“Arie Olimpiche” alle Settimane Musicali Senesi

Siena, Settimane Musicali Senesi, Teatro Dei Rozzi
“ARIE OLIMPICHE
Orchestra Barocca di Venezia
Direttore Andrea Marcon
Soprano Ruth Rosique
Mezzosoprano Franziska Gottwald
Musiche di autori vari sul libretto de
L’Olimpiade di Pietro Metastasio
AntonioVivaldi: Ouverture RV 725
Baldassarre Galuppi : “Quel destrier che all’albergo è vicino” (Licida)
Giovanni Paisiello : “Tu di saper procura” (Aristea)
Domenico Cimarosa:  Ouverture
Baldassarre Galuppi:  “Gemo in un punto e fremo” (Licida)
Leonardo Leo:  Ouverture
Niccolò Piccinni:  “Caro son tua così” (Aristea)
Antonio Vivaldi: “Mentre dormi amor fomenti” (Licida) /
Baldassarre Galuppi:  Ouverture
Leonardo Leo :“Tu me da me dividi” (Aristea)
Florian Leopold Gassmann “Nei giorni tuoi felici” (Aristea/Megacle)
Siena, 15 luglio 2012

Il concerto dal titolo Arie olimpiche al Teatro dei Rozzi di Siena alla 69ª Settimana Musicale Senese, istituita dall’Accademia Musicale Chigiana si è svolto sabato 14 luglio alle ore 21.15; ospite l’Orchestra Barocca di Venezia diretta da Andrea Marcon, fra i complessi italiani di maggior prestigio nell’interpretazione del repertorio antico e che impiega  strumenti originali, ha voluto presentare un omaggio alle Olimpiadi di Londra con ouverture e le arie più belle, alcune di rarissimo ascolto, tratte dal libretto dell’Olimpiade di Metastasio, considerato unanimemente dalla critica il vertice della produzione librettistica del poeta cesareo già nell’Ottocento. Le voci di Ruth Rosique (soprano) e Franziska Gottwald (mezzosoprano), che sostituiva l’indisposta Romina Basso, hanno presentato una poliedrica silloge di arie tratte da diversi compositori (non tutti ovviamente) che hanno messo in musica l’Olimpiade di Metastasio in un concerto tematico che ricordava il tipo del pastiche operistico. Il libretto, scritto da Metastasio a Vienna per la rappresentazione del 28 agosto 1733 nel Giardino del Palazzo Imperiale della Favorita, in occasione del compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina di Braunschweig-Wolfenbüttel, moglie dell’imperatore Carlo VI, fu posto in musica per la prima volta da Antonio Caldara, nominato vice-maestro della Cappella imperiale all’inizio del 1717. Da quel momento in poi il libretto fu musicato innumerevoli volte, con alcune varianti, lungo tutto il secolo e in tutta Europa: da Genova a Madrid, da Roma a Salisburgo, passando per Palermo, Napoli, Venezia e molte altre città. Echi della sua fortuna sono testimoniati ancora nel primo Ottocento: Beethoven stesso mise in musica il duetto Ne’ giorni tuoi felici tra il 1802 e il 1803. Tra l’altro proprio con l’Olimpiade alle Settimane senesi del 1939 ebbe inizio nel secolo scorso la riscoperta di Vivaldi. Andrea Marcon con l’Orchestra Barocca di Venezia ha aperto il concerto con l’Ouverture RV 725 di Vivaldi, e ha proseguito la serata con Galuppi (“Quel destrier che all’albergo è vicino”, Licida), Paisiello (“Tu di saper procura” Aristea), l’ouverture della Olimpiade di Cimarosa, ancora Galuppi (“Gemo in un punto e fremo”, Licida), l’Ouverture della Olimpiade di Leo, poi Piccinni (“Caro son tua così”, Aristea), Vivaldi (“Mentre dormi amor fomenti”, Licida), l’Ouverture della Olimpiade di Galuppi, ancora Leo (“Tu me da me dividi”, Aristea) per concludere con Gassmann (“Nei giorni tuoi felici”, duetto Aristea/Megacle). Franziska Gottwald e Ruth Rosique si alternavano nell’interpretare rispettivamente le arie di Licida/Megacle e Aristea. Il carattere pastorale della vicenda unito a quello eroico della “performance olimpionica” del protagonista Megacle rendono la parure di arie del libretto estremamente varia e capace dei più disparati affetti: arie di furore, di sentenza, di tempesta e di paragone cimentano i musicisti in diversi stili ed espressioni che, nell’ambito del concerto, vengono presentati in ordine più o meno cronologico in modo da far apprezzare il passaggio dal barocco, al galante e al classico: tali la ricchezza e flessibilità del testo metastasiano, che offrono ai vari autori l’estro e la base per diversi stili musicali. Così dal primo Settecento barocco di Vivaldi (1678-1741), e Leo (1694-1744) in cui è palese la struttura del basso continuo che regge l’impalcatura strumentale e vocale del solista si passa al momento galante di Galuppi (1706-1785) con il suo stile sensibile e ricco di languori per poi trovare la piena stagione classicistica dei Paisiello (1740-1816), Piccinni (1722-1800) ove i rapporti tra strumenti e voce sono sempre più assorbiti in una struttura architettonica lineare. Ciò si evinceva molto bene dai brani strumentali, le ouverture dell’Olimpiade, tra cui quella di Cimarosa (1749-1801), e da quelli vocali in cui le due cantanti hanno effuso la loro sicura conoscenza della koinè belcantistica, linguaggio comune da cui ogni cantante non può prescindere e un’ottima pronuncia italiana ben declinata tra i passaggi virtuosistici e nel canto legato. La Gottwald, mezzosoprano esteso e chiaro, ha messo in campo un’emissione morbida e vellutata, capace di sbalzi dalla zona acuta a quella medio-grave senza incursioni di petto e mantenendo sempre le risonanze di testa: agile con il giusto spessore nelle arie dalla agogica impetuosa,“Quel destrier che all’albergo è vicino” (I atto) e “Gemo in un punto e fremo”, di Galuppi, la Gottwald ha anche dimostrato una suadente uguaglianza dei registri e di emissione in “Mentre dormi amor fomenti” (I atto), cosiddetta  aria “ di sonno” di Vivaldi. La Rosique, soprano dal colore abbastanza uniforme, ha avuto buon gioco nel cesello stilistico di arie in cui si deve attenzione al rigore dello stile come “Tu di saper procura” di Paisiello e in “Caro, son tua così” di Piccinni, autori entrambi consci del linguaggio musicale europeo, ma protesi ancora all’italianità; poi la cantante ha sfoggiato piena agilità e padronanza della zona acuta nell’aria di furore di Leo “Tu me da me dividi” (Aristea). Rarissimo e illuminante l’ascolto della musica di Florian Leopold Gassmann (1729-1774), con il duetto Aristea/Megacle “Nei giorni tuoi felici” che ha chiuso il concerto. Abilissime entrambe nel variare i da capo in modo chiaro e netto, le cantanti erano due ottimi strumenti in mano al M° Marcon che ha condotto il tutto definendo la perfetta equidistanza tra le varie fonti sonore strumentali e vocali ed espungendo ogni tentazione divistica e primadonnesca. Ottimi i fiati, era inoltre sensibile l’apporto dei componenti il basso continuo tra cui il liuto di I. Zanenghi e il clavicembalo di M. Chryssicos.

 


 

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