Gemma Bertagnolli al “Cantar Lontano Festival” di Ancona

Ancona Chiesa del Gesù, Cantar Lontano Festival 2012
“Volo Clair 001-Londra “
Musiche di Henry Purcell, Antonio Vivaldi, Francesco Maria Veracini, Georg Friedrich Händel
Produzione del Festival
Canalgrande Adriatic Baroque Orchestra
Soprano Gemma Bertagnolli
Maestro di concerto e violino solista Christoph Timpe
Direttore Marco Mencoboni
Ancona, 28 giugno 2012

Nelle Marche il Cantar Lontano Festival, ad opera del suo direttore artistico Marco Mencoboni,  è sin dal 1999 una presenza costante e di altissima qualità dell’offerta musicale estiva. L’edizione 2012 è andata in scena con un taglio del tutto particolare: ogni concerto, dislocato nei vari centri marchigiani, è stato concepito come un viaggio organizzato da una compagnia aerea virtuale, pertanto il festival ha preso il nome di “Cantar Lontano Air”. L’idea è nata nel novembre del 2011 quando, al ritorno da un viaggio a Madrid, Mencoboni ha raccontato: “Una volta atterrato all’aeroporto di Falconara, per la consueta sbadatezza del mio camminare, mi sono ritrovato all’interno della vecchia sala arrivi e partenze dello scalo dorico. Ora ridotta a poco più di un grande magazzino, la vecchia sala ha la forma allungata di una chiesa romanica. Con un leggero atto di immaginazione è facile ritrovarsi e sentirsi all’interno di una chiesa romanica a navata unica, con i matronei che ne circondano il perimetro, in alto, uno spazio ideale per il Cantar Lontano, insomma. Cantar Lontano Air è dunque una compagnia aerea virtuale, capace di condurre i suoi passeggeri su rotte tematiche scandite dall’unico propellente non inquinante: la Musica”.
La metafora del volo in realtà viene avvertita dallo spettatore soltanto quando, prima dell’inizio del concerto, un altoparlante annuncia la partenza e augura ai passeggeri–spettatori un buon viaggio; poi entra il M° Mencoboni con tanto di divisa gallonata da comandante di volo e il concerto comincia. Ad Ancona giovedì 28 giugno 2012 – “volo CLair 001- Londra”, secondo la finzione aeronautica adottata- il festival ha avuto la sua inaugurazione nella vanvitelliana Chiesa del Gesù  alle ore 21 e, nonostante la disputa calcistica Italia-Germania, il pubblico era numeroso. Il “leggero atto di immaginazione” di cui parla Mencoboni era necessario anche per collegare le musiche e gli autori in programma, Purcell, Vivaldi, Veracini, Haendel con la fittizia destinazione del viaggio musicale: Londra. Alla testa della Canalgrande Adriatic Baroque Orchestra, composta da musicisti provenienti dalle diverse sponde dell’Adriatico, Marco Mencoboni ha diretto il soprano Gemma Bertagnolli e Christoph Timpe, maestro di concerto e violino solista.  Il concerto grosso di Haendel op. 3 n. 4 HWV 315 ha aperto la serata individuando sontuosamente le coordinate della dimensione musicale barocca: Mencoboni in piedi al cembalo, i continuisti N. Zlataric e P. Pite ai violoncelli, D. Rosi al contrabbasso, F. Papadopoulos all’arpa barocca e G. Barchiesi al secondo clavicembalo trovavano posto a raggiera su una pedana, mentre gli altri componevano due file parallele delimitate da tre lunghi leggii a scaffale: S. Airoldi, C. Fanticini, Z. Faganel, B. Angelova, K. Babo ai violini, S. Laghi e M. Pellicciari alle viole, M. Antonello e M. Favaro agli oboi e M. Barbaro al fagotto. La Bertagnolli trovava posto sulla tribuna del pulpito da dove ha eseguito, alternandosi con i brani strumentali, meraviglie barocche,  il mottetto RV 626 In furore iustissimae irae di Vivaldi e il celebre lamento di Didone: When I am laid in earth da Dido and Aeneas di H. Purcell in cui il soprano altoatesino ha avuto modo di sfoggiare la sua abilità espressiva nel canto idiomatico inglese;  poi, dopo il concerto in La maggiore per violino ed orchestra di F. M. Veracini, il mottetto per soprano ed orchestra HWV 240 di Haendel: Saeviat tellus inter rigores e infine, come bis, la a dir poco suggestiva aria finale dell’oratorio haendeliano, “Il trionfo del tempo e del disinganno”, Tu del ciel ministro eletto seguita da un canone strumentale cui hanno preso parte i vari strumentisti dislocati in punti diversi della chiesa anconetana. La discutibile acustica dell’ambiente non schermato, pieno di riverberi e di dispersioni, ha compromesso in gran parte l’ascolto e la possibilità di apprezzare pienamente le minuzie delle variazioni e dei passaggi della Bertagnolli sulla quale peraltro non è giusto nutrire riserve in quanto ha proprio lei cercato di adeguare il più possibile la sua vocalità all’ambiente: nessun vibrato e controllo assoluto del suono vocale hanno caratterizzato l’interpretazione di brani del repertorio sacro di primo Settecento con una mimica della cantante accesa e rispondente alla visibilità della sua posizione e alla sua udibilità nella immensa navata di una chiesa peraltro in restauro (alla serata presenziava anche il FAI). La bellezza della musica e del repertorio scelto hanno fatto il resto, anche se gli strumenti del basso continuo (soprattutto i violoncelli) per la verità non si sentivano. Il Festival ha toccato numerose località delle Marche. Dopo il primo “volo” da Ancona a Londra si è proseguito con: Corinaldo – Dresda; Loreto Tallin; Camerano – Eldorado; Serra San Quirico – Nizza; Offida – Parigi; Serra San Quirico – Camerino; Maiolati Spontini – San Francisco; Senigallia – Napoli; Apiro – Padova; Genga – Logudoro; Fermo – Roma; Fano – Venezia.

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