimostrato una volta in più la sua professionalità. I professori hanno potuto contare solo sulle luci di sala ed eseguire i brani proposti in un clima interno che poco ha a che vedere con la serenità: uno sforzo professionale e umano verso il quale è difficile non renderne conto, un lavoro condotto in situazioni precarie, ma dai risultati degni del nome dell’istituzione per la quale si lavora. Zubin Mehta dirige a memoria i brani guidando con una direzione precisa un’orchestra che dal canto suo garantisce un’esecuzione vigorosa e scorrevole soprattutto nel brano di Strauss dove emerge il violino solista di Domenico Pierini che si contraddistingue per i suoi ispirati interventi, mentre il pianismo di Buchbinder spicca per un virtuosismo che si manifesta in una lucida interpretazione di determinata tecnica che degnamente tiene testa alta nei confronti dell’impervio spartito del compositore di Raiding.
Il bis concesso dal pianista ceco è la Parafrasi sul Rigoletto di Verdi dell’ungherese Liszt caratterizzato da quella tipica freschezza dell’aria d’opera italiana. Il pubblico saluta tutti gli interpreti con lunghi applausi convinti e calorosi in una serata dominata da una generale incertezza e una tensione grandemente palpabile: così si archivia uno degli appuntamenti più sofferti e maggiormente segnati da polemiche e tensioni che questa prestigiosa istituzione abbia potuto conoscere nel corso della sua storia quasi secolare. La speranza è che da subito prevalga il buon senso da parte di tutti per ripristinare il dialogo e tornare almeno a quel clima di minima serenità indispensabile per produrre la cosa che il mondo più ci invidia: la cultura (che non è una cosa che si mangia).

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