Intervista a Shalva Mukeria

È ormai una splendida certezza più che una buona promessa il tenore che ci ha rilasciato un’intervista a Jesi dove ha appena interpretato il Duca di Mantova nel Rigoletto, opera in programma al Teatro di tradizione G.B. Pergolesi. Con il suo italiano studiato e misurato nella giusta ricerca dei termini, ha messo in luce un carattere paziente e metodico e un sano atteggiamento serio e privo di vanità. Un  vero professionista. Trai suoi prossimi impegni, segnaliamo:  La Damnation de Faust di Berlioz al Massimo Palermo, Anna Bolena al Comunale di  Firenze e La Sonnambula alla Fenice di Venezia. Qui potete leggere la sua biografia e  le importanti tappe della sua carriera in costante ascesa.
Come ha influito la tua famiglia sul tuo essere musicista?
In maniera totale: mio padre è stato per 45 anni primo cornista al teatro di Tbilisi, mia madre cantante e un fratello è direttore d’orchestra.
Primi ricordi musicali? 
Ricordo che a quattro-cinque anni volevo già cantare.
Ma poi hai studiato clarinetto?
Sì. Il mio  maestro di clarinetto aveva una buona intesa con me soprattutto nel campo della ricerca dell’appoggio del fiato. Poi in conservatorio, quando ho iniziato lo studio del canto, non mi sono trovato perfettamente e ho cercato l’insegnante giusto per me fuori dal conservatorio. Era una maestra con la quale ho i più bei ricordi da studente.
Quindi la domanda : “Cosa volevi fare da grande ?” è inutile?
Sì perché sto facendo quello che ho sempre voluto.
Cosa fai per seguire l’evoluzione della tua voce? 
Cerco sempre di perseguire obiettivi un po’ più alti delle mie capacità attuali per stimolare la voce e consolidare i traguardi raggiunti. I muscoli devono crescere e si deve anche conoscere i propri limiti. Per esempio, quando ho cantato Traviata, ho toccato un limite perché attualmente non posso dire di essere un tenore verdiano.
Qui a Jesi sei il Duca in Rigoletto…
Sì, ma il Duca è un tipo di tenore che posso affrontare al meglio come lirico pieno.
Quando hai avuto il tuo momento di maggior orgoglio?
Quando ho cantato alla Scala la Figlia del reggimento, ma anche quando ho cantato con la Gruberova alla StaatsOper in Puritani
Cosa faresti sentire della tua voce a chi non la conosce?
Sicuramente qualcosa dai Puritani.
Un ruolo che sogni di poter fare?
Riccardo del Ballo in maschera, ma attualmente rimane un sogno.

Perché?

È il contrario del Duca di Mantova, anche vocalmente. Diciamo che l’opera che più desidero interpretare è quella che sto cantando in teatro.
Sei agitato quando stai per entrare in scena?
No, concentrato soprattutto in questi ultimi anni.
In quali luoghi vorresti cantare?
Vorrei tornare nei grandi teatri: è sempre un’emozione.
La situazione più rilassante?
Quando sono con la mia famiglia, mia moglie e mio figlio.
Che rapporto hai con la politica?
Non si deve entrare troppo nelle sue maglie, ma bisogna esserne al corrente per capire il proprio futuro.
Come ti sembra l’Italia in confronto ad altri paesi?
In Italia si avverte molto l’importanza del talento in fatto di musica e di teatro, mentre altrove l’organizzazione è al primo posto. Mi piace ciò che si fa in Italia perché si vede che c’è libertà.
La prima voce che hai amato da piccolo?
Quella di Miliza Korjus; mi affascinava quando cantava in un film nel Grand Waltz di Strauss.
Ed ora quali voci ti piacciono di più?
Quella di Kraus e Pertile. Poi amo i anche grandi come Schipa, Gigli e  Lauri-Volpi. Metto al primo posto Kraus che ha avuto una personalità artistica costante in  tutta la sua carriera e si è dimostrato sempre un grande musicista.
Chi vedi attualmente grande come Kraus?
Nessuno, perché oggi nessuno studia quindici anni almeno per diventare cantante lirico.
Quali ruoli avresti voluto interpretare all’inizio della tua carriera?
Io volevo cantare Bellini e Donizetti, ruoli di belcanto, ma purtroppo sono stato costretto a cantare opere come Rigoletto, Traviata e Bohème perché in Georgia queste sono le produzioni più richieste. Questo non era il meglio per la mia voce che richiedeva più Rossini e Mozart. Quando sono venuto in Italia era un po’ tardi e la mia vocalità si era già formata, ma ora voglio recuperare il tempo perduto.

Un cambio di repertorio?
No. Anzi, è necessario rimanere nel repertorio consolidato: Bellini e Donizetti.
Il tuo segno zodiacale?
Toro.
Sei superstizioso?
No, per niente.
Cosa mangi in genere?
Cinque ora prima della recita, un piatto di carne.
Vino bianco o rosso?
Rosso.
Il posto dove si mangia peggio?
In Austria. Penso che anche la cucina rientra nella  cultura  di un paese.
Il tuo periodo peggiore?
Cinque anni fa ho avuto dei problemi indipendenti dalla mia voce che hanno influito anche nella mia carriera, ma li ho superati. Ora penso che sia stata una prova da superare necessaria per rafforzarmi, perché era il momento della mia audizione alla StaatsOper e mi hanno preso.
Cosa leggi in genere?
Leggo saggi di musicologia ed estetica musicale, ma anche di storia. Mi interessa sapere quale carattere ha un popolo e soprattutto ricercare cosa ha formato la mentalità del popolo giorgiano che dovrà percorrere ancora un cammino di trenta-quaranta anni prima di adeguarsi all’Europa.
Vuoi aggiungere qualcosa che sia pubblicato con la  tua intervista?
No grazie, quello che voglio rendere pubblico sta nella mia voce quando canto.

 

 

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