Parigi, Opéra Bastille:”Pelléas et Mélisande”

Parigi, Opéra Bastille, Stagione Lirica 2011-2012
“PELLÉAS ET MÉLISANDE”
Drame lyrique in cinque atti e dodici quadri, dal dramma omonimo di Maurice Maeterlinck.
Musica di Claude Debussy
Pelléas STEPHANE DEGOUT
Mélisande ELENA TSALLAGOVA
Golaud VINCENT  LE TEXIER
Arkël, re d’Allemonde FRANZ JOSEF SELIG
Geneviève ANNE SOPHIE VON OTTER
Yniold  JULIE MATHEVET
Un medico, Un Pastore JEROME VARNIER
Orchestra e Coro dell’Opéra National de France
Direttore Philippe Jordan
Regia, scene  Robert Wilson
Costumi Frida Parmeggiani
Luci Heinrich Brunke, Robert Wilson
Coproduzione con il Teatro Real di Madrid e Salzburger Festspiele
Parigi, 7 marzo 2012
Philippe Jordan, direttore musicale dell’Opera Bastille, ha dato una significativa nuova lettura  del Pelléas et Mélisande. Dalla trasparenza degli accordi di apertura, eterei  e galleggianti in una progressione di un tessuto sonoro sempre presente e vivido nel progredire del dramma. L’approccio di Jordan è sempre lucido e fluido nel chiedere all’orchestra un suono coloristicamente ricco e dinamico, con delle punte di grande intensità espressiva, come quando  Pelléas e Mélisande finalmente si abbracciano  alla fine del primo atto IV (Oh, oh toutes les étoiles tombent). Bisogna subito dire che l’incontro tra Philippe Jordan e Robert Wilson appare alquanto strano. Da un lato l’interpretazione di Jordan caratterizzata  da un naturale lirismo, dall’altro la regia di Wilson che anestetizza l’opera trasformando i  personaggi in rigidi astratti manichini. Quello che Jordan dava in energia espressiva, Wilson toglieva non apportando nessun contributo alla musica. Con la sua solita gestualità minimalista, Wilson ha  anche impedito ai  cantanti ogni coinvolgimento  emotivo, rendendo le  sottigliezze del canto legato Debussy doppiamente difficile. Pelléas e Golaud in modo particolare, hanno sofferto maggiormente di questa impostazione registica. La gelosia di Golaud è essenziale per il dramma. “Je suis un homme comme les autres“, afferma, quando vede che manca l’anello dal dito di Mélisande. Il dramma è quasi  shakespeariano in divenire.
Forzando il baritono Vincent Le Texier (Golaud), Wilson gli toglie la carne e il sangue, la sua rabbia, il suo desiderio fisico, la sua frustrazione. Qui Golaud sembrava indifferente e quando con violenza cantava a Mélisande il suo disperato desiderio di sapere la verità (la Vérité) era  fuori dal personaggio. Chi scrive, ricorda Gabriel Bacquier  come  indimenticabile interprete di questo ruolo. In quelle stagioni interpretative qualcuno  avrebbe mai osato chiedere a Bacquier un’azione scenica come quella di Wilson? Il soprano Elena Tsallagova (Mélsande), dopo aver interpretato La piccola volpe astuta di Janacek lo scorso anno, torna con un colore perfetto per questa fredda Mélisande. Al suo apparire appare come cristallo posato sulla scena. Mélisande è una donna che ha conosciuto la violenza e, per questo,  rifugge al contatto fisico. In questo caso l’effetto stilizzato di Wilson si adatta molto bene al persomaggio. La Tsallagova lo ha usato perfettamente, forse  anche un po’ troppo, fino alla scena culminante ultimo Act IV, C’est le dernier soir. Il mezzosoprano Anne Sophie Von Otter (Geneviève) ha ancora una volta offerto una lezione di stile di canto e fraseggio francese. Di tutto il cast, il canto della  Von Otter è stato quello più melodiosamente sereno. A tale proposito ricordiamo non senza nostalgia, la Von Otter nei panni di  Mélisande. Il baritono Stéphane Degout (Pelléas) è parso palesamente a disagio nella regia di Wilson. Non c’era nulla di naturale quello che è stato chiamato a fare sulla scena. Degout è un musicista fine, ma qui le sue frasi apparivano decontestualizzate. La tessitura del ruolo è particolare, la possiamo definire unica, non  assomiglia a nessun altro. Degout ha cantato tutto con grande intensità ma quasi certamente aveva  bisogno di costruire il ruolo con più attenzione, per trovare più serenità e  più fluidità. Il basso Franz-Josef Selig (Arkel) ha dato una interpretazione  convincente del  vecchio re filosofo. In  Il n’arrive peut être pas d’inutiles événements (atto IV, scena 2) Il suo timbro è parso ricco e ha cantato con grande accuratezza anche se la linea vocale non è stata del tutto omogenea. Scegliere un soprano, Julie Mathevet  per il ruolo di  Yniold è stato un errore.  E’ fondamentale la presenza di una voce bianca. La lunga scena con Golaud è stata sprecata e scenicamente irritante. Nella messa in scena di Wilson i due personaggi guardano il pubblico, mentre il rapporto tra Golaud e Yniold dovrebbe essere intimo. Golaud deve issare il figlio sulle spalle per spiare Pelléas e Mélisande, è una situazione fondamentale. Il basso Jérôme Varnier (un pastore e il medico) è dotato di  una voce calda e ricca. E’ stato anche  l’unico personaggio a sfuggire alla gestualità di Wilson. Speriamo che durante il suo mandato come direttore musicale, con l’evidente evidente affetto per questa partitura, Philippe Jordan, possa  essere in grado di convincere la direzione del teatro a presentare un nuovo allestimento del Pelléas et Mélisande.

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