Parigi: Riccardo Chailly e il ciclo delle Sinfonie di Beethoven

Parigi, Salle Pleyel, Stagione concertistica 2011/2012
Riccardo Chailly e il ciclo delle Sinfonie di Beethoven
Orchestra del Gewandhaus di Lipsia
Direttore Riccardo Chailly
Ludvig van Beethoven:  Sinfonia nr.4 in si bemolle maggiore op.60
Bruno Mantovani: “Upon one note” per orchestra (2011)
Ludvig van Beethoven: Sinfonia nr.6 in fa maggiore op.68 “Pastorale”
Parigi, 30 ottobre 2o11
 
Il quarto concerto si è aperto, per coincidenza, con la Quarta Sinfonia di Beethoven.
Da certi punti di vista oscurata dalla Terza e dalla Quinta, la Quarta Sinfonia è una capolavoro in sé. Trabocca di una gioia contagiosa. La delicatezza della Gewandhaus, la sua padronanza della luce e delle ombre, e quando necessaria, la bravura collettiva, sono state esaltanti. Il secondo movimento ha guadagnato estensione grazie alla decisione di Chailly di dare un’accelerata al ritmo pensato da Beethoven. Dopo un Minuetto giocoso che trasudava ottimismo, l’Allegro si è spiegato al ritmo della barriera del suono di Beethoven con la massima precisione. La chiarezza degli assoli di fagotto a questa velocità è stata notevole.
La composizione di Bruno MantovaniUpon one note  per orchestra, ha catturato l’attenzione degli astanti. La one note è il Si bemolle di apertura della Quarta  di Beethoven, inizialmente tenuta dai fagotti, dai corni e dai contrabbassi. Le percussioni e i timpani si inseriscono via,via con una serie di formule ritmiche in costante cambiamento, mentre l’oboe sviluppa dei  bei fraseggi che ogni volta diventano sempre più ampi. Questo pezzo di grande effetto, anche in questo caso, valorizza pienamente il  virtuosismo degli orchestrali della Gewandhaus, in grado di affrontare ogni tipo di linguaggio espressivo. Lo conferma l’ovazione che ha salutato il termine di questa esecuzione.
Dopo l’intervallo, è stata la volta della Sesta Sinfonia, la “Pastorale”. Chailly ha lasciato che la musica parlasse con tutta la sua potenzialità di linguaggio. Non ha cercato di renderla tutta omogenea nelle suggestioni, ma ha lasciato che fosse costellata qua  e là di un crescendo di picchi espressivi. Beethoven nella partitura scrive che la Sesta Sinfonia è più una “espressione di sentimenti che una rappresentazione dei suoni della natura”. È comunque vero che nel secondo movimento si riusciva a percepire l’acqua, ma in particolar modo, il suo effetto rilassante nei trilli dei secondi violini quando il tema ritorna alla fine del movimento. Allo stesso modo si percepivano le emozioni sonore dei versi del cuculo, della quaglia e dell’usignolo e, alla fine del giorno, dopo il temporale, la gioia rasserenante della danza. Tutti i parigini che hanno preferisto trascorrere il fine settimana in città per assistere a questo concerto domenicale di  Chailly e la Gewandhaus, sono stati ampiamente ricompensati. Anche questa esecuzione  ha avuto un che di sorprendente.

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