Praga, Teatro Nazionale: “Rinaldo”

Praga,  Národní Divadlo (Teatro Nazionale) Stagione Lirica 2011 / 2012
“RINALDO”
Dramma per musica in tre atti su libretto di  Giacomo Rossi, su una sceneggiatura di Aaron Hill, da La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.
Musica di Georg Friedrich Handel
Goffredo STANISLAVA JIRKU
Almirena KATERINA KNEZIKOVA
Rinaldo DIANA MOORE
Eustazio MARKETA CUKROVA
Argante
WOLF MATTHIAS FRIEDRICH
Armida MARIE FAJTOVA
Mago, Un araldo  DAVID NYKL
Due sirene
STANISLAVA MIHALCOVA, ANDREA BROZAKOVA
Orchestra Collegium 1704
Direttore Václav Luks
Regia Louise Moaty
Scene Adéline Caron
Costumi Alain Blanchot
Luici Christophe Naillet
Coreografie Francois Denieau
In coproduzione con Théâtre de Caen, Opéra de Rennes,  Grand Théâtre de Luxembourg
Praga, 12 gennaio 2012
Nel bellissimo teatro in cui avvenne la prima assoluta del Don Giovanni di Mozart, a distanza di  un anno, sono riprese le rappresentazioni del Rinaldo di Händel. Václav Luks, maestro del Collegium 1704 racconta che, i musicisti, entrando nella buca dell’orchestra spesso baciano il suolo che il genio Mozart  potrebbe aver calpestato. E con questo stesso rispetto anche il Collegium 1704  ha presentato l’opera barocca handeliana. Così, la vera star della serata è stata la splendida orchestra con i suoi solisti ottimi (citiamo ad esempio, l’energico clavicembalista Pablo Kornfeld).
Aperto il sipario, ci si sentiva meravigliosamente trasferiti nel teatro di Londra del 1711: illuminazione alla ribalta con una centinaia di candele scoperte (ma potrebbe fare paura, sapendo quanti teatri sono bruciati), riflessi di luce sui lunghi tronchi di una foresta buia, romantici effetti  nella scena poetica di Almirena con  gli uccelli dorati che scendevano dall’alto. Accompagnati da un canto degli uccelli campionato, i flauti dolci  si inserivano in questa imitazione di quel dolce canto. E’ anche qui che la Almirena di Kateřina Knĕžiková ha fatto eccellente sfoggio della sua bella e agile voce (con pronuncia impeccabile), come anche nella celeberrima  aria “Lascia ch’io pianga” che ha presentato con abbellimenti perfettamente in stile. Un vero  incanto.
Peccato che la scenografia suggestiva (firmata da Adeline Caron, con le luci di Christophe Naillet) sia rimasta pressochè al buio per tutta l’opera. La regia intimista di Luise Moatty, rende quasi l’opera una  rappresentazione semi-concertante in costume (costumi creati da Allain Blanchot). Affascinante l’utilizzo di alcuni trucchi teatrali classici per dare alcune illusioni di grande effetto: ad esempio,  il mare mosso (ricreato attraverso tessuti mossi da getti d’aria), il dragone con cui Armida scendeva dall’alto o due ballerini nel ruolo di  soldati,  araldi o di  due efficacissime Furie, con  movimenti  ispirati  alla danza barocca. Valida l’ idea di collocare i 4 musicisti con tromboni sulla scena. Una regia di certo non strepitosa, complessivamente valida che ha comunque ha avuto il pregio di concentrarsi  sulla musica händeliana affidata alle ottime mani di Václav Luks, maestro dal gesto preciso e di temperamento, in grado di fare emergere al meglio le qualità dell’orchestra, valorizzando il virtuosismo, il lirismo, trovando colori e sfumature da ogni singolo strumento (meraviglioso e potente l’uso del “basso continuo”).  Luks si è poi dimostrato una  guida sicura e premurosa per i cantanti.
E venendo appunto alla compagnia di canto, questa si è dimostrata complessivamente di alto livello, in primis l’ Armida, affidata alla bellissima Marie Fajtová, la vera “primadonna” del cast. La Fajtová ha fatto sfoggio di una voce chiara ed incantevole, acuti leggeri, ma potenti, espressione drammatica,  colorature e fioriture brillanti nelle arie “Furie terribili” e“Vo’far guerra”, in pieno stile belcantistico, ma anche di un canto struggente in “Ah! crudel, il pianto mio”.
Le tre voci di mezzosoprano/alto: Diana Moore (Rinaldo), Stanislava Jirků (Goffredo) e Markéta Cukrová (Eustazio) erano molto gradevoli, sonore in tutta la tessitura vocale, ma non veramente interessanti come timbri, colori ed’espressività ( forse erano troppo uguali in confronto alle voci di alto  dei controtenori di oggi, per altro hanno anche il pregio aggiuntivo di essere  scenicamente più credibili).
Vedere in scena, noiosamente allineate,  tre donne “en travestì” in costumi stilizzati di cavalieri (calzamaglie  nere, stivali, cotte dorate, cinture, spade e sopravesti), senza delle acconciature adeguate, me pettinate in un modo che possiamo definire “quotidiano”, non suscitava un gran effetto teatrale. Con questa immagine il Il pensiero correva a  come potevano essere i “castrati”, per i quali Händel scrisse molti delle sue arie più belle. E’ comunque doveroso aggiungere che, nel pur valido e stilisticamente appropriato  ensemble del  Národní divadlo (dove normalmente non si canta  il repertorio barocco ) non sono presenti controtenori, per forza di cose si è dovuto  optare per sulle voci femminili.
Il Rinaldo di Diana Moore, qui in sostituzione Mariana Rewerski, non ha il metallo giovanile nella voce che mostra, ad esempio, Vivica Genaux nel CD di René Jacobs. Nella sua visione del personaggio latitano gli aspetti più marcatamente eroici ma in parte anche quelli più passionali e amorosi.  Di certo i movimenti registici  e le posizioni delle mani (“gesti barocchi”) non permettevano ai protagonisti grande flessibilità o variazioni nel portamento. Wolf Matthias Friedrich, un Argante vitale, non era in ottima forma (la voce bella e robusta  non equilibrata, pronuncia italiana alla tedesca). Ma come unico “vero uomo”, accanto al valido Mago di David Nykl. Le due Sirene, Stanislava Mihalcová ed Andrea Brožaková, ci sono parse gradevoli vocalmente e scenicamente.
Per chi volesse  assistere a questo spettacolo, ci sarà la possibilità di farlo con le repliche del  26 febbraio, 13 marzo, 1 aprile e 5 maggio 2012 (informazioni sul sito del teatro: www.narodni-divadlo.cz).
Foto Teatro Nazionale di Praga

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