Modena, Teatro Comunale:”La Traviata”

Modena, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2011/12
“LA TRAVIATA”
Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave.
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry IRINA LUNGU
Alfredo Germont GIUSEPPE VARANO
Giorgio Germont SIMONE PIAZZOLA
Flora Bervoix MILENA JOSIPOVIC
Annina PAOLA SANTUCCI
Gastone, visconte di Letorières STEFANO CONSOLINI
Il barone Douphol MATTEO FERRARA
Il marchese d’Obigny VALDIS JANSONS
Il dottor Grenvil DANIELE CUSARI
Giuseppe MARCO GASPARI
Un commissionarioDomestico di Flora STEFANO CESCATTI
Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro Lirico Amadeus – Fondazione Teatro Comunale di Modena
Compagnia Artemis Danza
Direttore Pietro Rizzo
Maestro del Coro Stefano Colò
Regia Rosetta Cucchi
Scene Tiziano Santi
Costumi Claudia Pernigotti
Luci Andrea Ricci
Movimenti coreografici Monica Casadei
Nuovo allestimento (2012) della Fondazione Teatro Comunale di Modena
in coproduzione con 
Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale e Auditorium – Bolzano
Modena, 14 marzo 2012

Ci sono delle circostanze in cui preferirei essere dispensato dallo scrivere. Nei corridoi del teatro c’è stato chi, riattizzando l’antica competitività dei comuni medievali, si è attentato in paragoni con la recentissima Traviata bolognese (un esempio del sempre mirabile coordinamento tra gli enti culturali italiani…). Anche il più fervente patriota modenese, qual io mi vanto, deve purtroppo riconoscere che sotto ogni parametro (orchestra, coro, direzione, protagonisti, comprimari, regia) la città della secchia rapita è umiliata dal confronto con il capoluogo di regione. Mi sia concesso di glissare velocemente sul fuso orario di differenza tra coro e buca per tutto il primo atto, su comprimari discutibili (uno in particolare si è perfino dimenticato le parole di una delle sue due frasi…) e su una regia molto fischiata dal pubblico modenese, solitamente generosissimo, che alla noia mortifera del solito statico concerto in costume alternava qualche “idea” ridicola (il tenore che dopo l’invettiva a Violetta senza nessuna giustificazione apparente si toglie la camicia ed ostende la cellulite, forse per fornire una motivazione ulteriore all’“orrore” espresso dal coro…). Qualche “buu” anche per il tenore Giuseppe Varano, che ha fatto tutte le note scritte da Verdi, ma con la voce ingolata di chi vuole far credere di avere un timbro scuro ed un volume che non ha. Se cantasse con la sua voce (che da precedenti ascolti sappiamo essere anche piacevole) sarebbe meglio per tutti e per lui in primis. La Irina Lungu ascoltata a Modena non è la stessa splendida artista che avevo tanto ammirato poco più di un anno fa come Adina alla Scala. In sostanza gli acuti (non i sovracuti) sono diventati un po’ spinti e “soffiosi”. Mi auguro ed ho motivo di credere che si tratti di problema passeggero. Sebbene si tratti di due cantanti dalla caratura piuttosto differente, si potrebbe dire che il problema di fondo è lo stesso. Nella seconda metà del Novecento si è imposto uno stile di canto molto più robusto e scuro, per fare fronte a orchestre sempre più agguerrite (e a direttori sempre meno esperti di canto). Non tutti sono però in grado di sostenerlo. I direttori artistici, dovendo coprire certi ruoli di certe famose opere del repertorio, sono costretti a chiamare voci più leggere di quelle che il gusto imperante auspicherebbe. I cantanti che non possono rifiutare hanno due scelte: o cantano con la propria voce, rischiando i fischi dei loggionisti audiolesi, oppure cercano di ingrossarla, compromettendo la pronuncia, rischiando la salute vocale e quasi mai riuscendo nell’intento (spesso, anzi, rendendo opaca la voce). La prima strategia è senza dubbio la più assennata.
“Unico raggio di bene” della serata è stato il baritono ventiseienne Simone Piazzola, promosso dal secondo al primo cast, che ha destato i più vivi entusiasmi con una voce molto sonora, molto estesa e molto bella. Probabilmente su istigazione della regia, il suo Germont è sembrato più Attila flagello di Dio che non il mellifluo custode dei santi valori della famiglia borghese e la tecnica vocale è apparsa perfettibile (il “release” dei suoni specie acuti è spesso brusco), ma non c’è dubbio che si tratta di una voce eccezionale, degna della massima attenzione. P.V.Montanari
Foto Rolando Paolo Guerzoni

 

 

 

 

 

 

2 Comments

  1. Maurizio Pirazzoli

    Con un solo biglietto si è assistito ad almeno tre spettacoli. Uno nel golfo mistico. L’orchestra, che per altro staccava tempi cervellotici e per nulla consonanti con lo spartito, si è guadagnata il proprio gettone disinteressandosi da quanto avveniva sul palco. Per canto loro i cantanti, nell’assoluta mancanza di una concertazione, si dismpegnavano senza lode, salvo lo splendido Giorgio Germont di Simone Piazzola. Probabilmente, essendo il sostituto – il programma di sala avvertiva che il baritono indicato dalla locandina, Carlos Bergasa, non era disponibile – ha fatto meno prove degli altri, cantando come sapeva e non come indicato dal Direttore Rizzo o dalla regista. La quale – ne sono certo – non ha mai nè ascoltato Traviata, nè letto “la signora delle camelie”, tanto meno ha letto lo spartito. In tutto il primo atto la compagnia di ballo inscenava passi ossessivi e ripetitivi, comunque incomprensibili. Non essendo un recensore abituale – scrivo per esprimere il mio sconcerto su come si possa umiliare Verdi ed il pubblico – fatico a sintetizzare i tanti momenti nei quali l’azione scenica impediva la concentrazione, ma è stato proprio così. E questo è il terzo spettacolo, di cui però non ho compreso il titolo.
    In vita mia ho visto centinaia di spettacoli; alcuni belli, altri meno. Con cantanti più o meno validi. Ma non mi è mai capitato di vedere un simile spregio della partitura messa in scena.

  2. marco

    e non una parola sulla pregevole coreografia, e sulla bravura dei ballerini, evidente in particolare nel passo a due della festa? O sull’ottimo lavoro di integrazione tra scene reali e video?
    Taccio sulle performance vocali, discutibili, e sulla direzione d’orchestra (dannosa! un plauso all’orchestra per essere arrivata al termine nonostante la bacchetta) ma non butterei certo al vento l’intera regia.

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