Brescia, Teatro Grande: “Roméo et Juliette”

Brescia, Teatro Grande – Stagione Lirica 2011
“ROMEO ET JULIETTE”
Opera in cinque atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré
tratto da “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare.
Musica di Charles Gounod
Juliette SERENA GAMBERONI
Roméo JEAN-FRANCOIS BORRAS
Frère Laurent ABRAMO ROSALEN
Mercutio MIHAIL DOGOTARI
Stephano SILVIA REGAZZO
Capulet PARK TAIHWAN
Tybalt SAVERIO FIORE
Gertrude NADIYA PETRENKO
Paris FRANCESCO MUSINU
Gregorio ROMANO DALZOVO
Benvolio MARCO VOLERI
Le Duc CARLO DI CRISTOFORO
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Orchestra “I Pomeriggi Musicali”
Direttore Michael Balke
Maestro del coro Antonio Greco
Regia e scene Andrea Cigni
Costumi Massimo Poli
Luci Fiammetta Baldiserri
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo: Ponchielli di
Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia

Brescia, 13 Novembre 2011

Il “Romeo et Juliette” di Gounod, nell’allestimento di Andrea Cigni, colpisce per la sua scarna essenzialità e per il look total-blue che tinge il palcoscenico: tre pareti in prospettiva, ciascuna delle quali è dotata di quattro porte. Linee squadrate e rigide, immerse nel freddo livore nutrito dalle due famiglie veronesi, che fa da sfondo alla storia. In mezzo a tutto ciò, un solo elemento che contrasta con tale glaciale formalità: un talamo ricoperto da fluttuanti lenzuola di seta bianca, intrise di sangue, presagio dei nefasti sviluppi cui andranno incontro i personaggi del dramma shakespeariano…e la cifra dello spettacolo è tutta qui. Cigni ritorna sul palco del Teatro Grande di Brescia ad un anno di distanza dalla discutibile Traviata dello scorso dicembre, ma stavolta riesce a non strafare, lasciando che sia la musica a raccontare. I Capuleti vestiti di bianco ed i Montecchi di nero si scontrano sulla scena, dando vita ad una partita a scacchi, le cui pedine hanno dimensioni umane. Il grande episodio del doppio duello, complice la narrazione serrata del compositore, viene realizzato con notevole cura, sia nei movimenti, che nel dettaglio scenico (i fiotti di sangue che sgorgano dal colpo mortale inferto a Tybalt, fanno sussultare sulla sedia). L’ultimo atto, poi, con il sipario che si apre sul letto funebre di Juliette, circondato da una moltitudine di candele resta facilmente impresso nella memoria. Uno spettacolo che trae quindi la sua forza maggiore dall’aspetto visivo, caratterizzato da soluzioni di notevole impatto.
Serena Gamberoni sostiene il ruolo di Juliette, regalandoci una performance che, nel suo complesso, potrebbe definirsi paradigmatica. L’approccio al personaggio è fresco, privo di manierismi e, per tale motivo, assolutamente convincente, al pari della recitazione che si giova di un volto capace d’illuminare la scena. Ma ancor migliore è l’aspetto puramente vocale della sua eroina. Fin dalle prime battute, la voce di soprano lirico-leggero s’impone per un timbro chiaro e brillante e per un’emissione facile, senza compromessi od alterazioni, che rende il colore meravigliosamente omogeneo lungo tutta l’estensione. “Je veux vivre” scorre benissimo, valorizzata in ogni aspetto della scrittura (acciaccature, scale, cromatismi), mentre l’aria del veleno, pur mostrando qualche lieve segno di tensione, trattiene lo spettatore con il fiato sospeso fino all’applauso finale, fragoroso, con cui il pubblico saluta un’interpretazione emozionante e totalmente credibile.
Jean-Francois Borras appare molto più a suo agio nei panni di Romeo che in quelli di Alfredo nella scorsa Traviata, così come è evidente che il tenore abbia trascorso quest’ultimo anno dedicandosi all’approfondimento della tecnica vocale. Ne consegue un ritratto del giovane Montecchi molto efficace in più punti (tutta la scena del duello con Tybalt, ad esempio), ma zoppicante in altri momenti, come nell’aria “Ah leve-toi soleil”. In sostanza il cantante riesce a mantenere il controllo nei passi più concitati (dove fa valere le ragioni di uno strumento ampio e di bella qualità), ma pena nel passaggio dal canto prescritto dolcemente al registro acuto (nemmeno uno dei si bemolle dell’aria in questione gli riesce come dovrebbe) ed è un peccato, giacché le mezzevoci ed i pianissimi di cui è capace, qua e là, sanno essere molto suggestivi, al pari di certe note acute, lanciate con sicurezza nel resto dell’opera. Scenicamente, Borras non può vantare l’appeal della sua co-protagonista, ma l’impegno profuso nella recitazione è senz’altro lodevole.
Il Mercutio del giovane Mihail Dogotari è interessante dal punto di vista scenico, ma piuttosto incolore da quello vocale, a causa di una voce ancora grezza e di un canto poco fluido, mentre il Tybalt di Saverio Fiore risulta impreciso e sciatto nell’emissione. Tra gli altri interpreti maschili, si segnalano, per motivi diversi, il più che discreto Frere Laurent di Abramo Rosalen ed il monocorde Capulet di  Park Taihwan.
Silvia Regazzo realizza uno Stephano al limite della caricatura quanto a mimica e nemmeno troppo convincente nelle note. In ultimo, la Gertrude di Nadiya Petrenko risulta invero piccolina nella voce e nella personalità, ma sfoggia almeno un’acconciatura assai simpatica.
Bravissimo il Coro del Circuito Lirico Lombardo, cui spettano forse le pagine migliori della partitura gounodiana ed eccellente la direzione di Michael Balke, calibrata, attenta e premurosa nei confronti dei cantanti.

5 Comments

  1. Massimo Rini

    come caspita è possibile che in 2 anni ci siano stati 4 allestimenti rilevanti del Romeo di Gounod nel solo nord italia SENZA UNA QUALSIVOGLIA OTTICA DI COOPRODUZIONE E CONVERGENZA VERSO UN UNICO ALLESTIMENTO O ALMENO DOPPIO ( per cui si poteva far girare quello bellissimo di Michieletto in alternanza a uno spettacolo più tradizionale)Alla scala Bartlett Sheer, a Venezia e Verona Michieletto, a Verona/Arena Micheli, e qui Cigni. Come è possibile? Non esiste un cervello, un cervello solo, che coordini tutta questa spesa. Vergogna. E non venitemi a dire che più allestimenti significa più ricerca artistica.

  2. Massimo Rini

    e in più: tutti questi allestimenti e questa spesa, minano la ricerca artistica. Non c’è bisogno di 4 allestimenti del Romeo per due anni, ma 2 allestimenti del Romeo ( uno classico per i teatri di provincia, uno innovativo per i centri di produzione di rilievo internazionale + 2 allestimenti di ALTRE OPERE. Quanto c’è da scoprire. Sempre tanto. L’opera è stata come il cinema, quindi c’è tantissimo, non c’è che da cercare. Questa politica culturale legge l’opera solo come..una fiera di paese, una cosa “da fare” e basta…da tenere su…tanto vale niente.

  3. Pierluigi

    Concordo con la recensione quasi in toto. Il “quasi” riguarda il giudizio sul tenore verso il quale io sono più entusiasta. E’ vero che qualche nota non era particolarmente a posto (l’attacco di Ah leve toi), però questi peccati veniali erano compensati a iosa dall’aplomb stilistico, dalla comunque innegabile perizia tecnica, dalla bella voce e, soprattutto, e in questo repertorio non è l’ultimo dei requisiti necessari,dalla perfetta pronuncia francese. Si dirà: che belle scoperte, è francese.! D’accordo, però è così! Ottima la Gamberoni, discreti gli altri (sarei più indulgente con Silvia Regazzo)ad eccezione di un imbarazzante padre di Giulietta. Interessante l’allestimento e funzionale la direzione d’orchestra. Quanto all’osservazione del sig. Massimo sul numero degli allestimenti recenti, beh, non ha tutti i torti! Chiedo: perchè il Circuito Lirico Lombardo non osa una volta un Rossini serio (Tancredi p. esempio o Mosè in Egitto) e ancora, perchè, nell’anno verdiano non pensare ad AIDA. A Brescia manca dal 1957: è assurdo ed è ora di sfatare il luogo comune che sia solo opera da Arena. Basta avere il regista giusto e si può fare. Del resto AIDA (come tutte le opere) non è forse nata per un teatro “al chiuso”?
    Cordialità

  4. Francesco

    Anch’io ho trovato il tenore Jean Francois Borras di gran classe! Sentir cantare così bene il francese da un tenore madrelingua, diciamocelo, è rarissimo. Ha disegnato un Romeo com’è duopo e sempre rispettando la partitura, mezze voci bellissime, acuti facilissimi, assolutamente efficace nelle parti di impeto come il duello con Tybalt e poi un “Va! repose en paix!” cantato tutto sul fiato e sulla pronuncia…da brividi!
    Il soprano Serena Gamberoni avrebbe dovuto trarne lezione! La Sig.ra Gamberoni, pur dotata di una voce molto bella, ha invece la tendenza a cantare tutto forte, è spesso crescente e ho trovato la preparazione generale un pò superficiale, con frequenti errori di note, ritmo e pronuncia.
    Molto efficace la regia, davvero emozionante. Bravo Andrea Cigni!

  5. Alberto

    Gentile Signor Rini…concordo con Lei nel ritenere che siano troppi gli allestimenti in circolazione di questa bellissima opera…ma vorrei diere alcune cose a difesa di questo allestimento:
    1) Lo spettacolo di Cigni è in circolazione da quasi due anni ed è già passato da numerosi teatri che lo hanno prodotto con una riduzione di costi notevole.
    2) I trasporti, che occupano una delle voci maggiori nel costo degli allestimenti, sono ridottissimi trattandosi di una scena studiata per occupare poco spazio ed essere spostata con facilità.
    3) lo spettacolo di Michieletto..bellissimo….ha costi di trasporto altissimi essendo una scena difficlilmente smontabile…e il costo di noleggio è molto superiore a quello dello spettacolo visto a Brescia.
    4) Lo stesso dicasi per l’allestimento che è stato visto a Milano..che comunque non era disponibile.
    Come vede i Teatri dell’As.li.co. hanno fatto una scelta assolutamente razionale ed attenta ai costi.
    Cosa certo che non può essere detta con riferimento al teatro di Bolzano che ha preferito produrre un nuovo Romeo et Juliette, ma sapendo che il direttore artistico di quel teatro era anche il regista…si spiegano molte cose!
    Infine concordo nel ritenere che la prova di Borras sia stata molto più convincente di quanto è stato scritto nell’articolo.
    Cordialmente
    Alberto

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