Bergamo, Teatro Donizetti: “La Cecchina, ossia la buona figliuola”

Bergamo, Teatro Donizetti – Bergamo Musica Festival 2011
“LA CECCHINA, OSSIA LA BUONA FIGLIUOLA”
Opera giocosa in due atti di Carlo Goldoni
Musica di Niccolò Piccinni
Cecchina GABRIELLA COSTA
Il Marchese della Conchiglia MATTEO FALCIER
La Marchesa Lucinda TOMOKO MASUDA
Mengotto ENRICO MARABELLI
Il Cavalier Armidoro SANDRA PASTRANA
Sandrina VALENTINA VITTI
Paoluccia KANAE FUJITANI
Tagliaferro LEONARDO GALEAZZI
Un clochard TIZIANO FERRARI
Solisti dell’Orchestra del Bergamo Musica Festival
Direttore Stefano Montanari
Regia Francesco Bellotto
Scene Massimo Checchetto
Costumi Carlos Tieppo
Coreografie Vivien Vavassori
Disegno luci Renato Lecchi
Nuova produzione del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice
Bergamo, 18 Novembre 2011

Per la riproposta di uno dei titoli cardine del Settecento napoletano, quella Cecchina che lanciò il compositore Niccolò Piccinni, barese per nascita ma partenopeo per formazione, nello star-system dell’epoca, il Bergamo Musica Festival 2011 si è avvalso del lavoro registico di Francesco Bellotto, delle scene ad opera di Massimo Checchetto e della direzione musicale di Stefano Montanari, noto violinista.
La messinscena in questione è caratterizzata dalla trasposizione della vicenda originale negli anni venti del secolo scorso, periodo nel quale la Belle Époque, esauritasi con lo scoppio del primo conflitto mondiale, cedeva il passo alla piena fioritura dell’Art Déco, i cui tratti sono chiaramente ravvisabili in gran parte della scenografia di questo spettacolo. Se l’ambientazione dell’opera oscilla dalla Berlino alla New York di quegli anni (sul fondale, si staglia l’immagine di una struttura che ricorda alla lontana il Ponte di Brooklyn), la visione dei personaggi mostra una connotazione cinematografica molto forte, che si traduce in un vero e proprio omaggio alla settima arte. In particolare, il mimo che, nei panni di un clochard, vivacizza lo svolgimento della storia, fa venire alla mente il “monello” di Chaplin, così come si disegna una Paoluccia in tutto e per tutto identica alla Mami di “Via col vento”, per approdare (e qui, la citazione si fa più elitaria) alla Marchesa Lucinda la cui parrucca ricrea quella indossata da Elsa Lanchester nel film “La moglie di Frankenstein” del 1935.
Affascinante è, poi, tutta la parte finale ambientata in un vecchio cinematografo (bellissime le decorazioni che riempiono lo spazio attorno allo schermo), nel quale si proiettano spezzoni di film dell’epoca del muto (quasi poetico è il loop di alcuni fotogrammi, utilizzato durante la proiezione) che vanno ad integrarsi mirabilmente con la narrazione contenuta nel libretto di Goldoni.
Positiva la prova di Valentina Vitti, una Sandrina spiritosa e pungente, dotata di una vocalità di soprano soubrette un po’ vetrosa, ma efficacissima ai fini della parte e quella di Kanae Fujitani, una Paoluccia di timbro piacevole, corretta nell’emissione e disinvolta sulla scena. Molto buono il Cavalier Armidoro di Sandra Pastrana, che canta tutto con grande musicalità (perfetti i suoi recitativi) ed è capace di eseguire i da capo delle sue arie con discreto garbo. Bravissimo Leonardo Galeazzi che impersona un Tagliaferro entusiasmante da tutti i punti di vista, mentre il Mengotto di Enrico Marabelli è ben cantato, ma poco brioso come attore.
Tomoko Masuda è una Marchesa Lucinda debolissima, incapace di valorizzare l’esplosiva “Furie di donna irata”. Il punto dolente del cast, inutile negarlo, è costituito proprio dalla Cecchina di Gabriella Costa, sdrucita nella pasta vocale, incerta nell’emissione (proprio sgradevoli certi attacchi fissi, a punta di coltello) e, più in generale, sottotono come interprete. Al suo fianco, Matteo Falcier (il Marchese della Conchiglia) affossa ogni singolo recitativo che gli compete con riprovevoli imprecisioni ritmiche e d’intonazione, riscattandosi, ma solo in parte, nei brani più cantabili, dove esibisce un timbro vagamente accattivante.
Stefano Montanari dirige piuttosto bene la ridottissima orchestra, posizionata al livello della platea, come si usava ai tempi di Piccinni; pecca, tuttavia, di eccessivo protagonismo, non certo per i simpatici scambi di battute con i protagonisti dell’opera, quanto per l’atteggiata gestualità che permea la sua performance. Foto per gentile concessione del Teatro Donizetti di Bergamo

6 Comments

  1. Andrea Dellabianca

    Gentile Sig.Lecchi, mi scuso per l’inesattezza e provvedo alla correzione immediata…grazie della segnalazione. Cordiali saluti.

  2. Andrea

    Volevo chiedere se non facevate la rencesione di quella splendida “Madama Butterfly” che si è tenuta sempre al Donizetti la sera del 25 novembre e il pomeriggio della domenica successiva. Mi piacerebbe sentire, sempre se possibile, le vostre opinioni dato che io l’ho trovata davvero molto bella!!! Un grazie anticipato e complimenti per le sempre pertinenti recensioni che scrivete!!!!

  3. Giorgio Bagnoli

    Ci dispiace, ma questa volta,
    alla Butterfly di Bergamo non eravamo presenti…E’ spiaciuto anche anche a noi!…
    Grazie per i complimenti. Di solito ci becchiamo solo delle critiche!…
    Meno male che ogni tanto qualcuno ci lascia anche qualche buona parola!

  4. Andrea

    E’un peccato che non abbiate potuto essere presenti secondo me è stata davvero splendida!!!Donata D’Annunzio Lombardi è stata una Cio-Cio San impeccabile!!Sarà per la prossima volta allora!! Non c’è di che per i complimenti!!! Pur avendo solo 18 anni amo il mondo della lirica e trovo ciò che scrivete sempre corretto!!Andrea

  5. Giorgio Bagnoli

    Purtroppo il collaboratore che abitualmente segue Bergamo, era libero solo per la recita
    pomeridiana….esauritissima!….
    Ci dispiace!

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