Beverly Sills – Da Cleveland a Boston con rancore

Nonostante i suoi sentimenti verso Cleveland, dopo la nascita della piccola Muffy, Beverly Sills era una donna felice. L’allargamento della famiglia le fece decidere di mettere la carriera temporaneamente in stand – by. Non partecipò alla stagione autunnale del City Opera e, nella primavera del 1960, si limitò a due esibizioni in Baby Doe e ad una nei Sei Personaggi.
Emerson Buckley, che era stato il suo direttore musicale in Baby Doe, era anche direttore musicale del Central City Music Festival in Colorado e nell’aprile del 1960 chiamò la Sills per chiederle se avrebbe cantato per lui al festival, durante l’estate seguente. Aveva in programma di mettere in scena Lucia di Lammermoor di Donizetti e Aida di Verdi. Lei acconsentì – o almeno così credeva – a cantare Lucia, un ruolo perfetto per un soprano di coloratura. Poco prima del suo compleanno, Buckley le inviò la partitura di Aida, che lei prontamente rispedì al mittente, dicendogli che si era sbagliato e chiedendogli di essere così gentile da mandarle la partitura di Lucia. Buckley rispose che non si era sbagliato. Lei aveva accettato di fare Aida, per quanto lo riguardava. Prima di allora, Beverly Sills aveva già cantato due volte il ruolo verdiano. Ma era un ruolo troppo pesante per la sua voce. Ciò nonostante, Buckley era certo che la Sills sarebe stata un’ottima Aida. Inoltre, la rassicurò dicendole che si trattava di un teatro piccolo, da appena settecento posti. E, dopotutto, Central City era un buon posto in cui passare le vacanze con le bambine.
E così, Beverly Sills, acconsentì a interpretare la celebre eroina verdiana. La decisione fu presa qualche tempo prima del suo compleanno: Beverly Sills era solita ricordare la cosa a causa di una clamorosa gaffe che commise con suo marito Peter proprio il giorno del suo compleanno. Mentre lei guardava da una finestra una station wagon rossa entrare nella loro proprietà e Peter sedeva in poltrona a leggere, Beverly si voltò verso il marito e disse: “Se c’è una cosa che odio, sono le auto rosse.”
La station wagon era il regalo di Peter per il suo compleanno: nelle sue intenzioni, sarebbe stata l’auto con cui Beverly avrebbe portato con sé le bambine a Central City, mentre lui le avrebbe raggiunte nei fine settimana. Beverly, per rimanere fedele a sé stessa, non fece altro che criticare la station wagon rossa, trovandole ogni sorta di difetto che, puntualmente, si rivelava infondato. E, nel contempo, restò piacevolmente meravigliata di come Peter non perdesse mai la calma, nonostante i suoi capricci.
Una volta a Central City, incontrò il tenore che avrebbe interpretato Radames. Non appena iniziarono le prove, Beverly Sills non nascose il suo disappunto e disse a Emerson Buckley che era sicura che la voce del tenore non fosse sufficientemente resistente per affrontare il ruolo per più di cinque minuti. Buckley le rispose che non sapeva di cosa stesse parlando e in un certo senso aveva anche ragione: il tenore non resse per più di un minuto. Tuttavia, la performance non fu un fiasco completo. Dato che Beverly Sills ha sempre imparato con estrema facilità tutti i ruoli delle opere in cui appariva, ogni volta che la voce del tenore veniva meno, lei entrava e cantava la sua parte oltre a quella di Aida. Il pubblico non si accorse mai di quanto quell’esibizione fosse compromessa.

Dopo il festival, la famiglia Greenough si trasferì da Cleveland a Boston, dato che Peter aveva accettato un posto al Boston Globe come editorialista finanziario, dopo esser stato messo in minoranza al Plain Dealer e praticamente costretto a dimettersi.
Beverly lasciò Cleveland ancora più amareggiata di quanto già non fosse. Anni più tardi, quando tornò nella città dell’Ohio per cantarvi ed era ormai la superstar dell’opera americana, non poté non notare che la gente di Cleveland, tutt’ad un tratto, era diventata molto più amichevole nei suoi confronti di quanto non lo fosse mai stata. Fu invitata a tantissime feste in suo onore e declinò ogni singolo invito! Fatta eccezione per quei pochi amici che aveva in città, non vide nessuno e non andò da nessuna parte. Addirittura, si guardò bene dal riconoscere chichessìa. Dopo le esibizioni, quando le presentavano – o ri-presentavano – i rappresentanti della Cleveland bene, la frase standard con cui accoglieva le persone era: “Mi scusi, può ripetermi il suo nome?”. Moltissimi fra radio, televisioni e quotidiani locali la intervistarono e ogni volta che le chiedevano se sentisse la mancanza di Cleveland lei, impietosa e brutalmente franca, rispondeva: “Cosa dovrebbe mai mancarmi di Cleveland? Non ho mai avuto un amico in questa città e non vedo perché dovrei averne ora che sono conosciuta.” Beverly Sills non le mandò a dire a Cleveland. I cinque anni in chi visse in quella città furono i più rabbiosi e amari della sua vita e ci tenne a che si sapesse.
Date le premesse, il rapporto con Boston non poté che essere idilliaco sin dall’inizio. Fu lì che incontrò Sarah Caldwell, che fu sua amica e collega fra le più care, la quale aveva appena fondato la sua compagnia operistica: a quei tempi, la Caldwell utilizzava lenzuola come scenografia e metteva in scena le sue produzioni al Donnelly Theater, un ex cinema abbandonato. Beverly e Peter erano affascinati dai risultati ottenuti dalla Caldwell con delle lenzuola del valore di 20 dollari – che era praticamente quasi tutto il materiale che costituiva la scenografia di una Traviata che aveva messo in scena. Beverly le disse: ”Penso che lei abbia davvero compiuto un miracolo. Se possiamo aiutarla in qualche modo, saremmo ben felici di farlo.” Ovviamente, intendeva dal punto di vista finanziario, tant’è che il giorno dopo le inviarono un assegno di 250 dollari.
Ma la Caldwell aveva altro in mente, evidentemente. Nel mese di maggio, telefonò alla Sills per chiederle se era disposta a cantare Rosalinda tre settimane dopo in una sua produzione di Die Fledermaus che aveva intenzione di presentare, con Arthur Fiedler come direttore d’orchestra. Beverly acconsentì e abbassò la cornetta del telefono sentendosi molto lusingata. Ma mentre era al telefono con la Caldwell, in qualche modo aveva dimenticato un piccolo dettaglio: nel frattempo, era rimasta di nuovo incinta del suo secondo figlio, Bucky, ed era ormai di sette mesi, i quali si vedevano tutti. Peter, che aveva ascoltato la conversazione, la guardò in modo strano e le chiese: “Cos’hai intenzione di indossare?” .Beverly richiamò immediatamente la Caldwell e le disse: “Sono terribilmente spiacente, Miss Caldwell, ma non posso fare il “Fledermaus “con lei perché sono incinta.” “Non era incinta cinque minuti fa?” le rispose la Caldwell. E fu così che la lunga relazione d’amicizia e professionale con Sarah Caldwell cominciò.

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