Milano, Teatro alla Scala: “Don Pasquale”

Milano, Teatro alla Scala, Stagione Lirica 2011/2012
“DON PASQUALE”
Dramma buffo in tre atti, libretto di Giovanni Ruffini
Musica di Gaetano Donizetti
Don Pasquale MICHELE PERTUSI
Malatesta CHRISTIAN SENN
Ernesto SHALVA MUKERIA
Norina PRETTY YENDE
Un notaro MIKEIL KIRIA
Allievi dell’Accademia di Arti e Mestieri del Teatro alla Scala
Direttore Enrique Mazzola
Regia Jonathan Miller
Scene e costumi Isabella Bywater
Luci Jvan Morandi
In collaborazione con Accademia Teatro alla Scala
Produzione del Teatro Comunale di Firenze
Milano, 12 luglio 2012

Per il progetto Accademia il Teatro alla Scala ha scelto di mettere in scena Don Pasquale, opera di Gaetano Donizetti, spettacolo prodotto dal Teatro Comunale di Firenze, dove è andato in scena nel 2011. Il teatro milanese come ogni anno propone un allestimento che mette alla prova i suoi allievi, anche se in questa produzione gli allievi sono stranamente due; Pretty Yende e Christian Senn.
Dalla lettura del giovane direttore d’orchestra italo-spagnolo Enrique Mazzola emerge uno studio preciso della partitura, attento a non tralasciare nulla delle preziose nuances e finezze timbriche orchestrali che Donizetti dosa abilmente. La musica dell’Ouverture, così aderente alla drammaturgia che anticipa le situazioni, segue la narrazione e connota i personaggi. Eleganza, essenzialità e coerenza storica sono le cifre stilistiche dell’allestimento del regista britannico Jonathan Miller.
Poco apprezzata l’idea di mettere in scena all’inizio del terzo atto fra gli articoli di abbigliamento femminile, “abiti, cappelli, pellicce, sciarpe, merletti, cartoni”, dei pacchi e pacchettini che riportano la scritta “Versace”, una modernizzazione che suona un po’ stonata.
La scenografia, ideata sapientemente da Isabella Bywater, è una grande casa per Don Pasquale, dove i personaggi hanno modo di salire e scendere le scalinate dell’abitazione disposta su tre piani. Durante tutta l’azione scenica dei tre atti si notano (forse in modo eccessivo) i bravi mimi nel ruolo dei tre servitori che spesso “rubano” la scena ai cantanti anche nei momenti clou dell’opera.
Belli i costumi della stessa Bywater: mai esagerati, seppur ricchi e sfarzosi. Incantevoli quelli scelti per il coro e per i mimi nella semplicità che si confà all’abito della servitù. Funzionali temporalmente le luci di Jvan Morandi, che accompagnano in modo puntuale: dal giorno dell’inizio dell’opera (“Son Nov’ore”) al buio del giardino, in cui i giochi di penombre affabulano e confondono.
Sull’ambito vocale il giovane e avvenente soprano Pretty Yende è una buona Norina. Agile e di bella figura, sfoggia dei deliziosi costumi e dimostra anche di essere un’attrice comica, intelligente e simpatica. Il suo canto lascia scoprire una voce ampia e omogenea con acuti chiari e solidi. La Yende è stata applaudita con calore per la raffinata vocalità e per la simpatia che ha fatto sprigionare dal personaggio di Norina. Nella sua aria di sortita (“Quel guardo il cavaliere”) è stato simpatico notarla alle prese con una clip dispettosa del suo costume che continuamente si staccava. L’esecuzione del soprano sudafricano è apprezzabile per l’uso intelligente delle dinamica del canto, per il fraseggio pertinente così come l’accento suadente. Molto buona la dizione italiana tanto che ben pochi erano attaccati al monitor per capire il libretto. Shalva Mukeria è un Ernesto che cresce d’intensità emotiva durante lo spettacolo. Canta con squisita musicalità e interpreta vocalmente il suo ruolo con grande lirismo e consumato stile. Da il meglio di sé nell’aria “Cercherò lontana terra” e nella bella interpretazione della Serenata dell’atto terzo, quando la musica avvolge il giardino, su un sussurrare di chitarre e tamburelli. Non è da meno l’interpretazione di Christian Senn che cura con attenzione i dettagli caratteriali e vocali della figura di Malatesta padroneggiando un canto sillabato pulito e sicuro. Michele Pertusi nel ruolo del protagonista, spicca per le doti attoriali oltre che canore. Recitazione ammiccante, dizione scandita, eleganza. Pertusi ha grandissima verve comica che spesso lo fa spiccare su gli altri personaggi maschili. Egli da vita ad un personaggio che si guadagna l’attenzione quando è in scena in virtù anche di una comunicativa trascinante.
Unica pecca dello spettacolo la buca del suggeritore: una scelta poco comprensibile visto che i personaggi spesso erano collocati nel piano mediano della costruzione. La buca aveva un senso quando si andava in scena con poche prove,  non è certo il caso di questa produzione. Ottima prova per il coro della Scala guidato da Bruno Casoni, fine musicista e sapiente conoscitore di voci. Ha colpito la mimica espressiva e comunicativa del volto dei bravissimi coristi impiegati nel ruoli dei camerieri. Ovazioni per tutti al termine della serata per uno spettacolo nel complesso molto buono.

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